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Pianeta Migranti. La retorica del mai più naufragi dopo Lampedusa 2013

Mediterraneo: oltre 1.500 bambini morti dal 2014. L’Europa proteggere i confini, non le persone.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. La retorica del mai più naufragi dopo Lampedusa 2013

 Pianeta Migranti. La retorica del mai più naufragi dopo Lampedusa 2013

Mediterraneo: oltre 1.500 bambini morti dal 2014. L’Europa proteggere i confini, non le persone.

A tredici anni dal 3 ottobre, l’ennesimo bambino trovato senza vita su un gommone sgonfio, al confine tra la zona SAR libica e quella tunisina, ci ricorda che commemorare le vittime di Lampedusa impone di agire per evitare le prossime morti. 

L’ennesima immagine di un bambino morto in mare racconta la realtà del Mediterraneo una delle rotte più letali al mondo per chi cerca protezione. Dal 2014 a oggi sono oltre 1.500 i bambini morti o dispersi, di cui 642 solo nel Mediterraneo centrale. In totale, le vittime e i dispersi nel mare sono più di 35.600, con 25.800 morti lungo la rotta centrale.

Il dramma della perdita di bambini, donne, uomini in mare continua. E non vediamo giungere il momento dell’umanità e della responsabilità da parte degli Stati membri e della Ue, che restano concentrati su come tenere fuori dal proprio territorio quante più persone possibili.

 Nel 2026 sono giunte via mare in Italia oltre 22.600 persone, di cui più di 4.500 minori stranieri non accompagnati, la maggior parte delle quali è sbarcata a Lampedusa. 
Dal 2013 a oggi l’isola è stata un approdo decisivo per migliaia di persone, tra cui moltissimi bambini, bambine e adolescenti. Il lavoro di soccorritori, istituzioni, comunità locale e organizzazioni ha contribuito a salvare vite e a offrire una prima risposta a chi arriva, anche dopo naufragi e perdite traumatiche.

“Chiediamo urgentemente all’Unione europea e agli Stati membri massimo impegno nella ricerca e nel soccorso in mare: un imperativo umanitario che in questa ricorrenza non possiamo dimenticare. Chiediamo di mettere la vita umana al centro. E che ogni bambino, bambina o adolescente, sia in mare che una volta a terra, sia riconosciuto prima di tutto come un minore da proteggere”.

Lo afferma Save the Children, l’organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

A 13 anni dal naufragio del 3 ottobre 2013, Save The Children denuncia l’assenza di un cambio di passo da parte dell’Unione europea.

Ricordando che le commemorazioni, devono tradursi in azioni concrete per evitare nuove morti, e non in rituali vuoti, chiede ancora una volta con determinazione, di:

- aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani;

- attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le persone in pericolo, operando nel rispetto del diritto internazionale;

- non sanzionare e limitare l’azione delle imbarcazioni, siano esse organizzazioni non governative o mercantili, che salvano vite in mare.

La solidarietà deve continuare a essere uno dei valori fondanti dell’Unione Europea e tradursi in politiche capaci di mettere la vita e i diritti delle persone prima della protezione dei confini.

 

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