Domenica, 06 settembre 2026 - ore 11.14

Pianeta Migranti. I dublinanti e la zappa sui piedi dell’Italia

Vengono definiti dublinanti i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato si spostano in un altro Stato

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. I dublinanti e la zappa sui piedi dell’Italia

 

Pianeta Migranti. I dublinanti e la zappa sui piedi dell’Italia

Vengono definiti dublinanti i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati secondo le procedure del Regolamento Dublino II del 2003, si spostano in un altro Stato dove presentano una nuova richiesta di asilo. In questo caso, il Regolamento prevede che debbano essere riportati nel Paese in cui sono stati identificati la prima volta e a cui spetta la gestione della domanda. Da Berlino tornano a Roma, da Vienna a Milano, da Helsinki a Fiumicino.

Secondo gli ultimi dati Eurostat, proprio l’Italia è il Paese che nel 2025 ha ricevuto più richieste di “ripresa in carico” da altri Stati Ue: 24.152. E i numeri sono in aumento.

Il nuovo Patto europeo migrazione e asilo, entrato in vigore nel giugno 2026, era stato presentato come una riforma capace di “superare Dublino”; invece lo rafforza. Irrigidisce proprio il principio del primo ingresso, quello che svantaggia i Paesi di frontiera come l’Italia. Infatti, prevede trasferimenti più rapidi e quasi automatici: basta una notifica tramite Eurodac, la grande banca dati biometrica dell’Unione Europea, per far tornare il migrante nel Paese di primo approdo. Così, gli Stati del Nord Europa – Germania, Austria, Finlandia, Svezia, Olanda – hanno già annunciato o avviato i primi rientri.

La zappa sui piedi dell’Italia

L’Italia ha compiuto una serie di mosse che, oggi, le si rivoltano contro.

1. Ha sottoscritto il Patto UE migrazione e asilo che la penalizza, perché rafforza il ruolo del primo Paese d’arrivo. Chi sbarca da noi resterà più a lungo sotto la responsabilità dell’Italia, che dovrà anche svolgere procedure di frontiera più rapide e più rigide.

2. Ha perso la battaglia sui ricollocamenti obbligatori. Gli altri Stati UE possono evitare di accogliere fisicamente le persone, ma sono obbligati a dare un contributo economico per ogni persona che decidono di non ricollocare e a offrire supporto operativo: personale, mezzi, strutture, missioni. Di fatto, però, i Paesi UE scelgono la strada più semplice: rimandare i dublinanti in Italia.

3. Ha accettato procedure che facilitano i trasferimenti verso l’Italia. La notifica Eurodac rende i trasferimenti veloci, standardizzati, difficili da contestare. E l’Italia non dispone di strumenti giuridici chiari per bloccarli.

4. Ha aperto un fronte diplomatico inutile con la Spagna durante la crisi di Ceuta. Il governo ha ripristinato temporaneamente i controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen, sostenendo che fosse indispensabile proteggere l’Italia da quella che ha definito una possibile “invasione”. In realtà, è stata una scelta di propaganda: giuridicamente debole, politicamente sbagliata e controproducente, perché in quel momento serviva costruire alleanze solide in Europa. Attaccare un altro Paese di frontiera è come litigare col vicino mentre la casa brucia: indebolisce tutti, soprattutto chi è già in prima linea.

 

Conclusione

In sostanza, l’Italia ha accettato un Patto che scarica la gestione dei migranti sui Paesi di confine e lascia le decisioni a chi sta al centro dell’Europa. Con forte miopia politica ha difeso un impianto che non la difende; ha celebrato una solidarietà che non la solleva e ha irrigidito rapporti diplomatici proprio quando aveva bisogno di costruire consenso. L’immagine che emerge è quella di un Paese di frontiera lasciato solo, intrappolato in regole che non ha saputo cambiare e che ora lo colpiscono più duramente di prima.





 

30 visite

Articoli correlati

Petizioni online
Sondaggi online