VETERANI DI UNA GUERRA SCONOSCIUTA | VINCENZO ANDRAOUS ( PAVIA)
Anche oggi un nuovo episodio di violenza giovanile, c’è scappato il morto, e non si contano i feriti lasciati a terra per pura smania di apparire, di confezionare nuove tacche sul manico del coltello. I giovani arrestati riempiono gli istituti minorili, Sì, è vero, vengono presi e ammanettati, ma non hanno alcuna paura della nuova legislazione punitiva, un continuum di aggressioni con lame di ogni foggia e dimensione, molte volte azioni prive di scopo, di utilità, una violenza priva di motivazioni. A tutto ciò occorre aggiungere l’uso e abuso delle droghe illegali, quale pass necessario a essere veterano di una guerra che però non è mai stata tua né mai lo sarà, ma nel frattempo rendono ingestibile la vivibilità delle periferie come delle città. Tutto ciò è davvero inaccettabile, ma pensare di combattere questa deriva esistenziale soprattutto nei più giovani, con la sola riposta repressiva, carceraria, è pura follia. Queste generazioni 2.0, sono identiche a quelle di ieri, di domani, di oggi, perché tutte inchiodate ai totem della ribellione adolescenziale, ai nuclei famigliari disintegrati, dalle nuove povertà che non consentono di migliorare i rapporti con l’altro, le relazioni nel rispetto delle regole e della legalità. Sì, certo, la galera è il giusto castigo, la punizione la conseguenza, ma ugualmente i coltelli girano, colpiscono, fanno sangue e disperazione. Le galere per minori stanno collassando, dunque non è la minaccia della reclusione che ferma un irresponsabile di 14 o 15 anni che disconosce la realtà: in prigione non esistono eroi ma soltanto uomini sconfitti. Già abbiamo detto a sufficienza dell’assenza ingiustificata dei protagonisti dell’educazione di base del cittadino, della famiglia, della scuola, della stessa comunicazione manipolata a briglia sciolta. Sono secoli che lo diciamo, eppure questo è il risultato. Di fronte a questo sfascio sociale, dove le parole sono usate male e tutto viene circoscritto con il problema dei maranza ( lo sono ) con l’innalzamento delle pene. Mi rendo perfettamente conto di non essere un tecnico del diritto, della strategia preventiva, non so quale sia la strada migliore da percorrere con buona speranza di successo, sò soltanto che il dolore per qualcuno ferito, ucciso, per un innocente vittima designata, è un cratere di profondo dolore che nasconde e spesso nega la necessarietà dell’educare al rispetto dell’altro.



