Domenica, 16 dicembre 2018 - ore 21.20

Amnesty denuncia In Francia misure antiterrorismo ingiuste

FRANCIA, AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: MISURE ANTITERRORISMO INGIUSTE, USATE PER PERSEGUITARE LE PERSONE E NON PER PERSEGUIRE I REATI

| Scritto da Redazione
Amnesty denuncia In Francia misure antiterrorismo ingiuste

Amnesty denuncia In Francia misure antiterrorismo ingiuste

FRANCIA, AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA: MISURE ANTITERRORISMO INGIUSTE, USATE PER PERSEGUITARE LE PERSONE E NON PER PERSEGUIRE I REATI

Nonostante un anno fa sia stato abolito lo stato d’emergenza, in Francia i poteri eccezionali antiterrorismo continuano a essere usati ingiustamente per punire persone, lasciate senza accusa né processo a languire in un limbo giudiziario.

Lo ha reso noto un nuovo rapporto di Amnesty International, intitolato “Francia, puniti senza processo: l’uso delle misure amministrative di controllo nel contesto dell’antiterrorismo”, che rivela come, aggirando il sistema e i principi della giustizia penale ordinaria, i controlli impongano gravi limitazioni ai diritti delle persone.

“I provvedimenti temporanei introdotti durante lo stato d’emergenza con lo scopo di proteggere la popolazione dalla minaccia del terrorismo sono stati incorporati nella legge francese. Stanno devastando la vita delle persone, togliendo brutalmente loro i diritti”, ha dichiarato Rym Khadhraoui, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa occidentale.

“La Francia ha creato un sistema giudiziario di seconda fascia che prende di mira le persone sulla base di criteri ampi e vaghi, fa affidamento su informazioni segrete e non offre alle persone opportunità significative per potersi difendere”; ha aggiunto Khadhraoui.

Garantendo alle autorità una sostanziale discrezione per punire persone al di fuori del sistema giudiziario ordinario, i controlli si prestano all’abuso e a un’applicazione discriminatoria, anche nei confronti delle persone di fede musulmana.

In una versione moderna dello “psicoreato” orwelliano, i controlli sono imposti sulla base non di un reato effettivamente commesso bensì sulla base di cosa una persona potrebbe fare in futuro. Queste misure “prima del reato” possono avere un drammatico impatto sulla vita delle persone destinatarie e delle loro famiglie.

Basati su criteri imprecisi e solitamente su informazioni non rese pubbliche, i controlli consentono al ministero dell’Interno di imporre un’ampia serie di limitazioni come impedire di allontanarsi da una città, prevedere l’obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia o il divieto di contattare determinate persone.

“Rochdi” è stato costretto per un anno e mezzo a rimanere nella piccola città di Echirolles. In questo periodo non ha potuto visitare la madre, che vive in un’altra località, né trovare un lavoro a causa delle limitate possibilità d’impiego in una città la cui area è di soli otto chilometri quadrati.

“Mi hanno rovinato la vita. È peggio che stare in prigione: è come stare in prigione mentre sei fuori. Almeno in prigione non hai alternative”, ha raccontato ad Amnesty International.

Le misure di controllo spesso danno luogo a situazioni assurde. Nel caso di “Rochdi” c’era un conflitto tra l’obbligo di lavorare che gli era stato imposto da un giudice e le restrizioni derivanti dai controlli, che gli hanno fatto perdere il lavoro.

In casi come questo, i controlli limitano in modo iniquo non solo la libertà di movimento ma anche il diritto alla riservatezza, alla vita familiare e al lavoro, in violazione degli obblighi di diritto internazionale della Francia.  

Kamel Daoudi è sotto controllo da oltre 10 anni. Deve vivere in un villaggio a oltre 400 chilometri di distanza dalla famiglia, presentarsi alla polizia tre volte al giorno e rispettare un coprifuoco notturno. Poiché le autorità francesi non rinnoveranno il suo permesso di soggiorno temporaneo e non possono peraltro rimpatriarlo nel suo paese, l’Algeria, a causa del rischio di essere torturato, egli è praticamente intrappolato a tempo indeterminato.

“Queste misure sono inumane, tutta la mia vita è organizzata in loro funzione. Hanno ridotto la mia vita a qualcosa di molto assurdo”, ha raccontato ad Amnesty International.

Il rapporto di Amnesty International denuncia anche che, a un anno dall’abolizione, le persone arrestate sotto lo stato d’emergenza ma mai incriminate o poste sotto inchiesta subiscono ancora gravi conseguenze sul piano psicologico e ciò si estende anche alle loro famiglie. Le attuali misure di controllo potrebbero avere simili effetti di lungo periodo.

“Abolito lo stato d’emergenza, è emerso uno stato permanente e draconiano di securitizzazione. Le misure straordinarie sono diventate ordinarie, le prove sono state sostituite da informazioni segrete di intelligence e le persone hanno finito per essere perseguitate anziché perseguite”, ha commentato Khadhraoui.

“Proteggere le persone da attacchi violenti è di vitale importanza, ma mettere da parte il sistema giudiziario ordinario per prendere di mira persone sulla presunzione che in futuro potrebbero commettere reati è assurdo e ingiusto. Queste misure di controllo devono essere rimosse”, ha concluso Khadhraoui.

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