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Conte non è in grado di dare una prospettiva al Paese On. Luciano Pizzetti (Pd)

Il Conte 2 è nato per scongiurare “l’emergenza democratica del Papete” e si è trovato a gestire l’emergenza sanitaria del COVID 19.

| Scritto da Redazione
Conte non è in grado di dare una prospettiva al Paese On. Luciano Pizzetti  (Pd)

Il Governo Conte è in grado di dare una prospettiva al Paese. Io credo di No| On. Luciano Pizzetti  (Pd)

Il Conte 2 è nato per scongiurare “l’emergenza democratica del Papete” e si è trovato a gestire l’emergenza sanitaria del COVID 19.

Ora, il punto è se questo governo e la precaria maggioranza che lo sorregge sono in grado di dare una prospettiva al Paese. La mia opinione è che no, non sono in grado di andare oltre la contingenza. Perché nessuna riflessione sul senso del futuro è stata in questo anno non dico percorsa ma neppure avviata. La questione va ben oltre Renzi. Il nuovo Cossiga che crea e distrugge.

Troppo semplice e troppo comodo, troppo distante dalla realtà e dalla responsabilità invocarne le supposte malagesta.Cosicché ci troviamo in un contesto in cui, nell’attuale alleanza governativa, non c’è uno sforzo politico e culturale per immaginare insieme una nuova Italia. Ciascuno cerca la propria onda in un Paese che sta in risacca.

D’altro canto il vizio sta in origine. Se devi scongiurare l’emergenza democratica formando un governo tra diversi e opposti, al limite del trasformismo, devi avere lo sguardo alto e aperto alla società, anziché corto e chiuso nelle logiche interne. Devi osare e costruire un immaginario attraente e condiviso, non ridurti a gestore del potere emergenziale.

Democratico prima, pandemico poi. Questa è la critica di fondo che mi ha portato ad astenermi sulla fiducia al governo pur avendo condiviso le ragioni politiche che lo hanno fatto nascere. Una condizione che permane. Con l’aggravante che noi rischiamo di far parte dell’emergenza democratica. Noi amiamo salire in cattedra e attribuire patenti di democrazia, ma spesso dimentichiamo i fondamentali. Questo è un governo parlamentare, costituzionalmente legittimo ma non legittimato da un voto popolare.

Costituito da forze che davanti agli elettori si sono combattute, dichiarando che mai avrebbero governato insieme. Noi sconfitti nel voto e i 5 Stelle vittoriosi ma con un consenso dimezzato nel giro di poco, gestiamo la crisi più grande dopo la guerra e le risorse più ingenti dopo il piano Marshall. Oltretutto comprimendo, per necessarie ragioni di salute pubblica, diritti e libertà dei cittadini. Un governo di maggioranza parlamentare ma di minoranza popolare (minoritario nel paese).

Nella condizione di un Parlamento anch’esso certamente legittimo ma non più rappresentativo della volontà popolare e per di più in una condizione di superamento determinata dalla vittoria dei Si al referendum per la riduzione della propria composizione.

Mi pare ci sia materia di riflessione seria, soprattutto per chi è portatore di istanze democratiche. A me interessa questa riflessione essenziale. Non la sopravvivenza di Conte, le bordate di Renzi, l’ammuina del PD, le contorsioni dei 5 Stelle.

Proprio per cominciare a costruire un pensiero più adatto a perseguire un cambiamento che ricominci a poggiare su idee e valori. La radicalità del riformismo che nulla ha a che vedere con la melassa del neocentrismo. Che muovendo da inclusione e trasformazione, ambiente e produzione, servizi ed eguaglianza, guardi all’Europa non solo come ovvia casa comune ma come straordinaria comunità politica capace di farsene carico.

Di questo mi piacerebbe discutere. Se ancora vi fossero i luoghi della discussione e del confronto. Per muovere dal PD andando oltre il PD. Siamo onesti, una globalizzazione che è andata non verso le società aperte come auspicavamo ma verso i nazionalismi, ha tarpato sul nascere le ali al PD. Il PD da aquila si ritrova a poco più che gallina.

E infatti, senza discutere e riflettere, passa dalla vocazione maggioritaria all’alleanza di necessità e convenienza. Mi piacerebbe che ci riappropriassimo del desiderio di discutere le cose grandi. Per non ridurci a stanco grumo di potere. A Roma e a Cremona.

Torno all’inizio. Se la condizione è quella che ho descritto, il tema di un confronto vero con l’opposizione parlamentare che è maggioranza tra gli italiani, dovremmo porcelo seriamente e non per finzione. Tantomeno per mutare natura politica che peraltro nell’alleanza di governo non scorgo. Basta vedere le vicende del decreto sicurezza. So bene cos’è l’attuale destra politica in cui le poche culture liberali tentano di sopravvivere con fatica.

Ciò nondimeno nostro compito non è escluderla con arroganza ma sfidarla sul futuro dell’Italia. A partire dalla gestione degli investimenti generati dai fondi europei. Non per un governo comune ma per un bene comune.

 D’altro canto la nostra supponenza non paga. Né in consenso né in gestione. Anzi. Esempio delle ultime ore. Noi approviamo la legge di bilancio solo grazie all’acquisita benevolenza dell’opposizione. Acquisita con l’accoglimento da parte del Governo di costosi emendamenti che ai parlamentari di maggioranza erano stati negati. Incredibile ma vero! Se non hai comune determinazione, non ti confronti e a alla prima occasione subisci il ricatto.

In commissione Trasporti abbiamo rivisitato in meglio l’utilizzo dei fondi TAV grazie ai voti del centrodestra, perché i nostri alleati cinque stelle si sono opposti. Vogliamo parlare del non utilizzo  del MES in piena pandemia?

Eppure una buona sanità ha a che fare con la riduzione delle disuguaglianze. Potrei continuare. Il tema non è la convergenza al centro ma un riformismo che combatte sulla base di presupposti e fondamenta, non affidandosi alla sola manovra politica.

Perciò penso che su questo ci si debba impegnare. Fissando i paletti del bene comune e costruendo la maggioranza dei riformisti. Dopo la vittoria di Biden e complice la pandemia con la ripresa dell’europeismo, la destra sovranista è in notevole difficoltà. Il rischio Papete è svanito. L’emergenza democratica ha oggi caratteristiche differenti. La destra può evolvere in meglio. La sinistra può e deve essere alternativa se a propria volta evolve.

Non per convergere al centro ma per rendere palpabili le differenze pur riconoscendoci tutti in alcuni valori fondamentali per la convivenza. Altrimenti rischiamo di scivolare in una deriva trumpiana. Merito di questo governo è la ricollocazione sullo scenario europeo.

È molto, ma molto resta da fare. Oltre gli inciuci e oltre i trasformismi. Perciò occorre gestire al meglio come sistema paese le conseguenze del COVID e appena possibile andare in modo condiviso al voto. Sarebbe l’opportunità per tutti di assumere responsabilità senza tentennamenti. Certo, c’è il rischio di perdere. Ma spesso è meglio perdere che perdersi. Se perdi puoi avere nuove opportunità. Se ti perdi tradisci le tue ragioni.

On Luciano Pizzetti 24 dicembre 2020

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