Lunedì, 25 marzo 2019 - ore 05.06

Pianeta Migranti. Firma la petizione 'Salviamo Aquarius e il soccorso in mare'

Ci venga data una bandiera: nel Mediterraneo Centrale si continua a morire. Noi vogliamo continuare a lavorare in mare in accordo con le leggi internazionali come abbiamo sempre fatto

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Firma la petizione 'Salviamo Aquarius e il soccorso in mare' Pianeta Migranti. Firma la petizione 'Salviamo Aquarius e il soccorso in mare' Pianeta Migranti. Firma la petizione 'Salviamo Aquarius e il soccorso in mare' Pianeta Migranti. Firma la petizione 'Salviamo Aquarius e il soccorso in mare'

Pianeta Migranti. Al via la petizione 'Salviamo Aquarius e il soccorso in mare'

La gente muore in mare, dateci una bandiera per poterli salvare! Sos Mediterranée e Medici senza frontiere lanciano una raccolta firme e una mobilitazione il 6 ottobre in diverse città d’Europa perché la nave possa tornare a soccorrere i migranti nel Mediterraneo.

"Ci venga data una bandiera: nel Mediterraneo Centrale si continua a morire. Noi vogliamo continuare a lavorare in mare in accordo con le leggi internazionali come abbiamo sempre fatto".

La nave Aquarius con i 58 migranti a bordo soccorsi qualche giorno fa, è ancora ferma (30 settembre) in acque internazionali nei pressi di Malta in attesa che le condizioni meteo consentano il trasbordo dei migranti da redistribuire poi tra i quattro paesi che ne hanno dato disponibilità: Francia, Spagna, Portogallo e Germania. Senza una bandiera, Aquarius dovrà stare ferma, mentre alle porte dell’Europa, in assenza di navi di soccorso civili nel Mediterraneo centrale, aumentano i morti. Vite che scompaiono in silenzio, mentre gli Stati europei chiudono gli occhi.

I rappresentanti di Msf e Sos Mediterranée lanciano un appello perché l'Europa risolva il problema della bandiera che, dopo Gibilterra, è stata revocata alla nave Aquarius anche da Panama (su presunte pressioni del governo italiano, smentite da Salvini). L’appello sarà accompagnato da una mobilitazione il 6 ottobre in diverse città europee con l'obiettivo di "ricordare ai governi europei le loro responsabilità nel Mediterraneo centrale chiedendo di adottare ogni misura per consentire alla nave di riprendere i soccorsi il più rapidamente possibile; fare rispettare il dovere di assistenza alle persone in pericolo in mare".

Per la petizione internazionale #SaveAquarius #SaveRescueAtSea sono attese 1 milione di firme. Sos Mediterranée e Msf hanno scelto la piattaforma WeMove. Si può firmare fin da ora. La petizione sarà accompagnata da una campagna on line: ogni cittadino sarà invitato a filmarsi o fotografarsi con gli  hashtags #SaveAquarius e #SaveRescueAtSea.

"Il 6 ottobre, 'un'onda arancione' di cittadini, nel colore dei giubbotti salvagente e della Aquarius, è invitata a scendere in strada per sostenere i valori di umanità promossi da Sos Mediterranée  e Msf.

Cittadini, marinai, operatori umanitari, soccorritori, artisti, intellettuali, associazioni, imprese, movimenti religiosi, sindacati e autorità pubbliche sono invitati a partecipare agli incontri pacifici e apolitici, recando come unico segno distintivo una maglietta arancione. Sos Mediterranée organizzerà raduni cittadini in diverse città europee, in Germania (Berlino), Italia (Palermo) e in Francia in particolare a Parigi, Marsiglia, Lione, Nantes, Montpellier, Tolosa, Brest, Bordeaux, Grenoble, Saint-Étienne".

"E' in atto una campagna di diffamazione delle organizzazioni umanitarie che si basa su menzogne, intimidazioni a Paesi terzi, su un tentativo di criminalizzare la solidarietà. Siamo stanchi. E' arrivato il momento di dire come stanno le cose

-sostiene Claudia Lodesani presidente di MFS- Siamo accusati di essere vicescafisti, ma in realtà forse sono le politiche europee, che non pensano a ripristinare canali legali, ad alimentare il problema".

Lodesani ha riferito che tra i 58 migranti a bordo dell'Acquarius in attesa di sbarco sono rappresentate 37 famiglie libiche e  18 bambini. "Vediamo sempre più libici partire perchè in Libia c'è la guerra”. Lo scenario sta cambiando, i libici iniziano a scappare e ovviamente non possiamo più respingere persone che scappano dalla guerra e rimandarle nel loro Paese, sarebbe contro ogni norma di diritto internazionale".

 

Si

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