Venerdì, 03 dicembre 2021 - ore 13.48

ANNI SESSANTA, TRA DIGNITA’ E BLUE-JEANS | G. Carnevali

| Scritto da Redazione
ANNI SESSANTA, TRA DIGNITA’ E BLUE-JEANS | G. Carnevali

(…ce li facevamo tagliare per far risaltare gli attributi!).
Anni '60: “meliricordo”…fischia se me li ricordo.  Le prime sbandate, i primi approcci, i primi innamoramenti, la mano nella mano. Per il resto…”mancia”! Erano gli anni del 'Beat', della ribellione e dell'anticonformismo. Beatles e Rolling Stones, James Dean, Twiggy e Mary Quant La moda era per tutti. La rivoluzione giovanile era legata al rifiuto del tradizionale, di tutto ciò che veniva imposto dagli schemi sociali e in primo luogo dai genitori. La scuola “la” si bigiava al cenno di un infuocato schiocco di dita: “l’è”! Una rivoluzione culturale che aveva come manifesto la musica dei Beatles e dei Rolling Stones, i blue-jeans di James Dean, la magrezza di Twiggy e le minigonne di Mary Quant. E poi a noi “ci” piaceva vedere quello che non vedevi (però te “la” immaginavi!). Più che mai i nuovi giovani si esprimevano nei comportamenti e nei vestiti, contrapponendo la nuova moda al classico completo. I giovani si impegnavano a violare deliberatamente i canoni del 'buon gusto'; usavano capi che i loro genitori non avrebbero potuto vestire senza sembrare disastrosi o addirittura ridicoli.

C’erano (“eccomesec’erano”) poi i soliti fighetti, con pantaloni stirati dalla mattina alla sera, camicia chiara (azzurrino-rosato-verdino ma non troppo), imperdibile cravatta d’ordinanza, con nodo rigorosamente compito da papà loro. I ragazzi degli anni Sessanta (IO C’ERO, ECCOME SE C’ERO, IN TUTTO E PER TUTTO!) che ascoltavano "Yellow Submarine" dei Fab Four di Liverpool e "Satisfaction" dei trasgressivi Stones, si immedesimavano facilmente negli ideali e soprattutto nel modo di apparire dei loro miti. Allora ecco i primi caschetti, il taglio di capelli più imitato del secolo, o gli occhiali tondi di John Lennon, o ancora le camicie strette di Mick Jagger. Ma il must (l’obbligo, il dovere) erano i BLUE-JEANS. A me “mi” piacevano un casino…i blue-jeans! Parola d'ordine di un modo di vestire e di uno stile di vita che ha contraddistinto quell'epoca e che ancora oggi costituisce il pezzo base dell'abbigliamento dei giovani e dei meno giovani. I pantaloni dei ragazzi, importati dagli States già negli anni Cinquanta, venivano tagliati in modo da dare risalto agli “attributi”, insomma, direttore, quelle “fattezze umane” che uno ce le ha o non ce le ha!. Strettissimi, a vita bassa, arricchiti da cinture più o meno importanti, nati dall'esigenza di contrapporsi ad un modo classico e tradizionale di vestire, ma anche dalla praticità, dalla economicità e dalla resistenza di questo nuovo e unico tessuto. S’andava “in giù ed in su” per la Galleria per esibire tutto quel po’ po’ di ben di dio, poi si entrava alla Upim (indimenticabile passatempo per i più arditi di noi), si versano fialette puzzolenti…salvo venire  poi denunciati presso la Questura cittadina.

Lì, in quei luoghi reprimendi, statene pur certo direttore, erano guai, ma guai seri. Ed i genitori (quelli di allora, va là), “mica” che stavano tanto a perdonare, “mica” che erano tanto protettevi, sapete! Oggi? Oggi tutto va bene…madama la marchesa! Ma chi li porta oggi, ancora oggi, signor Gianca e poi Carlo, in quella nostra “parva sed apta nobis” Cremona i blue-jeans per far risaltare gli “attributi” (e sapete bene a quali attributi io alluda)? E’ metafora, ho abusato volentieri di una conciliante metafora, ok, “vabbene”! Dite, dite pure? Forse l’amministrazione al governo della città (tutta, nessuno escluso)? I sindacati? I partiti, dallo schieramento più sinistrorso a quello più destrorso? Le Istituzioni, a vario titolo chiamate e “RECLAMATE” ad essere presenti e responsabilmente “responsabili” sul territorio? Mi sono persino “esaustito”, toh! Tempo fa vergavo una personale “ambasciata” ad un carissimo amico, giornalista per vocazione, non già dell’ on-line, piuttosto della immarcescibile carta stampata, ispiratore (dunque proprietario) di un “laboratorio di idee” ubicato oltre la “Linea Gotica”, con la seguente annotazione: “Mi sei diventato anche tu un “fighetto”? Ti ricordavo con quei tuoi “sdolcinati” blue-jeans, stretti stretti da far paura, da vero “duro” stile macho, tanto da far risaltare certe “forme” del tuo corpo che alle più innocenti delle più innocenti nostre comuni “amichette” diventavano tripudio di sezioni d’archi, tamburi a marcetta militare, confidenziali “toccate e fughe”  sottolineanti momenti epici da annotare pedestremente sul loro “libro paga”!. “Macheffai”…ora, non persegui più quegli obiettivi per i quali a te il dubbio non è mai stato compagno? “Macche”, sei diventato, ahimè, un rincorraiolo (tu quoque!) di veline e di battone. Sputa il rospo, va là, prima che il rospo sputi te!”. Fine, ho finito: che il Signore ci benedica, sempre ed ovunque, me e voi, Gian e poi Carlo, soprattutto tutti quegli altri “uomini di buona volontà”. Neanche i bambini si fidano più…di quegli uomini …di buona…volontà! Grazie direttore per l’attenzione.
 
giorgino  carnevali

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