Pianeta migranti. I migranti di Ceuta tra gestione spagnola e propaganda italiana
L’ondata di 49mila persone arrivate a Ceuta in 24 ore – tra cui 7mila minori e almeno 19 vittime in mare – ha messo sotto pressione la città autonoma spagnola. Di fronte all’emergenza, il governo Sánchez ha reagito con una linea operativa e istituzionale: invio dell’esercito, presenza del premier sul posto, applicazione degli accordi migratori con Marocco, Mauritania e Senegal, e garanzia di una risposta umanitaria nel rispetto dei diritti fondamentali. Madrid ha inoltre chiarito che seguirà le procedure previste per il rientro delle persone nei Paesi d’origine, distinguendo tra adulti e minori.
Mentre la Spagna affronta la crisi sul terreno, in Italia la premier Giorgia Meloni e la Lega hanno scelto un registro completamente diverso. Meloni ha parlato di “minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei” e ha evocato la possibilità di sospendere Schengen con la Spagna, una misura estrema che – come sottolinea l’esperto Gianfranco Schiavone dell’ASGI (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) – appare giuridicamente forzata e politicamente orientata alla contrapposizione con il governo socialista di Sánchez. La Lega ha rilanciato accusando Sánchez di “fallimento disastroso”, trasformando l’episodio in un argomento di polemica interna.
Secondo Schiavone, la narrazione italiana è una strumentalizzazione evidente: per costituire una minaccia all’Italia, le persone arrivate a Ceuta dovrebbero prima essere ammesse in Spagna e poi spostarsi in altri Paesi Ue, un’ipotesi “ardita” e poco realistica, soprattutto verso un Paese lontano e non meta migratoria come l’Italia. La crisi di Ceuta è grave, ma non giustifica l’allarme diffuso né l’uso politico che ne viene fatto.
In sintesi: Sánchez gestisce l’emergenza, mentre Meloni e la Lega la usano come leva propagandistica, enfatizzando un rischio per l’Italia che gli esperti giudicano infondato.
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