Mercoledì, 18 luglio 2018 - ore 03.16

Pianeta Migranti. I trafficanti di esseri umani ringraziano l’Europa

Secondo stime dell’Europol, sarebbe tra i 3 e i 6 miliardi di euro il fatturato dei trafficanti. Ci guadagnano organizzazioni criminali nord africane e balcaniche, ma anche la nostra mafia e l’Isis.

| Scritto da Redazione
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Il traffico di esseri umani non è stato danneggiato ma rafforzato dalle politiche europee

Lo dice il rapporto finale del progetto di ricerca “Unravelling the Mediterranean Migration Crisis (MEDMIG)” – Svelare la crisi migratoria del Mediterraneo - realizzato da accademici delle università inglesi di Coventry, Birmingham e Oxford, con partner in Italia, Grecia, Turchia e Malta.

Il rapporto, presentato a Bruxelles all’inizio di novembre, si basa su interviste a più di 500 migranti e rifugiati che hanno raggiunto l’Europa attraversando il Mediterraneo nel 2015. Le interviste hanno confermato una situazione drammatica. Il 77% degli intervistati ha deciso di lasciare il proprio paese a causa di conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani, minacce a loro stessi o alle loro famiglie. Tutti gli intervistati hanno dovuto servirsi  dei trafficanti come minimo per un tratto del viaggio. Qualcuno ha provato a chiedere un visto regolare senza riuscire ad ottenerlo. E’ il caso del 10% di chi è arrivato dalla Turchia. Quanto ai trafficanti, trovarli è facilissimo perché fanno parte, molto spesso, delle reti sociali e delle comunità locali dei migranti. Ma anche funzionari governativi, militari, guardie di frontiera sono implicate e traggono vantaggio dal traffico di esseri umani.

E’ infine risultato che il 76% degli intervistati arrivati sulle coste italiane e maltesi – cioè quelli che sono partiti dalle coste libiche ed egiziane - hanno avuto esperienza diretta di violenze. Il 29% ha subito violenze mentre gli altri ne sono stati testimoni, fino ad aver assistito alla morte  dei compagni di viaggio. Talvolta le violenze venivano dai trafficanti, ma spesso anche da funzionari governativi, militari, miliziani e dalle forze di polizia.

La ricerca ha anche evidenziato come sia fallimentare cercare di gestire i flussi cercando di fermarli prima del loro arrivo in Europa, invece di capirne e affrontarne le cause profonde. Il Dr Franck Duvell, del Centro sulle politiche migratorie  e la società (COMPAS) dell’Università di Oxford, è stato chiarissimo affermando: “I politici e i parlamentari europei hanno detto ripetutamente di essere “in guerra” con i trafficanti e che è loro intenzione “rompere il modello di fare affari del traffico”. Dalla nostra ricerca risulta piuttosto che il traffico di esseri umani è spinto, non ostacolato dalle politiche europee. Sembra che la chiusura delle frontiere abbia aumentato in modo significativo la domanda e il ricorso ai trafficanti, che sono diventati l’unica opzione possibile per coloro che non riescono a lasciare il loro paese o ad entrare in paesi dove potrebbero trovare protezione”.

Le politiche europee, inoltre, piuttosto che fermare i flussi, hanno aumentato il pericolo dei viaggi. Nel 2015 si stima che siano arrivati in Europa 1.011.712; circa 4.000 sono morti nel viaggio. Sulla rotta del Mediterraneo centrale, quella che arriva sulle nostre coste, il tasso di morti era di 1 su 54 l’anno scorso; quest’anno sarebbe invece di 1 su 46.  Sulla rotta del Mediterraneo orientale, quella che parte dalla Turchia e arriva in Grecia, era di 1 morto su 1.063 persone arrivate l’anno scorso. Quest’anno è di 1 su 409.

Il Dr Nando Sigona, dell’ Università di Birmingham, ha sottolineato come, di fronte a dati drammatici come quelli riportati sopra “è necessario aprire rotte sicure e legali per chi ha bisogno di protezione”. In particolare è necessario rafforzare gli attuali programmi di reinsediamento, aumentare i visti per ragioni umanitarie, facilitare ed estendere le possibilità di ricongiungimenti familiare.

Di fatto la ricerca conferma quanto le organizzazioni della società civile dicono da tempo.

 

 

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