Venerdì, 13 dicembre 2019 - ore 07.20

Maroni ha paura del voto degli italiani

| Scritto da Redazione
Maroni ha paura del voto degli italiani

Il governo ha paura del voto degli italiani. Il ministro Maroni vuole far votare i referendum il 12 giugno, a scuole chiuse, per evitare il quorum
Il ministro Maroni ha dichiarato ieri che al prossimo consiglio dei ministri proporrà il 12 giugno come giorno per lo svolgimento dei referendum.
Per fortuna che si tratta dell’ultima data consentita dalla legge (che prevede che i referendum si svolgano tra il 15 aprile e il 15 giugno), altrimenti avremmo potuto anche rischiare di dover andare a votare a ferragosto.
E’ chiaro infatti che la scelta non è casuale: il 12 giugno le scuole saranno già chiuse e l’inizio della stagione estiva rappresenterà per chi può permetterselo un incentivo ad andarsene fuori città. Questo almeno nei desiderata del ministro e del governo di cui fa parte, che evidentemente teme che questa volta i referendum possano raggiungere il quorum  e i sì vincere.
I timori del governo sono fondati, anche se non giustificano la decisione presa, come dimostra il 1.400.000 firme raccolte per i quesiti sulla ripubblicizzazione dell’acqua, un risultato mai ottenuto prima.
Per questo Maroni  ha scelto la strada del boicottaggio, consapevole che la normale dialettica politica fra sostenitori del sì e del no lo vedrebbe perdente.
Meglio allora usare altri mezzi, pur di rendere difficoltosa  la libera espressione della volontà dei cittadini.

Al ministro va inoltre ricordato che fu proprio su sua proposta che nel 2009 le elezioni amministrative furono accorpate alle europee. Allora era preoccupato che non si sperperassero inutilmente soldi pubblici (calcolò un risparmio di 400 milioni di euro) con più tornate elettorali. E non dimentichiamo che proprio Maroni non più tardi di due settimane fa (il 18 Febbraio) ha fatto fuoco e fiamme in Consiglio dei Ministri votando contro l'istituzione della festa del 17 marzo sostenendo che c'è grande crisi e che di questi tempi non si può sprecare un centesimo. Oggi quella preoccupazione non c’è più, rimane solo la crisi!

Il comitato promotore dei referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua e quello contro il nucleare hanno da tempo avviato una petizione, che ha già raccolto migliaia di firme, per chiedere l’accorpamento delle date di amministrative e referendum.
Hanno anche chiesto un incontro al ministro per illustrargli le ragioni che sostengono l’accorpamento: ragioni economiche ma soprattutto di maggiore garanzia di partecipazione.
La risposta è stata quella che apprendiamo dalle agenzie: una arrogante chiusura al confronto e l’assoluta indifferenza alla possibilità che cittadine e cittadini siano messi nelle condizioni migliori per esercitare il loro diritto al voto.
Già ci fu chi nel passato disse “tutti al mare” e gli andò male. Sarà così anche questa volta.

Comitato Promotore “2 SI per l’Acqua Pubblica”

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