Sono con Tommaso, ventiduenne medese da un anno a Sydney. Lavora in una pizzeria neo vegana e studia inglese. Ci sediamo in un ristorante sudamericano. Argomenti del nuovo emigrante.
E poi, come d'incanto e senza alcun preavviso, una canzone. Sì, proprio la mia hit, azzeccata in assoluto. Mi giro di scatto. Un signore attempato e dal sorriso accattivante, con apparecchiatura da karaoke professionale, canta.
"He sabido que te amaba, cuando he visto que tardabas en llegar...". Ho capito che ti amo, anno 1964, Luigi Tenco. Sublime.
Come un invasato mi alzo di scatto e mi metto a cantarla in italiano davanti a lui, che mi guarda compiaciuto e in uno stacchetto dice: "Wonderful, you know this song". E io: " Eh no, bello, you know!".
Mi accorgo che le emozioni da brividi mi riconducono sempre al mio passato e alla mia bella Italia. Tenco e Dalida, due destini comuni. Radici. Famiglia. Brianza. Amici. La Val de Mez. Il Circolo Socialista. La gentilezza di Suor Celestina. Fanin e Dolcini, i miei maestri. Don Renato e i tornei di pallavolo con il Colo Colo. Ul Balabi, ciminiera ambulante. La latteria della occhialuta Luciana. H2O, ti amo. I tredici anni da consigliere comunale a Cabiate quando intervenivo citando Freud e Anna Kuliscioff. Ero seduto accanto al PCI Fiorenzo Seveso e sindaco era quel galantuomo democristiano di Nando Nicolini. L'oratorio con il tesserino da bucare. Il ghiacciolo con la stella sul bastoncino e la corsa per prenderne un altro in regalo. La spuma arancio e marrone. La sezione del PSI sopra il mitico bar del Barone, che mi parlava dei suoi anni in un campo di lavoro in Germania. Il Marenghin, con il quale ho parlato, ovviamente di calcio, poco prima della sua recente scomparsa. Maddalena, ti amo. My God, il Roberto, mio allenatore nel CG Cabiate anni 68/71, con la sua vivida intelligenza e sorriso sarcastico. Piazza Umberto e l'orrenda tomba. Il Dionigi, che nel nuovo tempio degli incontri che ha sostituito la Chiesa, cioè un Centro Commerciale, mi ha detto di aver letto "Altrove" e solo 50 anni fa aggiustava la seicento multipla bianca e blu che odorava di zucchero, la prima auto che guidavo già a tredici anni quando riuscivo a rubare le chiavi a papà Carletto. Libero Vandi, ti voglio bene. Il Bardellotto, che mi prestava scala piccone cesoie, sapeva tutti i segreti della mia casa, mi mostrava il suo orto e mi trattava da figlio.
Strano essere a Sydney, a Bondi Beach, dove nel pomeriggio ho visto centinaia di ragazzi che surfavano (voce del verbo surfare) le onde e pensare così intensamente alla mia terra. Mi capita spesso quando sono lontano. 10 ore avanti nel fuso orario.
E questo girare il mondo mi mostra prepotentemente il mio vissuto. Indimenticabile.
Anyway. È tenera la nostalgia. Lasciamola andare dolcemente.
Ho preso appunti, non sul Moleskine, ma sul telefonino. In pillole cercherò di spiegare questa mia permanenza in Australia. Ho deciso di dare dei premi, insindacabili.
Cominciamo.
Medaglia d'oro: a chi ha pensato di mettere le quattro rotelle snodabili alle valigie. Per un viaggiatore inde-fesso non per caso come me, mi correggo, è da podio. Non lo stesso riguardo al progettista della Central Station di Brisbane che non ha previsto un ascensore e mi ha fatto fare sollevamento pesi per 53 gradini.
Medaglia d'argento: all'inventore delle ciabatte infradito, popolari ovunque. A me non piacciono perchè mi tolgono la pellicina tra l'alluce e l'illice. Ma cribbio, direbbe Silvio, questo tipo ha visto giusto. Fa camminare mezzo mondo. Meriterebbe un'olgettina per una notte. Buon lavoro.
Medaglia di bronzo: a WI FI, FB, Booking, Skype, One Word e vai col liscio. Ribaltato tutto in meglio. Sono ormai dipendente e avendo usato i gettoni aurei del telefono mi rendo conto dei benefici cambiamenti.
Medaglia di legno, preziosa, alla fine è un quarto posto: all'haka di Francesco, ragazzo diversamente abile, a Mareeba. Ballo mahori, poi da me condiviso, in una domenica di pasta biscotti torte pane fatti a mano in una fattoria di italiani, raccogliendo fichi d'India nei campi e mangiando pizza da forno a legna curata dal sempreinmovimento Carlo.
Premio Umberto Eco alla memoria: in Australia cappuccino lo scrivono tutti con doppia P doppia C. Eruditi.
Premio Castità: a tutti i ragazzi orientali che, anche a due centimetri di distanza e guardandosi negli occhi, non si baciano mai in pubblico. Due ragazzi occidentali sulle scale mobili limonano e poi. "Daje, annamo". Romani de Roma.
Premio Sandro Pertini: all'Onesty Box. Chiosco incustodito nel Queensland dove ci sono banane a disposizione e chiunque può prenderle lasciando quel denaro che ritiene sia giusto. Mio frutto preferito: ovviamente prese con Giuseppe, al quale ho chiesto un suggerimento per l'equità del contributo.
Coppa Gino Bartali: alla bicicletta Bianchi che ho utilizzato a Brisbane per due giorni. Senza cambio, leggera. Con la scritta Milano.
Premio Amleto, ancora da assegnare. Due finalisti: l'avocado è una frutta o una verdura? Gli spaghetti sono stati inventati dagli italiani o dai cinesi? That's the question.
Premio Sfiga uno: quando dovevo spostarmi di hotel a Sydney. La mattina esco e diluvia. Dopo 1 ora c'era un sole da 30 gradi.
Premio al Genio: a Marco Missiroli, mio futuro amato letterato genero, per avermi regalato prima della partenza una spina elettrica multipla che può essere regolata nel Paese in cui ti trovi. Genialata. Purtroppo Svizzera ( dedicata al Fetz).
Premio Sfiga due: sono stato punto da una vespa a Mareeba, nel giardino di Filippo. Ho dovuto prendere un farmaco antistaminico, mettere una pomata e per un giorno non ho potuto camminare. Ma con quello che è successo, un'inezia.
Premio Strega o Campiello: a un senzatetto che incurante della gente che gli passava accanto, vicino alla stazione del metro di Town Hill a Sydney, scriveva a penna su un foglio, veloce e ispirato.
Finalista per il concorso Masterchef: al cuoco cinese che mi ha preparato in un anonimo ristobar del centro Sydney degli spaghetti alla bolognese. Erano talmente abbondanti che sono andato in cucina e gli ho chiesto quanti grammi erano: 180. Divorati tutti perché a debito di carboidrati.
Premio Internazionale Teo Mammucari alla antipatia, o in alternativa, Premio Hitler alla memoria: alla receptionist cinese del primo hotel di Hong Kong che mi ha fatto aspettare, anche se la camera era pronta, per due ore e mezza perchè il check-in era alle 14. Dacia Maraini, parlando della sua detenzione in un campo di concentramento giapponese, raccontava alla Versiliana che, anche da seduti, non potevano appoggiare mai la schiena. Era adolescente. Per gli ideali di suo padre, antifascista coerente. Ma il sottoscritto, spirito libero, è riuscito a combinargliene una che non posso raccontare, talmente surreale e perfida. Tiè.
Premio Enrico Toti al coraggio: a me che, se mi sporgo da un secondo piano mi vengono le vertigini, (vero Gabriele quando mi chiedevi di provare a scalare con te?) per aver pagato 22 AUD, salito per 30 secondi sull'ascensore missile del Tower Eye e fotografato le mie linee oblique da lassù, 300 metri.
Miss Australia: al bianco e rosso contadino delle australiane, belle pastorizzate. In particolare però a una asiatica/occidentale che non passava inosservata alla cassa del supermercato Woolworths. Si dice che il prototipo di fisiognomica dell'anno tremila sia tendente all'asiatico. Ne sono convinto. 24 milioni di australiani, ma la presenza asiatica non la pensavo così massiccia.
Premio vomitoso, da petaloso (anche a me piace inventare le parole): alle lasagne mangiate a Brisbane. Pasta impalpabile. Brodaglia mista a carne. Sbobba.
Serie B: alla cucina italiana in Australia. Minoritaria. La fanno da padrone non i ristoranti classici ma ristobar giapponesi, cinesi, USA hamburger e l' Hungry Jack's australiano, contestato dai vegani, che suona come 'Quell'affamato di Giacomo'.
Frase storica: "Guagliò, fatti onore" pronunciata al porto di Napoli da un controllore della nave Aurelia e rivolta a Sergio Scaglietti che con la madre, più di 50 anni fa, lasciava Mantova e si imbarcava per raggiunge il padre a Wollongong, distretto siderurgico a 69 km. a sud di Sydney, dove faceva l'operaio in una acciaieria. Sergio si è laureato ingegnere studiando la sera. Gli ultimi 16 anni li ha passati lavorando alla manutenzione del Sydney Harbour Bridge che abbiamo visitato assieme. Giornata splendida. Gli occhi commossi di Sergio e la questione mai risolta del rapporto degli emigranti con l'Italia. Due nipotini che segue con tenerezza. Sergio, ti sei fatto onore. E hai fatto onore al nostro Paese. Oscar della ospitalità: alla famiglia di Filippo, Giuseppe e Lea, che mi hanno regalato il cappello del loro padre Duilio, che metterò nel mio scrigno esagonale.
Lavagna. Buoni e Cattivi.
Partiamo dal presupposto della inamovibilità di Fiorenzo Cattaneo, detto Sgau Florance Triangolo, fisso perpetuo nei cattivi dalla prima alla quinta elementare. Ad honorem.
Buoni: le paste danesi. Darling Harbour. Il numero 10. Il selfie con Tomomi, brutta giapponese incontrata all'aeroporto che mi ha dato la definitiva convinzione di capire se la giapponese difronte è bella o un cesso. Le costruzioni e le città di Calvino rese visibili dall'opera dell'uomo. Brisbane solo moderna, voto 6. Sydney varia e multietnica, voto 8 mezzo. Cairns: modesta, ma col Reef, 7/8. Puntualità e efficienza delle metropolitane, 9 e mezzo. Terra Madre esplosiva, in questo continente così wild e alle volte così debole. La Rain Forest a Kuranda. La piscina pubblica aperta sull'oceano a Cairns, idea da sviluppare in Italia. Il ferry old fashion che mi ha portato a Mainly per incontrare Amir Colombo, da quattordici anni in Australia. Felice di questa scelta e indaffarato nella sistemazione della propria casa con vista oceano.
Forme definite e da divenire dei grattacieli. Opera House, architettonicamente interessante. I semafori indicano il verde sempre con un suono.
Cattivi: Taipan e serpenti vari. I flyingfox, pipistrelli, che a migliaia si appendono durante il giorno sugli alberi del centro di Cairns. L'indicazione della ragazza provvista di GPS che mi ha indicato a ora tarda la strada, ma nella direzione opposta. Il complesso museale di Brisbane. Senza passato e senza futuro. Contemporaneo. Di tutto e di più. Senza una continuità logica. Un centro commerciale della cultura. E difronte il ponte deserto per pedoni e bike, monumento alla idiozia da segnalare al Gabibbo di Striscia la Notizia.
Il pagare prima al ristorante e essere chiamati a squarciagola con il numero che ti porti sul tavolo con un'asta metallica. La destra liberale al potere. La rottura della catena della bici affittata a Mainly.
Premio al Vincitore del Festival canoro italo-australiano: Bocelli. Partecipazione straordinaria dei Beatles. Poca musica nelle strade o solo nelle cuffiette.
Premio povertà: ai troppi mendicanti.
Menzione gastronomica speciale: al commovente beef di Kuranda. Tenera Tenera Vacca, dovevi aver avuto un carattere d'oro e mansueto. Sono davvero cinico e ti ho gustato well done. Con l'approvazione di Gordon Ramsey.
Maglia nera: al rafano Wasabi. Salsina verdognola derivata da un tubero. Slurp.
Per finire in musica, come all'inizio, e dare logica al mio scritto.
Elio Gandolfi e Antonello Venditti.
Due canzoni:
Elio: " Ah, la vita, più bello della vita non c'è niente e forse tanta gente non lo sa"
Antonello: "Che fantastica storia è la vita"
Io lo so che la vita è una storia davvero fantastica.
Stay tuned.
Maurizio Cazzaniga



