Sabato, 20 luglio 2019 - ore 22.00

AMNESTY RUSSIA, TENTATIVO DI BLOCCARE TELEGRAM

Alla vigilia dell’udienza del tribunale distrettuale di Tagansky, a Mosca, che il 13 aprile dovrà pronunciarsi sulla richiesta del Roskomnadzor - l’organismo russo di controllo sui media - di bloccare l’applicazione di messaggistica Telegram

| Scritto da Redazione
AMNESTY RUSSIA, TENTATIVO DI BLOCCARE TELEGRAM

AMNESTY RUSSIA, TENTATIVO DI BLOCCARE TELEGRAM

Alla vigilia dell’udienza del tribunale distrettuale di Tagansky, a Mosca, che il 13 aprile dovrà pronunciarsi sulla richiesta del Roskomnadzor - l’organismo russo di controllo sui media - di bloccare l’applicazione di messaggistica Telegram per il suo rifiuto di condividere col governo le informazioni sugli utenti, il vicedirettore di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale Denis Krivosheev ha dichiarato:

“Cercando di bloccare Telegram, le autorità russe stanno lanciando l’ennesimo assalto alla libertà d’espressione online nel paese”.

“Negli ultimi anni le autorità russe hanno costantemente preso di mira gli ultimi pochi spazi rimasti a disposizione per esercitare la libertà d’espressione: hanno bloccato portali che le criticavano, imposto regole draconiane sull’archiviazione dei dati e dichiarato ‘agenti stranieri’ organi d’informazione registrati fuori dalla Russia”.

“Ora intendono colpire una delle più popolari applicazioni di messaggistica, solo perché ha avuto il coraggio e l’integrità di rispettare la privacy dei suoi utenti. Auspichiamo che il tribunale di Taganksy mostri allo stesso modo rispetto per la libertà d’espressione e non si pieghi alle richieste repressive del governo”.

Ulteriori informazioni

Nel 2017 il Roskomnadzor aveva chiesto a Telegram di rispettare la legge che obbliga tutti i fornitori di servizi online a registrarsi in Russia e di consegnare le chiavi della crittografia all’Fsb, i servizi di sicurezza federali.

Telegram ha accolto la prima richiesta ma il suo fondatore Pavel Durov ha rifiutato di conformarsi a quelle che ha definito “leggi incompatibili con le nostre politiche sulla privacy”.

 

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