Mercoledì, 23 gennaio 2019 - ore 13.19

Attilio Boldori, un martire della lotta antifascista, di Giuseppe Azzoni

Nell’ambito del 90° della morte di Attilio Boldori organizzato dalla Associazione Emilio Zanoni, l’intervento di Giuseppe Azzoni ha trattato dell’esperienza del socialismo municipale a Cremona

| Scritto da Redazione
Attilio Boldori, un martire della lotta antifascista, di Giuseppe Azzoni

Nell’ambito del 90° della morte di Attilio Boldori organizzato dalla Associazione Emilio Zanoni, l’intervento di Giuseppe Azzoni ha trattato dell’esperienza del socialismo municipale a Cremona. Tra il 1914 – anno della squillante vittoria socialista nelle elezioni comunali (ripetutasi nel 1920) – ed il 1922 quando l’amministrazione “rossa” fu rovesciata da una violenza che arrivò a numerosi assassini tra cui quello di Boldori, il Comune di Cremona mise in pratica una linea politico – amministrativa che venne definita “socialismo municipale”. Attilio Boldori, dirigente cooperativo ed amministratore locale, i sindaci che si sono succeduti Attilio Botti, Tarquinio Pozzoli (pure su posizioni ideologiche diverse), Giuseppe Chiappari, ed una figura di grande capacità propositiva e competenza come Giuseppe Garibotti, ne furono protagonisti.

Socialismo municipale innanzitutto perché finalmente il Comune veniva amministrato da eletti appartenenti alla classe lavoratrice ed ai ceti popolari sempre prima esclusi (sino ad allora anche i progressisti erano comunque espressione dei ceti abbienti e delle famiglie notabili). Quindi per lo sforzo di rendere il comune autonomo ed in condizione di mettere davvero in pratica deliberazioni di sviluppo e di socialità. A partire dalla disponibilità di entrate adeguate e meno provenienti da dazi gravanti sulla povera gente ma da imposte cui contribuissero ricchi e possidenti.

Quindi vennero compiute e messe in opera scelte di grande livello per servizi municipali di base come acqua, elettricità, gas (nel 1915 viene creata AEM). E poi trasporti pubblici, scuola per l’infanzia e primaria, lotta all’analfabetismo, sanità (ospedale unificato), medicinali gratuiti per gli indigenti (con la nascita di farmacie comunali). Azienda annonaria per la disponibilità di beni essenziali come pane, latte, legna in periodi di guerra e dopoguerra soggetti a penuria e conseguente speculazione. Opere pubbliche necessarie (arginature, igiene fognaria, stradali) con sollievo per la disoccupazione tramite cooperative di lavoro. Assistenza al posto della carità. Quindi l’unificazione dei comuni di Cremona e di Due Miglia, una scelta decisiva per il futuro del capoluogo. Attilio Boldori dette un contributo determinante in queste vicende e va ricordato anche per questo oltre che come vittima, martire della violenza squadrista.

 

Chi era Attilio Boldori

Nato a Duemiglia (Cremona) nel 1883. Assassinato dai fascisti l’11 dicembre 1921. Socialista sin dagli anni giovanili. Combattente della prima guerra mondiale, guerra che avversò sempre duramente. Gravemente ferito tornò invalido. Subito dopo la guerra fu con Arturo Verzelletti, Caporali ed altri compagni uno dei dirigenti più stimati e capaci della Federazione Socialista di Cremona. Redattore dell’Eco del Popolo, membro dell’Esecutivo della Camera del Lavoro. Fu consigliere comunale di Cremona e Vice presidente dell’Amministrazione Provinciale dall’ottobre 1920. In uno scontro con i fascisti ebbe un braccio spezzato. Mentre stava svolgendo in provincia la propria attività di dirigente del movimento operaio venne riconosciuto da un gruppo di squadristi fascisti. Venne inseguito in aperta campagna e massacrato con bastonate e calci presso la cascina Marasca. L’efferato assassinio ebbe una forte risonanza nazionale; a Cremona venne proclamato uno sciopero generale.

Ai suoi funerali, pur essendo la città percorsa da minacciose squadracce fasciste parteciparono larghe masse di cittadini.

(fonte www.anpi.cremona.it)

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