Venerdì, 26 febbraio 2021 - ore 23.19

L'On. Pezzoni e l’On. Pizzetti (PD) confronto a distanza su Renzi e Conte

Forse sarebbe stato consigliabile prendere le distanze da Renzi più che da Conte e non auspicare l'idea di una sorta di nuova maggioranza trasversale che coinvolga le opposizioni

| Scritto da Redazione
L'On. Pezzoni  e l’On. Pizzetti (PD) confronto a distanza su Renzi e Conte

Marco Pezzoni (già parlametare) e l’On. Luciano Pizzetti (PD) confronto a distanza su Renzi e Conte.

Forse sarebbe stato consigliabile prendere le distanze da Renzi  più che da Conte e non auspicare l'idea di una sorta di nuova maggioranza trasversale  che coinvolga le opposizioni

Nei giorni scorsi c'è stato un turbinio di posizioni e supposizioni attorno alla tenuta del Governo Conte  che è apparso sempre più sulla difensiva e più incerto del solito sulla rotta da scegliere sia per piegare la curva della seconda ondata sia per definire meglio le gerarchie della  governance che dovrà gestire i finanziamenti    di Next Generation UE. 

Qualche riflesso interessante si è avuto anche sui giornali locali dove da tempo sono spariti i partiti e i loro organismi dirigenti mentre si pronunciano singole personalità, non si sa se a titolo personale in forza del ruolo istituzionale che ricoprono o in rappresentanza della forza politica cui appartengono.

Tra questi interventi mi ha colpito la tenacia con la quale l'on. Luciano Pizzetti  mantiene le proprie riserve  sul  Governo  Conte per cercare di superarlo. Dopo le uscite volutamente  ricattatorie di Matteo Renzi, forse sarebbe stato consigliabile prendere le distanze da Renzi  più che da Conte e non auspicare l'idea di una sorta di nuova maggioranza trasversale  che coinvolga le opposizioni: non per un "inciucio", si sottolinea, ma per perseguire " un' idea alta e un percorso comune in Parlamento in grado di eliminare il conflitto tra un Governo minoritario e la maggioranza delle Regioni di centrodestra". Ma davvero questa proposta servirebbe ad evitare conflitti tra l'attuale  Governo, nei sondaggi in minoranza nel Paese ( non minoritario) , e le Regioni di centrodestra?

Non scherziamo, per favore! Mi meraviglia che giornalisti e politici, che dovrebbero essere consapevoli dei rischi di eterno trasformismo che corre il sistema politico italiano, possano dare credito a questo ciclico richiamo. Questa proposta, se si riduce semplicemente a far funzionare meglio le Commissioni di Camera e Senato  e spostare più decisioni nelle aule parlamentari, serve sicuramente a migliorare la credibilità del Parlamento ma non risolve per nulla la contrapposizione tra la natura politica di questo Governo e la diversa natura politica delle Regioni di centrodestra.

Puro flatus vocis. L' unico che di tanto in tanto finge di crederci è Silvio Berlusconi per difendere i suoi interessi dall'assalto della francese Vivendi. Se invece questa proposta mira ad allargare gli equilibri parlamentari coinvolgendo nelle scelte deputati e senatori dei gruppi del centrodestra, allora sì, una qualche efficacia di attenuazione dello scontro con le Regioni di diverso orientamento si avrebbe. Ma a quale prezzo e per fare cosa? Il primo prezzo sarebbe che di fatto questa nuova più ampia maggioranza parlamentare delegittimerebbe Conte, non coincidendo più con gli equilibri interni all'attuale Governo. La seconda conseguenza sarebbe lo spostamento dell'asse delle scelte strategiche e finanziarie più a destra.

Per questo dopo le minacce di Renzi, Salvini è stato lesto a proporre la soluzione di un Governo "ponte". Così Salvini rientrerebbe in gioco dopo esserne fuoriuscito stupidamente. Nell'attuale centrosinistra chi si avvanteggerebbe di questo possibile scenario? È ovvio, chi ha posizioni più centriste, più moderate, più confindustriali. Chi soprattutto è interessato a cogestire il potere a Roma come nei territori a sostegno del vecchio modello di sviluppo fatto di autostrade, centri commerciali, mobilità permissiva, fonti fossili, inceneritori,  lassismo su inquinamento e polveri ultrasottili, glifosato e chimica in agricoltura, subalternità al mercato e agli interessi dei grandi gruppi.

Insomma l'idea consociativa di utilizzare gran parte dei fondi previsti da Next Generation UE per far riprendere il vecchio assetto economico come se non ci fosse il Green Deal Europeo e l'opportunità di avviare una seria transizione energetica ed ecologica. Chi invece verrebbe completamente azzerato dai nuovi equilibri sarebbe quel poco di sinistra che ancora rimane ma soprattutto verrebbero di nuovo cacciati in un angolo i sindacati e le loro richieste contrattuali più avanzate.

Da queste nuove intese politiche e parlamentari sarebbero poi puniti e, probabilmente, disarticolati i 5 Stelle che sono visti come il grande impaccio e l'anomalia da superare. Sicuramente populisti, sicuramente ancora ambigui nella loro idea di democrazia parallela alle istituzioni, tuttavia ancora impegnati su una frontiera seriamente ecologista e su posizioni antispeculative ormai perdute da gran parte dei rappresentanti PD.

 Sì, siamo di fronte ad una partita a scacchi se si legge solo il teatrino della politica! Ma sotto le diverse mosse politiche ci sono indirizzi economici, sociali e ambientali completamente diversi se non opposti tra di loro.

Anche  sulla necessità di rilanciare e riorganizzare la sanità i modelli di tipo pubblico e universalistico che dovrebbero essere perseguiti dalle forze progressiste sono poco compatibili con i modelli privatistici preferiti dal centrodestra italiano.  Il mio appello, per quel che conta, è che piuttosto si rafforzi la dialettica tra due campi politici alternativi per valori, per programma e per ruolo: progressisti da un lato, conservatori dall'altro. L'Italia non è la Germania dove può governare  dignitosamente una grande coalizione.

Ne' Salvini ne' Berlusconi sono la Merkel, tantomeno la Meloni. Anche per questo il PD torni a guardare a sinistra e dialoghi e collabori seriamente con il M5Stelle. Il Governo attuale metta sullo stesso piano il peso degli imprenditori e il peso dei sindacati e faccia uscire il lavoro dei giovani da ogni forma di precarietà. Per i contenuti legati a digitalizzazione, lavoro e formazione, transizione ecologica, decarbonizzazione, lotta ai cambiamenti climatici, alle disuguaglianze e povertà segnalo non i pregiudizi infondati del Sole 24 Ore contrario a superare la dipendenza da petrolio e gas, ma le piattaforme degli economisti Fabrizio Barca, Forum disuguaglianze, e del portavoce ASviS, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, Enrico Giovannini: due veri riformatori!

Segnalo infine che il Governo spagnolo, nel concordare il proprio Piano di Ripartenza e Resilienza, ha voluto inserire un concetto politico forte dal punto divista sociale ed economico: quello di "trasformazione" perché la semplice innovazione, di fronte a disuguaglianze, covid e cambiamenti climatici, non basta.

Marco Pezzoni (Cremona)

In allegato l'intervista a Luciano  Pizzetti

 

 

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