Martedì, 07 dicembre 2021 - ore 16.41

TIENE IL TRENO FERMO 20 MINUTI: RISCHIA CONDANNA A UN ANNO

Milano

| Scritto da Redazione
TIENE IL TRENO FERMO 20 MINUTI: RISCHIA CONDANNA A UN ANNO

I fatti si verificano sul convoglio alta velocità «Italo 8160», partito da Reggio Calabria con destinazione Milano, quando il capotreno controlla una passeggera seduta nella carrozza 7.

La donna non ha il green pass: così, alla stazione di Roma, viene allertata la Polizia ferroviaria per contestare la violazione..

 

La vicenda dell’1 settembre scorso, che emerge in una recente sentenza del Tar pubblicata l’11 novembre, va però molto oltre: la donna, dopo un lungo battibecco col personale ferroviario e la polizia, quel giorno viene infatti denunciata per interruzione di pubblico servizio, un reato che prevede fino a un anno di pena.

Il tutto dura circa una mezz’ora: alla polizia, la donna mostra la foto del referto di un tampone antigenico rapido che ha comprato in farmacia e che ha fatto a casa («in autodiagnostica») il giorno prima.

Gli agenti le spiegano che quell’immagine stampata su un foglio di carta, pur se corredata da un’autocertificazione, non contiene alcuna indicazione che possa ricondurre l’esame direttamente alla persona, né una chiara evidenza di quando il tampone sia stato fatto.

 

I poliziotti dicono dunque alla donna che la foto del tampone «fatto in casa» non può sostituire il green pass e la invitano a scendere dal treno perché non può restare a bordo aggiungendo che verrà multata.

 

Nel mentre più volte però il capotreno invita la signora a prendere i suoi bagagli, altrimenti il treno non può ripartire.

La donna però si rifiuta, fa resistenza e allunga in questo modo i tempi, tanto che il treno accumula fino a venti minuti di ritardo.

Alla fine la passeggera si convince e accetta di tirar giù la sua valigia dalla carrozza, ma in seguito, quando il treno è già ripartito, oltre alla sanzione amministrativa relativa al green pass,.  i poliziotti le consegnano anche i verbali di identificazione ed elezione di domicilio perché il suo comportamento è sconfinato in ambito penale, con la contestazione del reato per il ritardo che ha provocato al treno.

 

Nei giorni successivi la donna con i suoi legali presenta ricorso al Tar per contestare sia la sanzione, sia nel complesso l’impianto della legge perché, secondo la sua tesi, sarebbe illegittima «sotto un profilo costituzionale» e in contrasto con regolamenti e trattati europei.

Il Tribunale amministrativo per il momento ha chiuso la questione sostenendo che la sanzione va contestata di fronte al giudice ordinario e che la «compatibilità costituzionale» non può essere portata di fronte al Tar «in sede cautelare».

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