I nostri gravi errori del passato e del presente per quanto riguarda Iraq, Afghanistan, Libia e Siria, la destabilizzazione di aree immense e così significativamente importanti da un punto di vista strategico-militare ed economico, dovrebbero essere sufficienti per dire ancora una volta che la risposta a questi barbari attentati non è e non può essere quella militare, o per lo meno la risposta militare a cui siamo stati abituati in tutti quegli scenari sopra citati. Al G20 vengono fuori i nomi e cognomi (già noti) degli Stati appartenenti al gruppo stesso che finanziano e spalleggiano l'Isis, si parla apertamente di armi, tra cui sistemi sofisticati podotti in Italia, che transitano dall'Arabia Saudita verso le milizie del Califfato, la Turchia (paese Nato e nostro alleato) massacra i curdi, unica popolazione davvero impegnata a combattere sul terreno (anche con apprezzabili risultati) il disegno fascista del califfo che intanto semina terrore e morte nel cuore dell'Europa, grazie anche a delle assurde scelte di non mettere in comune informazioni ed intelligence tra i paesi europei. Come è possibile, non fosse altro che per il nostro bene e la nostra sicurezza, che non emerga la domanda: dove abbiamo sbagliato? Ma soprattutto: cosa è giusto fare oggi contro il terrorismo? Come è possibile non immaginare una strategia politica condivisa, unica strada, come dimostra la storia, che può portare ad una pacificazione di quell'area? Penso che di fronte al terrorismo che dilaga come un fuoco a partire dal Medio Oriente, noi europei abbiamo il dovere di lavorare, anche nell'interesse delle nostre popolazioni, perché tale fuoco venga spento e soffocato; penso che dovremmo abbandonare comportamenti opachi e stringere alleanze vere e sostenere quei Paesi e quei popoli che vogliono isolare il fanatismo di Daesh e del Califfato, sottrarre risorse e isolare chi invece, di fatto, lo alimenta. L'Unione Europea dovrebbe farsi promotrice di una soluzione vera, duratura: una grande Confederazione del Medio Oriente con la libertà di culto ed etnica, una confederazione che contenga e riconosca tutte le diversità. Se abbiamo in mente questa finalità, allora possiamo costituire una vera coalizione per imporre una nuova visione, un percorso che porti alla pace, ma se andremo a bombardare, continueremo a vendere loro le armi e a flirtare con il nemico, non saremo mai soggetti autorevoli e credibili (...). On. Franco Bordo (Sinistra Italiana)
Dalla Lettera che On. Franco Bordo (Sinistra Italiana) ha inviato al giornale La Provincia a commento dell’editoriale del direttore della scorsa domenica 15 novembre 2015



