Martedì, 28 giugno 2022 - ore 02.43

Referendum Trivelle A chi interessa? Di . Igor Paulinich (Cremona)

Gli incidenti sono possibili e uno grande è avvenuto in Messico nel 2010, uno piccolo pochi giorni fa in Tunisia. Tutto tace. Che dire dell’indotto? Non penso che le poche decine di lavoratori delle nuove piattaforme si fermeranno a mangiare nei ristoranti di riviera il pesce che loro stessi avranno inquinato.

| Scritto da Redazione
Referendum Trivelle  A chi interessa? Di . Igor Paulinich (Cremona)

Gentile direttore, il 17 aprile saremo chiamati a votare al referendum cosiddetto ‘delle trivelle’, di cui  nessun lettore su questa rubrica pare essersi occupato ancora. Scrivere queste righe mi è costato un notevole sforzo di ricerca tra fonti orali, cartacee e web, e non ho alla fine ottenuto soddisfacenti risposte a tutte mie domande; ma qualcuna forse sì. Per prima cosa quasi nessun giornale, Tg o volantino riferisce che tale referendum si gioca sul confine di dodici miglia nautiche, ovvero il confine tra le acque nazionali ed internazionali. Sulle coste italiane sono presenti 135 piattaforme di estrazione minerale, in parte appartenenti a compagnie italiane, in parte appartenenti a compagnie inglesi, distribuite entro o oltre queste dodici miglia. La concessione che lo Stato italiano ha dato loro è trent’anni più una proroga di dieci più due di cinque, estesi poi sostanzialmente fino ad esaurimento dei giacimenti con la legge di stabilità 2016. La vittoria di un sì al referendum (uguale abolizione delle trivelle) pare non toccare le piattaforme oltre le dodici miglia, ma parrebbe ripristinare un termine preciso, cinquant’anni di massimo, a quelle nazionali già esistenti. E in più, cosa importante, si opporrebbe all’installamento di nuove piattaforme nelle nostre acque. L’Italia non è la Penisola Arabica; stando alle ragioni del sì e del no le risorse disponibili sarebbero estremamente scarse, di certo non estraibili per i cinquant'anni voluti dalla legge. Un’altra questione: sempre stando alle ragioni del sì e del no il referendum non è stato accorpato alle prossime elezioni amministrative. Lo si vuole proprio mandare buco, buttando nel cestino 350-400 milioni delle casse nazionali? Ricordo che il Pd a Roma, cosa estremamente scorretta, invita all’astensione su un referendum che numerosi Pd regionali avevano contribuito a promuovere. Per non parlare del ricatto del lavoro: stando a quanto so, nessun posto, in caso di vittoria del sì, andrebbe perso! Tale ricatto ha ingannato anche i sindacati; le piattaforme sono un sistema ad alti costi ma a bassissimo impiego. Se vincesse il no, avremmo forse qualche decina di posti precari in più. Che dire dell'ambiente? Gli incidenti sono possibili e uno grande è avvenuto in Messico nel 2010, uno piccolo pochi giorni fa in Tunisia. Tutto tace. Che dire dell’indotto? Non penso che le poche decine di lavoratori delle nuove piattaforme si fermeranno a mangiare nei ristoranti di riviera il pesce che loro stessi avranno inquinato. Ricordo che ci sono energie alternative e che il nord-Europa ha già progettato auto solari che fanno la bellezza di 130-140 km/h. (...) Sarebbe terrificante vedere nel nostro mare immense necropoli che nessuno smantellerà mai. Il Mare Nostro è già abbastanza un mare di morte, non vogliamo lo sia ancor di più.

Igor Paulinich (Cremona)

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