Sabato, 04 luglio 2026 - ore 03.38

Pianeta Migranti. La denuncia del mondo sanitario sul nuovo Patto migratorio

La cura delle persone non deve essere uno strumento di controllo delle frontiere.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. La denuncia del mondo sanitario sul nuovo Patto migratorio

 

Pianeta Migranti. La denuncia del mondo sanitario sul nuovo Patto migratorio

La cura delle persone non deve essere uno strumento di controllo delle frontiere.

È questo il cuore dell'appello sottoscritto da medici, psicologi, infermieri, operatori sanitari e organizzazioni della società civile contro le modalità di applicazione del nuovo Patto europeo su Migrazione e Asilo, entrato in vigore il 12 giugno 2026 insieme al Decreto-Legge 100/2026.

Secondo i firmatari, le nuove disposizioni rischiano di modificare profondamente il ruolo della medicina nei confronti dei migranti. Gli screening sanitari previsti alle frontiere, diventerebbero parte delle procedure che determinano trattenimenti, respingimenti ed espulsioni. Tutto ciò mette in discussione l'autonomia dei professionisti sanitari e il rapporto di fiducia tra medico e paziente.

Per i promotori dell'appello il punto di fondo è semplice: la salute è un diritto fondamentale, riconosciuto dall'articolo 32 della Costituzione, e non può essere condizionata da esigenze di ordine pubblico o di gestione dei flussi migratori.

La salute: diritto non negoziabile.

Tra le questioni più delicate c'è quella del consenso informato. Il rifiuto di sottoporsi ad alcuni accertamenti sanitari può influenzare il trattenimento o il rimpatrio del migrante. Secondo il mondo sanitario, questo svuota il senso di un principio fondamentale dell'etica medica: il consenso è libero solo quando può essere espresso senza timore di subire sanzioni.

A suscitare preoccupazione è anche la scelta di effettuare gli screening nelle Questure e negli uffici di Pubblica Sicurezza. Ambienti che difficilmente garantiscono riservatezza, privacy e la neutralità indispensabile per costruire una relazione terapeutica. Per chi arriva dopo aver vissuto guerre, persecuzioni, torture o lunghi viaggi, il contesto di una struttura di polizia può rappresentare un ulteriore elemento di stress e di sfiducia.

Valutazioni sanitarie poco affidabili.

Le indicazioni emanate in Lombardia prevedono che le visite possano essere effettuate anche da medici non specialisti, reclutati con procedure d'urgenza. Una soluzione che rischia di compromettere l'individuazione delle situazioni più complesse, soprattutto quando si tratta di vulnerabilità psicologiche, traumi o condizioni legate alla salute mentale.

Un'altra criticità riguarda la gestione dei dati sanitari.

Le informazioni raccolte durante gli screening possono confluire nei sistemi informatici utilizzati dalle autorità di pubblica sicurezza, facendo venir meno quella netta separazione tra attività di cura e funzioni di controllo che rappresenta uno dei cardini della deontologia medica.

Particolarmente delicata è anche la posizione dei minori stranieri.

Le procedure accelerate per l'accertamento dell'età, potrebbero aumentare il rischio che ragazzi ancora minorenni vengano considerati adulti, con conseguenze pesanti: dall'inserimento in strutture non adeguate fino al trattenimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio.

Per questo, il mondo sanitario e civile chiede che le attività di cura restino pienamente autonome rispetto ai controlli di polizia; che gli screening siano svolti esclusivamente nelle strutture del Servizio sanitario nazionale da personale qualificato; che siano garantiti il consenso informato, la tutela dei dati personali e un'adeguata formazione sulla medicina delle migrazioni e sulla presa in carico dei traumi. Chiede inoltre che siano esclusi dalla detenzione minori, famiglie e persone vulnerabili e che siano assicurate effettive garanzie giurisdizionali e un monitoraggio indipendente.

 

Appello del mondo sanitario e civile contro la securitizzazione della cura - Asgi

 

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