Domenica, 21 giugno 2026 - ore 00.55

This is the end Così cantava Jim Morrison dei Doors Di Maurizio Cazzaniga

Così cantava Jim Morrison dei Doors accompagnando la sua morte suicida, le generazioni utopiche e quelle di poi."Questa è la fine, magnifica amica".

| Scritto da Redazione
This is the end Così cantava Jim Morrison dei Doors Di Maurizio Cazzaniga


La sera e la fatal quiete di Foscolo. El Triunfo de la Muerte di Brueghel al Prado. Santo La Muerte a Corrientes. L'impattante mausoleo Taj Mahal per ricordare per sempre la principessa Mumtaz, che ho recentemente visitato a Agra. Il Gesù velato nella Cappella Sansevero a Napoli. La mia adorata Ilaria del Carretto nel Duomo di Lucca. Le vene del tuo polso, mamma Flora, che ho voluto tastare per sentire lo scorrere del sangue e il tuo battito per l'ultima volta, in quel gelido letto d'ospedale. La neve e il fumo saliva lento a Auschwitz. Desaparecidos sul Rio de la Plata. Mio nonno Giuseppino riverso sul letto della sua casa di Via Padulli in una tranquilla domenica pomeriggio. La nonna Lina si mutava in farfalla mentre quattro panini ci erano serviti ormai pietre e si conficcavano nelle nostre membra come lance acuminate.

Sublimiamo la morte nel rappresentarla.

Verità vera nella sua assoluta certezza.

Imprevedibile nel quando.

Arrivo a Cairns in Australia di prima mattina con un cielo finalmente lucente dopo giorni grigi in Cina.

Filippo, l'amico che è stato nella mia casa di Cabiate e emigrato in queste terre verso la fine degli anni sessanta per ricongiungersi con il resto della famiglia, incontrato a Joannhesbourg nel 2010, mi viene a prendere all'aeroporto e raggiungiamo Mareeba, cittadina di 7000 abitanti distante 55 km. dove ha abitato da immigrato.

Sono contento nel vederlo, mentre alla Dogana dell'Aeroporto mi hanno fatto protagonista mio malgrado di una puntata di Security Airport, programma che si vede su Deejay TV.

Destra o sinistra. Mi tocca la sinistra, ovvio per me, e mi controllano anche il contenuto del tubetto del dentifricio in oltre 45 minuti di ispezione, con tanto di domande idiote, ribaltandomi tutto e controllando la valigia svuotata nello scanner per due volte.

Sicuramente esagerati chiedendomi something sulla fotografia che Ajay mi ha regalato di quando era piccolo. Ah, certo, potevo far parte della rete internazionale della tratta degli schiavi, oltre che essere Capo della Cosca brianzola dei trafficanti di banane perchè ne avevo una con me.

La TV alle volte ti mette in avviso e il mio comportamento è stato ineccepibile. Per mia fortuna non mi hanno toccato le parti intime come quello sconcio poliziotto all'entrata del militaresco, e quindi per me down, Red Fort a Delhi.

Il tempo. Invisibile. Marchia i volti. La natura. È spietato. Non ha tatto. È onnipresente. Forse un dio, Crono, che divora i propri figli. Contato. Spezzettato. Certo. Implacabile. Etereo. Goes by so slowly in Ghost.

La casa di Filippo è a un piano. Come tutta Mareeba, senza una palazzina. Immersa nel verde. Sobria, curata. Non ha quella trascuratezza che squilibra gli ospiti. Giardino come quello dell'Anderloni vicino a casa, con quella terra faticosa lavorata per anni dai Bilciac. Nella provincia australiana il problema è il rapporto con la natura selvaggia. L'erba cresce a velocità spaventosa e copre tutto nel giro di una settimana e può nascondere i serpenti velenosi che sono sempre in agguato. Quindi guerra dichiarata e combattuta con portentosi tagliaerba con due maniglioni direzionali.

Mi riposo dai fusi e dalla notte insonne in aereo.

Poi nel tardo pomeriggio il fratello Giuseppe viene a trovarci e vai con le birrette scaccia 36 gradi.

Il mio giro del mondo avendo come punti fermi solidarietà, Shelter, amici, progetti umanitari, il capire e pochi giorni da turista per caso, può portare a delle sorprese che avviano processi introspettivi.

La mattina seguente, dopo aver visto i primi canguri che se ne stanno sempre tranquilli ai margini del campo da golf, andiamo a trovare papà Duilio, colui che è emigrato e poi ha fatto trasferire tutta la famiglia. Vulcanico, 91 anni il prossimo martedì 23 febbraio, nato a Castelnuovo, frazione di Avezzano, in provincia dell'Aquila. Da due anni vedovo, ha lavorato duro in queste terre. Tagliato canne da zucchero e raccolto tabacco. Aggiustato strade e ferrovie. Ha lavorato in Francia negli anni cinquanta prima di prendere come definitiva destinazione l'Australia, terra amica.

Lo incontro mentre sta bagnando i fiori. Gli avevano parlato del mio arrivo e si mostra contento nel vedermi. Mi mostra l'orto. Ho fatto a botte i primi anni per riaffermare il mio essere italiano, quando gli inglesi mi sbeffeggiavano. Una gallina se l'è inghiottita un serpente che è nascosto giù in fondo. Ma prima o poi lo faccio secco. Zucche giganti.

Porta un cappello da Crocodile Dundee. Ha occhi chiari e una energia travolgente. Vado ancora in bicicletta e gli chiedo Me la puoi prestare in questi giorni e lui of course, c'è anche il casco! Obbligatorio. Sale sull'altalena e si fa dondolare dicendo che l'ha fatta per sè, non per i bisnipoti. Lo guardo esterrefatto mentre si diverte in un veloce up and down.

Sei una roccia, Duilio, martedì so che compi gli anni. Parto il giorno dopo per Brisbane così ci facciamo una bella cantata davanti a un buon Montepulciano docg.

Entriamo nella sua casa, dove vive con la figlia single Lea, che ho accompagnato allo Juventus Stadium il passato agosto. In un battibaleno ci prepara un buon caffè, accompagnato da rustici biscotti. Domenica vengo a giocare a briscola con te all'International Club dove si riunisce la comunità italiana. Ma guarda che io voglio vincere e lui Ma davvero vieni? Certo. È incredulo. I suoi figli Filippo e Giuseppe non ci vanno mai. Mi parla della moglie, grande personalità, interista che guardava tutte le partite dei nerazzurri. Scherza sulle mie paure per serpenti, ragni e topi.

"Anni fa con un camioncino sono passato sopra un pitone e non è morto, ho fatto solo un sobbalzo. Così sono sceso e con uno stick l'ho tagliato in due. Sono pensionato a 800 dollari australiani ogni due settimane. Non uso il cartoncello, vado a prendere me i contanti ( l'io qui è me per tutti)". Cacciatore da sempre di cinghiali, uccisi col coltello, pochi col fucile, ne ha appeso dentature e foto in varie parti della casa. Mi presta la bicicletta, ben pompata.

"Ci vediamo" lo saluto mentre parto pedalando già sudato dopo 50 metri per il caldo sub equatoriale, dietro l'auto di Filippo che mi fa strada. "Domani vengo a trovarti. Ma non voglio incontrare il mangiagalline nel giardino. Fallo fuori prima". Sorride.

La bellezza della consapevole quotidianità.

Ma sempre in bilico.

Passo la serata gustandomi dei buonissimi gnocchi alla ricotta e basilico che Anne, moglie di Filippo e insegnante alle elementari, ha fatto con le sue mani nel pomeriggio. 0tto e mezzo.

La mattina seguente facciamo un giro per Mareeba. Chiedo a Filippo di andare a visitare il cimitero dove è sepolta la madre. Si entra in macchina. È ampio e suddiviso tra tombe italiane da una parte e semplici lapidi inglesi dall'altra. Alcuni colombari, brutti come quelli di Cabiate, ma meno impattanti. Entriamo poi in un ben attrezzato Centro Sanitario per ritirare alcune ricette mediche.

Torniamo a casa.

Mangiamo un panino con prosciutto crudo e formaggio.

"Ah, Filippo, nel pomeriggio vado a fare un giro in bicicletta. Prima passo dal negozio di Lea e mi faccio dare una spuntatina ai capelli. Poi passo da tuo padre".

Gioco le mie classiche cinque partitine a Candy Crush.

Suona il telefono. Agitazione.

The end. I'll never look into your eyes, again.

Ambulanza, poliziotti.

Zio Mario davanti alla casa del fratello piange sommessamente. Composto.

Duilio è coperto da un telo. Chiedo di vedere il volto.

Arrivano tutti i famigliari.

Viene portato via dalle pompe funebri e diversamente da noi messo in una camera mortuaria lontano da casa dove sarà possibile vederlo solo per un'ora in un prossimo giorno stabilito.

Sono disorientato. Incredulo.

Il funerale è celebrato dopo sei giorni nella chiesa cattolica di Mareeba. Tutta la comunità italiana presente. Dodici ventilatori sul soffitto della Chiesa cattolica mitigano un caldo insopportabile. Orribili raffigurazione della Via Crucis alle pareti.

Funzione breve. Sacerdote indiano e scalzo. Le nipoti salgono sull'altare e leggono passo del Vangelo. Una parente ricorda le simpatiche pazzie di Duilio nell'elogio funebre.

L'ultimo addio al cimitero è con la commovente canzone di Bocelli "Con te partirò", dopo un'altra breve funzione con sedie, bersò e acqua.

Tristezza seria e palpabile.

Poi si ricorda Duilio, come si usa in Australia, con un pranzo pieno di Italia, con i parenti e amici stretti.

Ho condiviso come amico con voi, Filippo e Giuseppe, un importante passaggio della vostra vita. Sarà indimenticabile l'essere stato qui con voi, più dell'aver visto il Reef.

Guardo le nuvole che corrono veloci.

Si rincorrono annunciando una tormenta che non arriva.

Ma un'altra splendida canzone dei Queen mi frulla in testa.

The show must go on. Inside my heart is breaking.

Lo spettacolo deve continuare. Dentro mi si spezza il cuore.

Ciao, Duilio.

Di Maurizio Cazzaniga 

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