Mercoledì, 24 aprile 2024 - ore 07.52

Migranti Mi spaventa la società indifferente di oggi e mi ricorda quella sulla leggi razziali di Giancarlo Casella (Cremona)

Caro direttore, qualche anno fa l’allora ministro responsabile, Maroni, rimandò in Libia, dove furono maltrattati e torturati in vari modi, naufraghi salvati dalla guardia costiera.

| Scritto da Redazione
Migranti Mi spaventa la società indifferente di oggi e mi ricorda quella sulla leggi razziali di Giancarlo Casella (Cremona)

Migranti Mi spaventa la società indifferente di oggi e mi ricorda quella sulla leggi razziali di Giancarlo Casella (Cremona)

Caro direttore, qualche anno fa l’allora ministro responsabile, Maroni, rimandò in Libia, dove furono maltrattati e torturati in vari modi, naufraghi salvati dalla guardia costiera.

Per premio la brava gente della Lombardia, con l’aiuto di Berlusconi lo volle presidente. Quel respingimento ebbe condanna internazionale per violazione dei diritti universali. In una recente intervista lo stesso ex ministro si è rammaricato che per quella sentenza quei respingimenti come faceva lui non si possano più fare.

In alternativa giudica naturale il metodo del successore, che credo di non sbagliare a giudicare altrettanto disumano. Siamo arrivati addirittura al ‘divieto di salvataggio’ in attesa che arrivi la guardia costiera libica, che spesso non arriva e, se arriva, riporta i pochi salvati alla situazione tragica dei campi di quel paese. Oggi due dei salvati da un rimorchiatore che, in obbedienza agli ordini, immagino, dirigeva verso Libia, si ribellano e per loro non vale il concetto di legittima difesa senza limiti tanto caro a Salvini.

Non difendo la minaccia e meno l’eventuale violenza, ma mettiamoci nei panni molto più che scomodi di questi poveracci! E non era violenza, forse anche contro l’incolumità e la vita, l’ennesima che veniva fatta loro?

Mi creda direttore, ho pensato a lungo prima di scriverle questa lettera, ma c’è un fatto personale, pungente, che mi ha convinto a farlo anche se non me ne aspetto grandi risultati. Sono nato nel dicembre del 1937, meno di un anno prima delle leggi razziali. Quando furono promulgate e pubblicizzate nel famigerato discorso di Mussolini a Trieste e poi rese sempre più inumane con successivi decreti il loro effetto era noto a tutti.

Quanto lo fosse lo rende bene l’annotazione, a fianco del nome di un alunno: ‘allontanato perché ebreo’, in ossequio, a metà anno scolastico, al nuovo divieto agli ebrei, quello di frequentare le scuole pubbliche. Annotazione a matita, in un registro di classe conservato n e l l’archivio del nostro liceo scientifico. L’indifferenza con cui allora si reagì e oggi si reagisce di fronte a tanta disumanità, mi mette sempre più in crisi al pensiero che quella era la società della generazione che mi ha preceduto, la scuola che ho frequentato - non vorrei mai - la famiglia che pure mi ha umanamente educato.

La società indifferente di oggi ha anche l’aggravante che la dissidenza oggi non fa correre rischi, come  poteva succedere allora.

Se i miei nipoti dovessero domani trovarsi a provare lo stesso terribile disagio nei confronti della generazione mia e di quella dei miei figli, la mia pur inefficace opposizione potrebbe essere per loro fonte di consolazione, forse di qualche orgoglio.

Giancarlo Casella (Cremona)

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