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Luigi Rossini rifiutò l'indennità di Sindaco.| G.Azzoni

| Scritto da Redazione
Luigi Rossini rifiutò l'indennità di Sindaco.| G.Azzoni

Il sito www.welfarecremona.it sta lodevolmente svolgendo un importante servizio culturale mettendo in rete le conferenze che Polide organizza in queste settimane sulla figura di alcuni Sindaci. Lunedi scorso il ricercatore e storico Fabrizio Superti ha parlato di Angelo Calatroni e di Luigi Rossini. A proposito di quest’ultimo grande sindaco, ha avuto luogo tra i presenti alla conferenza uno scambio di idee circa il tema delle indennità agli amministratori pubblici, tema quanto mai di attualità. Riprendendo una mia ricerca in proposito debbo dire che è noto il rifiuto di Rossini a ricevere la indennità di carica. Posizione tenuta senza demagogia, con grande riservatezza, e mi pare rispettata e seguita anche dai suoi assessori.

In genere però questi ultimi la motivarono non in linea di principio ma per  le miserrime condizioni finanziarie del Comune e della maggioranza dei cittadini in quel momento particolare. Infatti questa linea, certamente popolare allora come adesso, era in contrasto con la posizione dei partiti di sinistra e democratici in materia. Fin dai loro primi passi i partiti operai e popolari avevano sottolineato che l’indennità di carica era indispensabile se si voleva che un lavoratore potesse dedicarsi ad incarichi pubblici tanto impegnativi da fargli perdere il già magro salario. E questo valeva anche perché la pubblica amministrazione potesse avvalersi di rappresentanti dei cittadini con adeguate competenze. In questo senso argomentarono in consiglio comunale Verzeletti il 10 novembre 47,  Caporali il 18 maggio 48 e Bernamonti il 15 novembre 48. In linea di principio, fatto salvo il riconoscimento della generosità ed onestà di Rossini ed il particolare momento, negare ogni indennità significava continuare ad avere come sindaci solo persone benestanti e notabili. Oppure persone che svolgessero gli incombenti pubblici nel poco o tanto tempo libero senza altre pretese.

Tornando a Rossini, egli comunque mantenne la propria posizione sull’argomento. Rifiutò la (magra) indennità anche quando essa fu deliberata dal consiglio comunale in considerazione delle pesanti condizioni economiche in cui era caduta la sua famiglia quando Rossini fu ricoverato per la grave malattia che poi lo portò, ancora giovane, alla morte nel 1948. La cifra si cumulò e non fu ritirata né da lui né dalla vedova dopo la sua morte, in coerenza con le sue volontà. Ne riferisce l’Assessore Calatroni nella seduta consigliare del 15 novembre 48: con questa somma, aggiunge, si propone – ed il Consiglio approva unanime - di istituire una borsa di studio intitolata “Luigi Rossini”.

Argomento, si è detto anche discutendone, su cui un esempio come questo dovrebbe indurre a riflettere. Magari, pur cogliendo come valide in generale, le argomentazioni che rendono necessario riconoscere la indennità – salvo rinunce – commisurandola però alle condizioni di vita medie della popolazione ed all’onesto buon senso.

Giuseppe Azzoni

Cremona 23 novembre 2013

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