Lunedì, 06 dicembre 2021 - ore 16.37

Quando i numeri mentono. | Rosario Amico Roxas

| Scritto da Redazione
Quando i numeri mentono.  | Rosario Amico Roxas

Una volta si diceva che non c’è nulla di meno manipolabile dei numeri, e invece, con la buona volontà, si riesce a manipolare anche i numeri fornendone interpretazioni di comodo che non rispettano la verità ma ne forniscono una più conveniente.

Accade così con le quotazioni in borsa e i vari parametri minimi e massimi che dimostrerebbero il buon andamento di taluni titoli oppure la loro caduta libera.

Oggi  17 agosto 2012, con in testa Il Giornale, si esalta la buona tenuta dei titoli della Borsa di Milano che avrebbero ottenuto ottimi risultati, “guidati da Mediaset e dai titoli bancari”.

Se si va a guardare lo specifico, allora si trova il falso finalizzato a puntellare il titolo-guida del cavaliere con una pietosa menzogna che stravolge lo storico del medesimo titolo.

Leggiamo infatti che  il riferimento alla massima quotazione del titolo è di 2,88, mentre oggi il titolo, che fin ora si attestava intorno a 1,10, con una perdita del 60%, si fissava in 1,63 scendendo sotto la soglia psicologica della perdita superiore al 50%.

Il trucco sta nel riferimento a quella massima quotazione, come se rappresentasse la reale massima quotazione raggiunta dal titolo; il trucco sta nel fare riferimento non in assoluto al titolo, ma relativamente al rapporto con lo stesso mese dello scorso anno.

Andando al valore assoluto, vediamo che Il 18 gennaio 2007 le azioni Mediaset valevano 9,367 euro per azione, per un volume di azioni di  1.181.227.564, per cui si ottiene con una capitalizzazione superiore a 11 miliardi euro, mentre con la quotazione odierna, esaltata dal giornale personale di Berlusconi, la capitalizzazione  (1,63 x  1.181.227.564)  non raggiunge nemmeno i due miliardi di euro, non essendo cambiato il numero delle azioni.

L’azione corretta che l’azionista di maggioranza (Berlusconi) doveva fare era molto semplice: ritirare dal mercato un grosso numero di azioni, anche con un’OPA e ridurre il numero delle azioni in circolazione; solo così avrebbero ottenuto una credibile maggiore quotazione e un limite nelle perdite.

Il rapporto corretto, invece, va fatto tra il picco massimo del valore di mercato a 9,367  : oltre 11 miliardi

e la quotazione odierna 1,63, che non arriva nemmeno a due miliardi, con una perdita reale e consolidata dell’ 83% .

I piccoli risparmiatori che si sono fidati dell’imprenditore Berlusconi, si ritrovano in perdita netta, senza alcuna speranza di ripresa significativa, tant’è che sono costretti a giochini infantili per dimostrare che la situazione non è molto grave.

Non è la prima volta che Mediaset si ritrova nelle pesti; accadde già quando venne salvata dalla legge Gasparri, quindi accadde di nuovo quando venne salvata da finanziatori americani, che foraggiarono le casse fallimentari con un finanziamento di 6,5 miliardi di euro, casualmente ciò accadde contestualmente all’invio del contingente italiano nella  guerra  di Bush in Iraq, ipocritamente “in missione di pace”, ma sottoposti al codice militare di guerra.

Oggi per salvare Mediaset dovrebbe intervenire il contribuente italiano che dovrebbe regalare al cavaliere le frequenze TV a titolo gratuito arricchendo il patrimonio (inesistente)  del valore di tali frequenze, quantificabile in 4/5 miliardi di euro.

 

Rosario Amico Roxas

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