Sabato, 18 settembre 2021 - ore 15.35

Caro Pizzetti il PD trascura gli strati sociali più deboli | R.Galletti (PD CR)

La mia generazione ha contribuito solo in piccolissima parte alla nascita del PD, ma potrà contribuire alla sua evoluzione e a ri-prendersi quei valori che potrebbero connotarne il ruolo di riferimento per la sinistra e per il futuro.

| Scritto da Redazione
Caro Pizzetti il PD trascura gli strati sociali più deboli | R.Galletti (PD CR)

Caro Pizzetti il PD ha trascurato gli strati più deboli della società | Roberto Galetti (PD Cremona)

Con questa lettera si apre pubblicamente un dibattito pubblico sulle strategie del PD sia nazionale che locale. Dibattito che prima era sotto traccia. Come sito pubblicheremo i vari contributi che verranno (Red/welcr/gcst)

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Caro Luciano, i tuoi contributi sono sempre di stimolo, anche perché colmano un vuoto nel dibattito politico pubblico che pesa ormai da tempo, anche dalle nostre parti.

Vorrei perciò aggregarmi al tuo ragionamento, collegandomi ad alcuni passaggi in particolare.

Il governo Conte nasce da una maggioranza parlamentare verificata dal Presidente della Repubblica, in linea con le consuetudini dell’Italia repubblicana. Anche il governo precedente, infatti, si era formato in questo modo. A maggior ragione, con una legge elettorale nata durante il governo Renzi, legge che aveva  un forte profilo proporzionale, anche questo nelle nostre tradizioni. Così come già nella Prima Repubblica, e come accade in altre democrazie, con un sistema elettorale a vocazione proporzionale ci si aggrega anche tra diversi, convergendo su un progetto di governo, più o meno forte, più o meno condivisibile.

Il “Conte II” è nato da una crisi innescata da Salvini e dalla sua forza politica per mero errore di valutazione, non certo per mancanza di consenso e di popolarità. Per questa ragione ritengo innanzitutto che non si debba fraintendere o sottovalutare l’attuale contrazione della Lega, se non altro perché quella stessa forza politica si adatterà più velocemente di noi al contesto post-pandemico.

Salvini ha interpretato la sua parentesi di governo con atteggiamenti autoritari e antieuropeisti, e purtroppo non era solo. Quella stessa traiettoria di destra ha provocato la Brexit e sta indebolendo altri Paesi europei, dentro e fuori l’UE. Senz’altro i governi sovranisti hanno mostrato la loro debolezza nella gestione della crisi sanitaria, danneggiando soprattutto – ancora una volta – gli strati sociali più fragili.

In quest’ultimo anno più volte mi è capitato di pensare “Per fortuna non siamo  guidati da un governo giallo-verde”. L’attuale  maggioranza  ha invece permesso di chiudere un’esperienza fatta di comparsate, di ministri in divisa  che ci evocavano le peggiori  democrature sudamericane. Io penso che l’attuale Consiglio dei ministri stia gestendo la pandemia in modo del tutto simile a quello delle altre democrazie europee, con meriti ed errori.

Anch’io come te – e senz’altro come tanti di noi – mi interrogo sul futuro, sugli scenari politici e sul ruolo del PD. Penso che tu abbia ragione quando sostieni che il PD è nato con premesse incerte. Io credo che la nascita del PD sia stata eccessivamente contrassegnata dalla mera fusione di classi dirigenti e che il suo progetto politico abbia escluso, aprioristicamente, una visione socialista che ci avrebbe quanto meno permesso un’analisi più articolata della globalizzazione e del passaggio epocale a cui si era di fronte, in primis la nuova rivoluzione tecnologica e la nuova grande trasformazione capitalistica. E le istanze, ancora attuali , che ci poneva la società civile organizzata e i movimenti sociali di quegli anni le abbiamo snobbate. Per ragioni di consenso, abbiamo preferito cavalcare alcuni grandi temi che le destre ritenevano prioritari. Le destre hanno avanzato le loro risposte e a noi, paradossalmente, quelle facevano meno paura delle nostre. Io penso che si sia ritenuto più opportuno interpretare il riformismo come un sedativo al neoliberismo, tentando certamente di riequilibrarne gli effetti sul piano sociale – laddove e fin dove si è riusciti – ma senza elaborare una reale alternativa, nell’illusione che il PD diventasse un punto di riferimento per la gran parte della società, innanzitutto per i supposti moderati.  Invece abbiamo trascurato i nostri tradizionali  referenti sociali, a partire dagli strati più deboli e indeboliti dai processi della globalizzazione e della quarta rivoluzione industriale. Abbiamo interpretato i problemi delle nostre città in un’ottica quasi esclusivamente securitaria. Abbiamo subito le trasformazioni del lavoro a senso unico, puntando eccessivamente sulla flessibilità dei lavoratori  e, alla fine, andando a sbattere contro il muro della loro precarizzazione. Così come non abbiamo distinto abbastanza le aziende più innovative e responsabili da quelle che stanno sul mercato a scapito della qualità del lavoro e dell’ambiente. Abbiamo affrontato la questione migratoria con troppa cautela e quasi sempre sullo stesso terreno delle destre, mentre i nodi cruciali da sciogliere – lo sappiamo bene – non stanno solo sui tavoli internazionali ma, a casa nostra, risiedono nella Bossi-Fini, nel non avere tuttora una legge-quadro sul Diritto d’asilo, nello Ius-Soli (per citarne alcuni). Troppo timidi anche sulla fiscalità e sul tema della redistribuzione delle risorse. Infine la pandemia ha imposto una nuova organizzazione del lavoro rispetto alla quale noi abbiamo mostrato un forte deficit culturale (lavoro a distanza, riduzione dell’orario di lavoro…)

Sono d’accordo con te, Luciano: è molto meglio perdere che perdersi.

La mia generazione ha contribuito solo in piccolissima parte alla nascita del PD, ma potrà contribuire alla sua evoluzione e a ri-prendersi quei valori che potrebbero connotarne il ruolo di riferimento per la sinistra e per il futuro.

Roberto Galletti

(responsabile terzo settore segreteria provinciale PD Cremona)

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