Giovedì, 20 agosto 2026 - ore 23.21

ADUC Femminicidio. La colpa siamo noi

Sei donne uccise in cinque giorni. Atti di femminicidio vedono gli assassini rei-confessi, quando non tentano il suicidio.

| Scritto da Redazione
ADUC Femminicidio. La colpa siamo noi

ADUC Femminicidio. La colpa siamo noi

Sei donne uccise in cinque giorni. Atti di femminicidio che, quasi sempre in linea con quelli precedenti, vedono gli assassini rei-confessi, quando non tentano il suicidio.

Eppure abbiamo una legge, con la tragica esternazione di qualche politico che dà colpa al Governo se c’è scarsa vigilanza e applicazione, ma solo una sorta di repressione a posteriori, quando la donna è stata già ammazzata e le gazzette che scolpiscono frasi del tipo “ennesimo femminicidio”... che ormai “fa il paio” con “ennesimo morto sul lavoro”. E tutti lì distratti o che non capiscono, che pronunciano frasi del tipo “mai più” e interviste a vicini e parenti che dicono sempre che le vittime, e spesso anche gli assassini/responsabili, erano bravissime persone.

Visto l’andazzo, con tanto di richieste tipo “il governo venga a riferire in aula”, ci aspettiamo reazioni tipo inasprimento di pene. Con tragico sarcasmo non possiamo far altro che aspettare le prossime vittime…. e ricominciare da capo.

Inoltre, è frequente, anche tra i decisori istituzionali, sentir dire che il problema è molto culturale. E crediamo abbiano ragione.

Ma. al momento, tra informazione e stimoli culturali, tra leggi e pene che alcuni distratti o in mala o buona fede, credono che dovrebbero scoraggiare i potenziali assassini… siamo sempre allo stesso punto, anzi sembra che si peggiori.

Premessa che informazione diffusa e particolareggiata, nonché servizi tipo telefono di aiuto, sono importanti e dovrebbero essere potenziati, ci sono una serie di domande che le istituzioni non sono in grado di porsi, ma solo di controllare e favorire che siano libere da pregiudizi e censure.

La fondamentale domanda è: non è che questo accade perché la nostra è una società e cultura patriarcale? Verso la quale non c’è legge o pena scoraggiante che tenga, tant’è che, per l’appunto, gli assassini e violenti sono i primi a riconoscere di esser tali.

Abbiamo sfondato una porta aperta.

Ma ci sono tante porte che in diversi credono siano aperte, ma che lo sono solo in tempi e modi del loro essere. Che è quello - per intendere - che porta un uomo ad ammazzare una donna che non vuole sottomettersi a quello che lui chiama amore, considerandola non degna di vita per questa alterità. Cosa che nella tradizione giudaico-cristiana si fa finta che non ci sia. E che nella tradizione islamica è presente in ambiti che qualcuno chiama estremi e/o deviati.

Su questo non c’è inasprimento di pena o avviso di peccato che tenga. A noi cittadini non resta che raccogliere i resti e leccare le ferite. 

Pochi lo riconoscono, e quando lo esternano vengono considerati reietti da emarginare: i motivi sono nelle culture religiose, le stesse che impongono il matrimonio indissolubile come le tavole dei comandamenti o il maschio (e solo lui) che possa sposare tutte le donne che vuole e su di esse decidere loro vita e morte.

Il problema è che coloro che hanno come base questi principi religiosi (anche se non li esternalizzano in queste forme estreme), spesso sono gli stessi che fanno leggi e dispensano pene.

Il cambiamento “diffuso” non è possibile. Sarebbe possibile solo a livello individuale. Che le istituzioni possono stimolare. Prendiamone atto, siamo esseri umani anche di questo tipo.

 
Vincenzo Donvito Maxia

Presidente ADUC
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