Lunedì, 06 dicembre 2021 - ore 22.24

TOIA.L'Europa salva l'Euro

| Scritto da Redazione
TOIA.L'Europa salva l'Euro

Patrizia TOIA.L'Europa salva l'Euro.
Ricorderemo la giornata di ieri, 21 luglio, come il giorno in cui, sia pure con grave e dannoso ritardo, quasi “sull’orlo dell’abisso”, il Consiglio Europeo ha deciso di “salvare l’Euro” e, dunque, di salvare la Grecia, assumendo importanti decisioni (l’estensione del Meccanismo di Salvataggio, EFSIS o altrimenti detto Salva-Stati, fino alla creazione dell’Agenzia Europea del Debito, trasformando gli interventi singoli in un intervento sistemico) e tutti noi europei possiamo realisticamente tirare un sospiro di sollievo, anche se momentaneo, rispetto al rischio reale, che abbiamo davvero corso, di una “disintegrazione” della moneta unica e, inevitabilmente, dell’unità europea. Una disintegrazione, quella politica, che sarebbe meno traumatica nell’immediato, meno istantanea di quella di un crac finanziario che dalla Grecia, alle banche, ai debiti degli Stati (i debiti sovrani) “affetterebbe” tutto in un inimmaginabile effetto domino. La “disintegrazione politica”, infatti, sarebbe più lenta, forse più sottotraccia, ma altrettanto dannosa perché romperebbe i fili politici, giuridici e culturali dell’unità già oggi troppo fragile rispetto alle sfide. Tale allentamento delle ragioni dell’unità porterebbe alla fine ogni Stato andare da solo, giorno dopo giorno, solitario per la sua strada, in un ritorno di nazionalismi, statalismi e sogni di autarchia, sempre più chiuso nella debolezza e nell’isolamento. Rischi dunque gravissimi cui, però, il Consiglio Europeo di ieri ha dato lo stop, innescando una svolta positiva. Avremo tempo di commentare più approfonditamente gli effetti sul campo, mentre stampa e analisti illustrano e discutono nel merito.
 
Proprio in coincidenza con questa svolta in avanti, mi sembra opportuno divulgare alcune recenti decisioni del Parlamento Europeo molto collegate e coerenti con la logica che ieri ha ispirato la razionalità dei leaders europei. Si tratta innanzitutto di un documento del Parlamento Europeo “Crisi finanziaria, economica e sociale: misure e iniziative da adottare”e dell’illustrazione concreta del Six Pack, sei provvedimenti su cui il Parlamento Europeo si è pronunciato, che sono ora in corso di esame al Consiglio e che rappresentano delle misure di sorveglianza economico-finanziaria per rendere efficace la governance europea. La risoluzione del Parlamento Europeo sulla crisi è importante perché contiene non solo l’analisi delle cause, ma anche proposte sui rimedi da adottare per uscire dalla crisi e per non incorrerne di nuovo. Queste proposte saranno tema di lavoro dei prossimi anni. Fondamentale è che il Parlamento Europeo esprima con forza l’idea che per uscire dalla crisi occorra “più Europa”, cioè una risposta europea coraggiosa e lungimirante che sappia superare le logiche dei Singoli Stati membri, a favore di una visione globale che possa dare beneficio a tutta l’Unione. Nel corso del Semestre Economico Europeo, secondo le nuove procedure della Governance economica europea, cioè del coordinamento più stretto delle politiche di bilancio e di rilancio dell’economia degli Stati membri, i Paesi, al Consiglio Europeo di marzo, hanno assunto impegni precisi sul riordino dei loro conti pubblici, sul rientro dal debito oltre che dal deficit. Ricordate il Maastricht e i suoi paramenti o meglio i suoi vincoli?
-Massimo 3 % di sforamento del deficit sul PIL;
-Massimo 60 % del debito sul PIL.

Ma i Paesi non hanno rispettato tali vincoli e la crisi finanziaria scoppiata nel 2008 ha ulteriormente indotto gli Stati a comportamenti poco virtuosi, sia con esborso di finanza pubblica per i salvataggi delle banche, in alcuni Paesi, sia con altre operazioni che hanno ulteriormente indebolito i bilanci pubblici, “allettando” la speculazione che, volendo attaccare l’euro, ha iniziato ad aggredire i Paesi più fragili.Da qui la risposta europea di una revisione del Patto di Stabilità e di Crescita con:
? Una revisione del Patto e la definizione di vincoli più rigidi e con l’obbligo di
rientrare gradualmente, ma definitivamente, entro il parametri di Maastricht del
debito entro il 2014;
? La decisione di coordinamento delle politiche economiche degli stati membri a
livello Ue, sia per controllare il rispetto degli impegni che per incentivare misure
omogenee di rilancio dell’economia;
? Il varo di diversi pacchetti di provvedimenti di sorveglianza pubblica e privata, di
nuove regole (ad. Es. regolamentazione delle agenzie di rating, regolamentazione
sulle modalità di vendita dei titoli finanziari)
? Studio di altre ipotesi per il reperimento di risorse a livello europeo e per
investimenti strategici e per il rilancio dell’occupazione (emissione di bond
europei, di project-bond e di varo della tassazione sulle transazioni finanziarie)
In questo quadro, assieme ad altri pacchetti di provvedimenti, di cui daremo un dettagliato
resoconto, si inserisce il Six-Pack, il pacchetto di riforma della governance (di cui trovate di
seguito una breve e riassuntiva illustrazione e di cui invieremo scheda dettagliata dopo
l’approvazione definitiva in Consiglio), che ha introdotto l'european stability mechanism con
un emendamento ai trattati, e che è composto da sei proposte legislative per le quali è stato
avviato l’iter legislativo. In particolare, quattro proposte mirano, come si è detto, a riformare
il Patto di Stabilitá e Crescita, cioè a migliorare la disciplina fiscale prendendo
esplicitamente in considerazione anche il livello dell’indebitamento pubblico, introducendo
ulteriori sanzioni con un’applicazione più “automatica” (attraverso il cosiddetto reverse
mechanism per cui la Commissione attiva la sanzione a meno che il Consiglio non decida
diversamente a maggioranza). Inoltre il Six Pack contiene un nuovo meccanismo di controllo
degli squilibri macroeconomici che passa attraverso una valutazione annuale di tali eventuali
squilibri (da effettuare mediante l’individuazione di uno scoreboard, ovvero di una serie di
indicatori economici) e un meccanismo di enforcement che vede come protagonista la
Commissione Europea. Fin qui il quadro europeo, ma dal momento che siamo italiani, è bene
parlate anche del nostro Paese e di cosa sta facendo in questo processo di attuazione e
decisione. Nel contesto delle decisioni assunte nel corso del Consiglio Europeo di marzo,
infatti, si inserisce anche la manovra finanziaria italiana, così pesante, ma anche così iniqua.

E’ doveroso, senza cadere nella tentazione di facili accuse, rimarcare la trascuratezza e la
negligenza con cui l’Italia ha affrontato l’attuazione quegli impegni assunti a marzo in sede
europea. Era da subito evidente e di facile calcolo che quei nuovi parametri avrebbero
imposto all’Italia, visto il suo alto debito, una manovra da almeno 40 – 45 miliardi: nello
specifico, l’accordo impone un rientro del debito pubblico in ogni anno pari ad 1/ventesimo
della quota eccedente il 60% nel rapporto debito/Pil. Per l’Italia, che ha un rapporto debito/
Pil eccedente il 110%, questo implica una riduzione compresa tra 2 e 3 punti percentuali di
tale rapporto, almeno per i primi anni (ossia almeno fino a quando la quota di Pil eccedente il
60% sarà ancora superiore al 100 %). Era da subito evidente che si trattava di un aggiustamento
importante, pari in valore assoluto a ben oltre 40 miliardi di euro Invece si sono lasciati passare mesi
di silenzio assoluto, mentre in tutti gli altri Paesi era da subito cominciata la discussione su come reperire
le risorse e sulla scelta di quali misure attuare.

Noi, o meglio “loro”, il Governo e la Maggioranza hanno aspettato l’ultimo giorno, sotto i
colpi durissimi di un attacco speculativo e così la scure è caduta in modo indiscriminato e,
guarda caso, sulla platea più debole e più numerosa dei cittadini, cioè sulle categorie dei ceti
medio bassi e sulle famiglie e persino sui piccoli risparmiatori. In questo drammatico
frangente l’opposizione ha dimostrato non solo equilibrio istituzionale, ma soprattutto senso
di responsabilità e di amore verso il proprio Paese, consentendo così un’approvazione record
della Manovra, come risposta di forza e di coesione di fronte agli speculatori. Ma questa
responsabilità non ci esime dal denunciare la fragilità e l’ingiustizia delle risposte date e
anche di proporre, da qui in vanti, come il Pd ha già fatto con la sua proposta di Manovra
presentata a Roma e a Bruxelles, alternative più eque che rispettino i saldi di finanza
pubblica stabiliti, ma non cadano sulle spalle della parte più fragile del Pese.

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