Egregio direttore,
il presidente del consiglio comunale, Luciano Pizzetti, ha dichiarato di essere favorevole alla riforma della giustizia e di avere intenzione di votare sì al prossimo referendum.
Così innesca dibattito politico e spiazza. Pizzetti ha precisato che la sua scelta nasce non da oggi e ha ricordato di aver appoggiato in passato i referendum promossi dai Radicali sulla separazione delle carriere come argine al fenomeno degli errori giudiziari (una sciocchezza, perché gli errori dipendono dalle capacità dei magistrati, non dalla separazione o meno delle carriere), concludendo che è una «questione di coscienza» su cui ognuno, indipendentemente dal partito cui appartiene, ha piena libertà di azione.
Ora, se è vero che gli iscritti a un partito possono avere libertà di scelta su decisioni che riguardano valori privati che attengono la vita delle persone, anche in dissenso con la linea del partito, nel caso specifico si tratta di una scelta pubblica e politica di rilievo costituzionale, di che ha conseguenze sulla vita dei cittadini che usufruiscono di un servizio
e che modifica, nella prospettiva futura del governo, il rapporto tra i poteri dello stato.
Non c’è bisogno che io ricordi al presidente Pizzetti che valore avesse nel PCI, di cui è stato storico esponente, la questione della disciplina di partito; comprenderà benissimo come una sua scelta di questo tipo possa mettere in imbarazzo il Pd locale.
La domanda da farsi è però, forse, un’altra: ma a Pizzetti importa realmente quale sia il parere della maggioranza dem e della sua segretaria?
Vincenzo Montuori
Cremona



