Sabato, 13 luglio 2024 - ore 06.32

Asst Crema Ablazione epicardica, una procedura innovativa per aritmie cardiache

Ablazione epicardica, in cardiologia a Crema d’avanguardia per trattare le aritmie cardiache grazie ad un ottimo lavoro di squadra

| Scritto da Redazione
Asst Crema Ablazione epicardica, una procedura innovativa per aritmie cardiache

Ablazione epicardica, a Crema una procedura innovativa per trattare le aritmie cardiache

Ablazione epicardica, in cardiologia a Crema d’avanguardia per trattare le aritmie cardiache grazie ad un ottimo lavoro di squadra

 All’ospedale di Crema le aritmie cardiache vengono trattate con tecniche d’avanguardia. Di recente,  è stata praticata un’ablazione epicardica per il trattamento di una forma di tachicardia da rientro atrio-ventricolare. Si tratta di una tecnica mininvasiva che consente di curare anche le aritmie che originano dalla porzione più esterna del cuore (epicardio). E’ un intervento particolarmente complesso che solo pochi centri in Italia utilizzano per le procedure di ablazione.

 Realizzata dall’equipe di elettrofisiologia dell’unità operativa di cardiologia diretta da Michele Cacucci, ha visto impegnati i dottori Chieffo, Carrozzi, D’amore e Dossena, oltre al dottor Massimo Tritto, responsabile dell’Unità di Elettrofisiologia presso l’Istituto Humanitas “Mater Domini” e al personale infermieristico di sala (infermieri Ginelli, Tolasi, Benelli, Fornaroli, Festari). Fondamentale supporto è stato offerto anche dall’unità operativa di anestesia e rianimazione diretta dal dottor Giudo Merli per lo svolgimento della procedura in anestesia generale.

 La tecnica si è resa necessaria per un paziente che era stato già sottoposto presso altri centri ospedalieri a procedure di ablazione ma che accedeva in pronto soccorso per continue recidive di tachicardia nonostante assumesse regolarmente alte dosi di farmaci antiaritmici. L’aritmia era legata ad un filo di conduzione presente tra atrio e ventricolo destro dalla nascita (via accessoria atrio-ventricolare) che, determinando un cortocircuito tra atrio e ventricolo, innescava e sosteneva la tachicardia. Il dottor Chieffo, insieme ai colleghi dell’equipe di elettrofisiologia, ha intuito come il fallimento delle precedenti ablazioni fosse legato alla particolare posizione di questo filo aggiuntivo che non si trovava in endocardio (zona interna del cuore) ma sulla sua superficie esterna.

 Questa particolare metodica si è rivelata efficace. “Dopo l’intervento il paziente non ha avuto più recidive di tachicardia ed è stato dimesso dopo 48 ore in perfetto benessere e senza dover assumere alcun farmaco” spiegano dell’equipe. “Si è trattato di un ottimo lavoro di squadra, ringraziamo quanti hanno preso parte a questa procedura per la cortese e professionale collaborazione”.

 

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