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Bisicchia L.2011 Anno Europeo del Volontariato

| Scritto da Redazione
Bisicchia L.2011 Anno Europeo del Volontariato

LA CITTADINANZA ATTIVA
In occasione dell’Anno Europeo del Volontariato, riteniamo o immaginiamo a
nostro parere che, solo nelle società in via di sviluppo, gli abitanti debbano
arrangiarsi per sopravvivere. Nelle civiltà evolute si consolida sempre più l’idea
che l’organizzazione civica debba offrire a ciascun cittadino il massimo di
prestazioni pubbliche, col minimo sforzo da parte dei singoli individui. Va
calcolata, per prudenza, una percentuale di tara. Tra le società civiche moderne,
potrebbe capitare, che qualcuna di esse diventi non solo retrograda, ma
trasformi il potere democratico in assoluto, e quelle più integraliste finiscano col
poggiare sull'accentramento dei poteri, in termini reazionari. Con la retromarcia
della democrazia, questi neo governi assoluti e fanatici manifestano la pretesa di
offrire solo loro e tutto ai loro abitanti. Pertanto quel potere pubblico, pieno di
inadempienze e preconcetti, diventa sospettoso e tende a considerare i cittadini
come sudditi, a limitare i diritti acquisiti e codificati, a vietare il libero
svolgimento dell’autovolontà cosciente, nell’ambito delle leggi vigenti.
L’assolutismo non solo ordina prescrizioni, ma mette a dura prova l’autonomia
dei cittadini, in alcuni o tutti i settori delle libere attività produttive, culturali, di
solidarietà, assistenza, e legate al volontariato. Quando il potere ha anche paura
delle iniziative private, notiamo che cerca di provvedere lui ai bisogni diffusi
(inizia con belle promesse), ma crescono pesanti apparati burocratici, che, con
buone intenzioni da parte della dirigenza insediata, risultano inefficienti e
spreconi e gli stessi addetti assumono toni autoritari ed evasivi a legittime
richieste di informazione. La cittadinanza attiva è un modo di vivere la vita
pubblica, un modo di agire senza aspettare la manna che cade dal cielo, senza
dover dipendere dai poteri costituiti, e senza temerli nello svolgimento delle
proprie attività culturali e di solidarietà civiche. Se ci troviamo in Paesi con
democrazia vivibile, dove si ha l'abitudine all’esercizio della libertà, i cittadini
hanno diritto acquisito per le iniziative sussidiarie e complementari anche nello
spazio pubblico, e il potere di solito sostiene (o dovrebbe, almeno non
contrasta) le libere iniziative di volontariato, e si fida delle capacità di uomini e
di donne, esercitate con gestione autonoma; nell’agire di costoro, non più solo
per il loro esclusivo interesse, ma partecipando gratuitamente alla soluzione di
alcuni problemi, fra i tanti, legati alla convivenza pacifica e produttiva, anche di
solidarietà umana, valorizzano la cittadinanza attiva. Queste premesse ci
giustificano il pensare che, potendo esercitare il volontariato senza
condizionamenti di parte, ci si trova in una società più evoluta, in un paese con
un grado avanzato di educazione civica, proprio perché una parte dei suoi
componenti sono disponibili ad assolvere compiti legati al vivere comune, e non
sono derisi o perseguitati da poteri occulti o palesi. Gli Stati e i poteri locali
(Regioni, Comuni) possono impegnarsi a migliorare la propria capacità di
soddisfare i bisogni diffusi, tenendo conto che ci sono persone interessate al
buon andamento delle cose, volontari che mettono "di tasca loro” anche
risorse e tempo libero, contribuendo alla soluzione di problemi che di
solito sono delegati alle istituzioni pubbliche, preposte per il bene
comune, a volte inadempienti. La cittadinanza attiva dunque, a nostro
parere, è un impegno civico, più che un dovere, esercitato nell’ambito del
sistema politico vigente. Si crea un legame sociale che nessun sistema
politico e partitico può imporre, esigere e sfruttare, perché la cittadinanza
attiva è considerata un dono, pertanto, non essendo un dovere, non la si
può imporre, perché non c’è ancora una legge che obbliga il donare. E’
un dono che perfeziona l'idea democratica, chiaro per gli operatori
interessati, laici e religiosi, e diventa un indice di qualità del sistema
politico vigente. (l.b.)

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http://www.welfarenetwork.it/images/stories/Allegati/evoluzioneeuropea06062011.pdf

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