Sabato, 29 febbraio 2020 - ore 09.56

Basterebbero piccoli cambiamenti di altitudine delle rotte per ridurre del 59% l’impatto climatico delle scie degli aerei

Intervenendo sulle scie di condensazione e l’efficienza dei motori si potrebbe ridurre il danno totale di circa il 90%

| Scritto da Redazione
Basterebbero piccoli cambiamenti di altitudine delle rotte per ridurre del 59% l’impatto climatico delle scie degli aerei

Le scie degli aerei – quelle che qualche complottista chiama erroneamente “scie chimiche” – potrebbero essere dannose per il clima quanto le emissioni di CO2 del comparto. Ma il nuovo studio “Mitigating the Climate Forcing of Aircraft Contrails by Small-Scale Diversions and Technology Adoption”, pubblicato su Environmental Science & Technology da un team di ricercatori del Centre for transport studies dell’Imperial College London (UCL) e del Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt, ha scoperto che per diminuire il loro effetto basterebbero cambiamenti nell’altitudine di volo degli aerei di soli 2000 piedi». Secondo i ricercatori, «Questo, combinato con l’utilizzo di motori aeronautici più puliti, potrebbe ridurre fino al 90% i danni causati dalle scie al clima».

Il capo del team di ricerca, Marc Stettler, del dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’UCL, spiega che «Secondo il nostro studio, la modifica dell’altitudine di un piccolo numero di voli potrebbe ridurre significativamente gli effetti climatici delle scie dell’aviazione. Questo nuovo metodo potrebbe ridurre molto rapidamente l’impatto globale sul clima dell’industria aeronautica».

Gli scienziati non credono assolutamente alla teoria complottistica delle scie chimiche, ma pensano che le scie lasciate dagli aerei siano comunque un enigma climatico da risolvere. All’UCL spiegano da cosa dipende questo fenomeno: «Quando i gas di scarico caldi degli aerei incontrano l’aria fredda a bassa pressione dell’atmosfera, producono nel cielo strisce bianche chiamate “scie di condensazione”. I fumi della scia contengono particelle di black carbon che forniscono superfici sulle quali l’umidità si condensa per formare particelle di ghiaccio. Vediamo questa condensazione come soffici strisce bianche. La maggior parte delle scie durano solo pochi minuti, ma alcune si diffondono e si mescolano con altre scie e cirri, formando “scie di cirri” che durano fino a 18 ore.

Studi precedenti suggeriscono che, a causa di un effetto noto come “forzatura radiativa”, le scie e le nuvole che contribuiscono a formare hanno un impatto sul riscaldamento globale equivalente a quello di tutte le emissioni di CO2 del trasporto aereo. La differenza essenziale tra la CO2 e le scie di condensazione è che mentre l’impatto della CO2 nell’atmosfera dura centinaia di anni, quello delle scie è di breve durata e potrebbe quindi essere ridotto rapidamente.

Stettler e il suo team hanno usato simulazioni al computer per prevedere come il cambiamento di altitudine degli aerei potrebbe ridurre il numero delle scie di condensazione e la loro permanenza, il che ridurrebbe il loro impatto sul riscaldamento. «Questo perché le scie si formano e persistono solo in strati sottili dell’atmosfera che hanno un’umidità molto elevata – sottolineano all’UCL – Dato che questi strati sono sottili, piccoli cambiamenti delle quote di volo significherebbero che gli aerei potrebbero evitare queste regioni, portando a un minor numero di scie di condensazione».

Utilizzando i dati dell’ Electronic Navigation Research Institute del Giappone il team anglo-tedesco ha scoperto che «Solo il 2% dei voli è responsabile dell’80% del forcing radiativo nello spazio aereo e Stettler evidenzia che «Una piccola parte dei voli è responsabile della stragrande maggioranza dell’impatto sul clima delle scie, il che significa che possiamo concentrare la nostra attenzione su di loro».

Tenendo conto dell’elevato traffico nello spazio aereo sopra il Giappone, il team ha simulato cosa succederebbe se questi aerei volassero 2000 piedi più in alto o più in basso rispetto alle loro attuali rotte di volo e ha scoperto che «Modificando le altitudini dell’1,7% dei voli, Il forcing climatico delle scie potrebbe essere ridotto del 59%».

Però, questa modifica dei voli causerebbe un aumento di meno di un decimo del consumo di carburante, ma i ricercatori dicono che la drastica riduzione della formazione di scie di condensazione più che compenserebbe to la CO2 rilasciata dal consumo extra di carburante.

Stettler è convinto che «Il nostro metodo di prendere di mira solo i pochi voli che causano il maggior numero di forcing climatici è il modo migliore per evitare aumenti delle emissioni di CO2. Siamo consapevoli che qualsiasi ulteriore rilascio di CO2 nell’atmosfera avrà un impatto climatico che si prolungherà per secoli in futuro, quindi abbiamo anche calcolato la possibilità se, con solo i voli che non emettano CO2 in più, avremmo potuto ancora ottenere una riduzione del 20% nel forcing delle scie». Il principale autore dello studio, Roger Teoh, anche lui del Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’UCL aggiunge: «La nostra simulazione dimostra che prendere di mira i pochi voli che causano le scie più dannose, oltre a fare solo piccoli cambiamenti di altitudine, potrebbe ridurre significativamente l’effetto delle scie sul riscaldamento globale».

I ricercatori fanno notare che «Anche i motori degli aeromobili svolgono un ruolo su quanto sono pericolose le scie. Le particelle di black carbon sono prodotte dalla combustione incompleta del carburante, quindi una nuova tecnologia di combustione dei motori più efficiente potrebbe contribuire a ridurle di circa il 70%. Questo, insieme ai piccoli cambi di altitudine, potrebbe aiutare a ridurre il danno totale delle scie di circa il 90%».

Ora i ricercatori britannici e tedeschi puntano a perfezionare le loro simulazioni per prevedere in modo più preciso le caratteristiche e l’impatto delle scie e per valutare i più ampi effetti e l’efficacia delle strategie di mitigazione delle scie come la modifica delle rotte di volo.

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