Sabato, 15 dicembre 2018 - ore 16.47

Una nuova narrativa per rilanciare l’integrazione in Europa di Giovanni Santambrogio

Considerando che sono nato il 30 maggio 1993, l’Europa per me significa la normalità. Non solo l’Europa, ma anche la stessa Unione europea e una serie di vantaggi oggi garantiti ai cittadini europei. Do per scontato la pace, perché non conosco la guerra; do per scontato il cibo in tavola, perché non conosco la fame; do per scontate democrazia e prosperità, perché non conosco totalitarismi e miseria.

| Scritto da Redazione
Una nuova narrativa per rilanciare l’integrazione in Europa di Giovanni Santambrogio

Una nuova narrativa per rilanciare l’integrazione in Europa di Giovanni Santambrogio

 Considerando che sono nato il 30 maggio 1993, l’Europa per me significa la normalità. Non solo l’Europa, ma anche la stessa Unione europea e una serie di vantaggi oggi garantiti ai cittadini europei. Do per scontato la pace, perché non conosco la guerra; do per scontato il cibo in tavola, perché non conosco la fame; do per scontate democrazia e prosperità, perché non conosco totalitarismi e miseria.

Ovviamente, pace e prosperità non sono prerogativa esclusiva dei Paesi membri dell’Unione europea. Va tuttavia sottolineato che non vi è alcuna regione al mondo dove un gruppo così numeroso di Stati abbia raggiunto un livello così alto e diffuso di ricchezza, pace, stabilità democratica e giustizia sociale.

Tuttavia, l’Europa e l’Unione europea si trovano oggi in pessimo stato. La scadente gestione della crisi, in particolare, ha creato l’ambiente ideale per la crescita di movimenti nazionalisti ed euroscettici, bravi ed opportunisti ad incanalare il diffuso malcontento sociale nei confronti di Bruxelles. L’Unione è oggi da molti percepita come una tecnocrazia chiusa nella sua torre d’avorio, interessata unicamente al proprio perpetuarsi.

Dove si è sbagliato?

In molti credono che la crisi economica, peraltro non originatasi in Europa, sia la causa della crisi politica in cui versa l’Unione. Personalmente, mi trovo in disaccordo. A cavallo tra i due millenni, infatti, le difficoltà nel far rispettare le regole comuni (la cosiddetta enforceability) avevano già portato a galla le contraddizioni strutturali dell’Unione e la bocciatura della Costituzione europea ha costituito già di per sé un eloquente campanello d’allarme. Sta di fatto che l’Unione si trovava in una situazione che necessitava un certo ripensamento del proprio funzionamento, e forse della propria ragion d’essere, ben prima del 2008.

Durante gli anni della crisi, l’Unione ha senza dubbio commesso errori di metodo nel tentativo di risolvere la situazione venutasi a creare. Le politiche di austerity attuate in risposta alla crisi economica non solo non hanno funzionato, ma hanno contribuito a peggiorare la situazione. In ogni caso, l’errore maggiore è stato di natura concettuale, nella definizione stessa, e quindi nell’interpretazione, della crisi solo attraverso una lente strettamente economica. Così facendo si è favorito quel meccanismo che ha portato all’ascesa dei movimenti nazionalisti ed euroscettici.

 

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Giovanni Santambrogio si è laureato all'Università degli Studi di Milano in Scienze internazionali e istituzioni europee, ed è iscritto al secondo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Bologna. Ha pubblicato "Leaving the Euro: a Feasible option for Italy?" per il Centro Studi Europei di Salerno e "Brazil and South American Regionalism" per la rivista brasiliana Poder e Cultura.

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