Giovedì, 19 ottobre 2017 - ore 14.59

Pianeta migranti. Se chiudi una rotta se ne apre un’altra.

Non si fermano coi respingimenti e i muri. Occorrono politiche adeguate. Ora scappano dalla Libia lungo la rotta della Tunisia. Il naufragio di un barcone speronato da una nave militare tunisina, con decine tra morti e dispersi, conferma l'aumento di migranti lungo una nuova rotta.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. Se chiudi una rotta se ne apre un’altra. Pianeta migranti. Se chiudi una rotta se ne apre un’altra. Pianeta migranti. Se chiudi una rotta se ne apre un’altra. Pianeta migranti. Se chiudi una rotta se ne apre un’altra.

Partono dalla Tunisia di notte, a bordo di piccole imbarcazioni o pescherecci, sempre a piccoli gruppi, per sfuggire meglio ai controlli, anche una volta approdati sulle coste italiane. Sbarcano sulle coste siciliane nell’agrigentino, senza alcun tipo di controllo; arrivano e si dileguano lasciando solo segni del proprio passaggio, come indumenti o oggetti personali.

Li chiamano “sbarchi fantasma” appunto. Sono in gran parte giovani e disoccupati tunisini in cerca di un futuro migliore in Europa. Il picco si è manifestato nell’ultima settimana di settembre, complici le buone condizioni meteorologiche.

“Stiamo tornando al tempo di Lampedusa e delle prime carrette del mare: una volta arrivavano in Tunisia per andare in Libia, ora ricominciano a partire da qui”.

È preoccupato mons. Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, dopo aver appreso la notizia della nave della marina militare tunisina che ha speronato un barcone con 70 migranti, provocando un naufragio con decine di morti. “Si sta riaprendo la rotta tunisina verso l’Italia e ultimamente ne arrivano sempre di più. Questo per noi è un campanello d’allarme”. 

Gli accordi con la Libia hanno diminuito gli sbarchi in Italia ma hanno aumentato il numero dei migranti in Libia ammucchiati in campi di concentramento senza dignità e dove i reclusi subiscono gravissime violazioni. È ovvio che cerchino di scappare da questi luoghi infernali, e il posto più sicuro da cui provare a partire è la Tunisia. .

“Una volta - prosegue l’arcivescovo-, arrivavano in Tunisia dal sud Sahara per andare in Libia, poi tramite i trafficanti cercavano di imbarcarsi verso l’Europa. Adesso è il contrario: scappano dalla Libia e vengono in Tunisia perché sanno che con gli accordi attuali è molto difficile andare in Italia.”

Per Mons. Antoniazzi, che sta monitorando la situazione “non c’è un posto fisso per le partenze, può essere nella zona di Sfax o in tanti altri piccoli porti. Stanno lì un po’ di tempo per lavorare poi si mettono d’accordo con i pescatori, che si fanno pagare, e partono. È difficile distinguere tra un pescatore e chi vuol venire in Italia”.

Il portavoce italiano dell’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni Flavio Di Giacomo, rientrato da un viaggio in Tunisia sospetta che i trafficanti si siano spostati dalla Libia alla Tunisia per proseguire i loro traffici di uomini. Ma a suo avviso, va tenuto in conto che in Tunisia c’è una crisi economica dura con una forte disoccupazione. Il dinaro si è svalutato e povertà e dispersione scolastica sono in aumento. La gente emigra perché cerca una vita migliore e l’Europa è la meta.

L’OIM parla di 1400 partenze solo a settembre contro le 1357 in tutti i precedenti otto mesi dell’anno.

La politica che ha cercato di mettere un tappo alle partenze dalla Libia e che sta presidiando le sue coste, prenda atto che il flusso non si ferma, che in questi mesi sono aumentati i morti in mare insieme al numero dei migranti detenuti nei lager. Una politica del genere può servire a vincere una tornata elettorale, ma non ha futuro perché non dà risposte lungimiranti e adeguate al problema.

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