Pianeta Migranti. RenditiConto: il costo non è solo economico
Il prezzo dei centri italiani in Albania ricade su tutti noi
La campagna #RenditiConto, promossa dal Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) – una rete di oltre 40 organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti delle persone migranti, rende visibile che i centri italiani in Albania non sono solo un’operazione politica, ma un progetto finanziato con ingenti risorse pubbliche e con un costo umano altissimo.
I centri di Shëngjin e Gjadër derivano dal Protocollo ItaliaAlbania. In origine dovevano ospitare persone soccorse in mare e gestire procedure accelerate di asilo fuori dal territorio italiano. Dopo le sentenze che hanno bloccato i trasferimenti, il progetto è stato riconvertito: oggi quei centri sono luoghi di detenzione amministrativa per persone già trattenute nei CPR italiani.
E’ un esperimento di frontiera delocalizzata, lontano da avvocati, media e controllo pubblico. Un modello che sposta la gestione delle migrazioni oltre confine, rendendo più difficile verificare cosa accade e quali diritti vengono realmente garantiti.
Il prezzo più alto lo pagano le persone
Dietro le cifre ci sono vite. Molte persone trasferite in Albania raccontano di essere state spostate senza informazioni chiare su destinazione, motivi e durata del trattenimento. Le testimonianze raccolte dal TAI parlano di solitudine, ansia, sofferenza psicologica. Frasi come “Sono sempre solo, ho paura” o “Appena qualcuno mi dice qualcosa, io piango” restituiscono la dimensione umana di un sistema che genera isolamento e vulnerabilità.
Diritti fondamentali – assistenza legale, cure, informazione, comunicazione – risultano spesso non garantiti adeguatamente. Le persone non sanno cosa stia accadendo alla loro vita: questo è il vero costo umano del “modello Albania”.
Un problema di democrazia
La questione non riguarda solo chi viene trattenuto. Riguarda tutte e tutti noi: il modo in cui uno Stato esercita il proprio potere, la trasparenza nell’uso dei fondi pubblici, la tenuta dello Stato di diritto.
Organizzazioni, giornalisti e persino delegazioni parlamentari hanno incontrato ostacoli nell’ottenere informazioni essenziali: quante persone sono trattenute, in quali condizioni, con quali procedure. Quando un luogo di detenzione diventa opaco, anche le violazioni dei diritti rischiano di diventare invisibili.
Un costo economico enorme
Oltre ai 74 milioni di euro già spesi per la costruzione dei centri – cifra documentata dal report Trattenuti – il Governo ha previsto oltre 670 milioni di euro in cinque anni per il progetto Albania. Risorse pubbliche che potrebbero essere investite in sanità, scuola, welfare, accoglienza e servizi territoriali. La campagna invita a chiedersi che idea di società viene sostenuta con questi fondi.
Perché il “modello Albania” va fermato
Secondo il Tavolo Asilo e Immigrazione, questo modello non è una risposta efficace alla gestione delle migrazioni: sposta la frontiera oltre i confini nazionali; aumenta la distanza tra le persone e la possibilità di far valere i propri diritti; crea un precedente pericoloso; sottrae trasparenza e controllo democratico
La richiesta è chiara: chiudere i centri in Albania, fermare i trasferimenti verso Gjadër, garantire piena trasparenza su costi, procedure e condizioni di trattenimento. Il costo non è solo economico. È umano, democratico e collettivo.



