Domenica, 14 aprile 2024 - ore 23.24

Cosa sarà della Germania senza “Mutti” Merkel

Cosa sarà della Germania senza “Mutti” Merkel

| Scritto da Redazione
Cosa sarà della Germania senza “Mutti” Merkel

Il semaforo tedesco, a due mesi dalle elezioni, è pronto ad accendersi, portando nuovi colori alla guida della Germania dopo 16 anni di dominio Cdu (con l’inedita coalizione rosso-verde-giallo tra Socialdemocratici, Verdi e Liberali) e un buon fardello di interrogativi. Perché il nuovo cancelliere Olaf Scholz (l’insediamento è previsto l’8 dicembre) è chiamato a un’impresa davvero ardua: mandare in archivio l’era di Angela Merkel disegnando un nuovo perimetro d’azione dell’esecutivo e riconquistare un ruolo di primissimo piano, se non di guida, nelle gerarchie europee. Ma soprattutto, e con estrema urgenza, affrontare una pandemia che sta di nuovo mettendo in ginocchio il Paese (con diversi malati già trasferiti all’estero). Scholz è dunque chiamato, lui e la coalizione che lo sostiene, a saltare su un tapis roulant che corre drammaticamente veloce. Al punto che in molti, a partire dallo stesso cancelliere in pectore e dalla stessa Merkel, hanno aperto alla possibilità d’introdurre l’obbligo vaccinale, passaggio che il precedente governo (di cui la Spd faceva parte) aveva sempre respinto con fermezza. Ma come cambia il virus, cambia anche il modo di affrontarlo, soprattutto per un Paese che ha percentuali di vaccinati ancora modeste (68% con le due dosi) e viaggia attorno ai 70mila nuovi contagi al giorno. «I favorevoli – scrive Der Spiegel – considerano il prossimo cambio di governo il momento giusto per imporre la vaccinazione generale obbligatoria, secondo la formula: nuova situazione, nuove persone, nuove soluzioni». E tra i sostenitori ci sono molti presidenti degli stati federali, da Markus Soder (Baviera) a Stephan Weil (Bassa Sassonia): «So che non è una decisione facile, ma penso che sia necessaria», ha dichiarato Weil. «Le vaccinazioni obbligatorie ci salveranno dall’avere migliaia di persone nelle unità di terapia intensiva che lottano di nuovo per la propria vita». L’obbligatorietà potrebbe scattare a partire dal prossimo febbraio, come in Austria (mentre la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ritiene sia legittimo «prendere in considerazione l’ipotesi di vaccinazione obbligatoria all’interno dell’UE»). Per i non vaccinati sarà imposto un ferreo lockdown per tutti i servizi non essenziali.

 

Ma, al di là delle pur tragiche contingenze, resta il dato della nuova pagina politica che la Germania si sta apprestando a scrivere. E a testimonianza di quanto importante sia la posta in gioco, resta il fatto che tutti i leader dei tre partiti andranno a ricoprire ruoli chiave nel nascente esecutivo. Olaf Scholz (SPD) cancelliere, i Verdi Annalena Baerbock e Robert Habeck rispettivamente agli Esteri e al “super-ministero” per l’economia e la protezione del clima. Mentre al leader dei Liberali Christian Linder (FPD) andrà il ministero delle Finanze. Ai socialdemocratici spetteranno anche i ministeri del Lavoro, degli Interni, della Difesa e, soprattutto, della Sanità: non poca cosa. Un risultato che il nuovo cancelliere ha raggiunto dopo oltre due mesi di serrate trattative (anche se le ultime caselle sono ancora da assegnare). Scholz ha fama di “osso duro”, e in quanto a esperienza non teme rivali: 63 anni, in politica dal lontano 1975, quando aderì per la prima volta alla SPD: in Parlamento dal 1998, ministro del Lavoro tra il 2007 e il 2009 durante il primo governo di Angela Merkel, sindaco di Amburgo dal 2011 al 2018, poi ministro delle Finanze (lui che è laureato in giurisprudenza) e vice cancelliere del quarto e ultimo governo Merkel. Il settimanale tedesco Die Zeit lo definisce “un predatore politico”: «Sedersi di fronte a lui ogni giorno, per molte ore, può lasciare cicatrici».

 

Le priorità del Cancelliere: clima, salario minimo e sussidi ai più fragili

Nell’accordo di coalizione, sempre al netto dell’emergenza pandemia che fatalmente andrà a occupare spazi sempre maggiori nei prossimi mesi, alcune priorità sono state già delineate, a partire da quella ecologica, con lo stop al carbone entro il 2030 (otto anni prima di quanto stabilito da Angela Merkel: la “trazione” dei Verdi si fa sentire) con l’impegno a portare la produzione di energia da fonti rinnovabili all’80%, sempre entro il 2030. Ogni progetto di legge, peraltro, dovrà essere sottoposto al “Klimacheck”, una sorta di test che accerterà se è adeguato o meno agli obiettivi climatici nazionali: «Se un governo federale decide di fare tutto il possibile affinché la Germania arrivi a garantire che l’aumento del riscaldamento globale non debba essere superiore a 1,5 gradi, allora non possiamo chiudere gli occhi quando un ministero presenta leggi che non tengano conto di questo obiettivo», ha spiegato Annalena Baerbock. Altri punti centrali: l’aumento del salario minimo a 12 euro l’ora, dagli attuali 9,60 (si calcola che la misura possa incrementare il reddito di quasi 2 milioni di lavoratori, ma la Banca Centrale tedesca ha definito la misura “preoccupante” per il rischio d’inflazione che comporta), l’introduzione di una sorta di reddito di cittadinanza (un sussidio per aiutare le famiglie a basso reddito a pagare le spese del riscaldamento) e una polizza assicurativa per i bambini per contrastare la povertà infantile. E ancora, l’intenzione di semplificare il processo di accoglienza dei migranti, favorendo i ricongiungimenti familiari (“chiunque abbia vissuto in Germania per 5 anni il 1° gennaio 2022, senza commettere reati, potrebbe ricevere un permesso di soggiorno di un anno in prova), l’aumento delle tutele per le persone Lgbt+ e l’inserimento del voto ai 16enni come “priorità programmatica”. Il ministero dell’edilizia, appena costituito, gestirà la costruzione di 400mila nuove case, un quarto delle quali sarà sovvenzionato con denaro pubblico, per affrontare la crescente crisi abitativa (definita nell’accordo “la questione sociale della nostra epoca”) offrendo sul mercato case a prezzi calmierati. La coalizione ha poi intenzione di legalizzare la cannabis per gli adulti, a fini di consumo, nei negozi autorizzati. Insomma, un programma apertamente “di sinistra” (soprattutto se paragonato agli ultimi 16 anni targati Merkel) che sta sollevando più di qualche critica in Germania. Per i sostenitori della coalizione semaforo, è invece la prova che non si tratta di un debole compromesso a tre, ma di un manifesto coraggioso di un governo pronto a osare. Anche se ci sono punti di mediazione ancora non trovati, a partire dal tema delle tasse: saranno alzate (come chiedono i Verdi) o abbassate (richiesta dei Liberali)?

Una “triade” alla guida dell’Unione Europea?

Ma le incognite sulla tenuta, e sulla “statura”, del nuovo esecutivo tedesco si riflettono anche su un’Europa in grandissimo allarme per il dilagare della pandemia e dove sta acquisendo sempre più peso l’asse franco-italiano, soprattutto dopo la sottoscrizione del Trattato del Quirinale, che formalizza un’intesa di cooperazione tra i due paesi (su diversi temi, dalla gestione dei migranti alla difesa, dalle telecomunicazioni allo spazio) dopo anni di tensioni diplomatiche. Con la Francia che, evidentemente, vuole uscire dal cono d’ombra dove il recente caso dei sottomarini (l’Australia ha improvvisamente stracciato un accordo già sottoscritto con Parigi per stringerne un altro con gli Usa per la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare) l’aveva spinta: e Macron, con le presidenziali in agenda il prossimo aprile (peraltro, durante la sua presidenza di turno al Consiglio Europeo), non può permettersi un ruolo da gregario. Con l’Italia che si riprende una poltrona in prima fila (massimizzando il prestigio internazionale di cui gode Mario Draghi). E con gli Stati Uniti che sembrano ben soddisfatti di poter contare sul nuovo “ticket europeo”, dopo aver sopportato per anni la “deriva diplomatica” di Angela Merkel, ben disposta a trattare con chiunque (Cina per il commercio, Russia per le forniture di gas) pur di garantire un tornaconto alla Germania. Appunto, la Germania: che ruolo avrà? Ancora di leader dell’Unione (facendo pesare il suo ruolo di principale economia d’Europa) oppure più concentrata, almeno nei primi mesi del prossimo anno, a stabilizzarsi all’interno dei propri confini? Una delle figure chiave sarà quella di Christian Lindner, leader dei Liberali e futuro ministro delle finanze tedesco (stroncato dal premio Nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz, secondo il quale la sua nomina è «un male per la Germania, un male per l’Europa»). Durante la sua campagna elettorale si era accreditato come strenuo difensore della politica del rigore e dell’inviolabilità delle regole del Patto di stabilità. Ora è chiamato alla prova dei fatti. Mentre nel mirino di Mario Draghi, per dire, c’è la revisione dei Trattati e la fine della politica dell’austerità, imposta negli anni passati proprio dal governo tedesco. Come finirà? Finora il nuovo cancelliere ha annunciato di voler sollecitare Bruxelles a essere più severo sul rispetto dello stato di diritto, sostenendo anche la necessità, ove opportuno, di modificare il trattato dell’UE. Mentre c’è chi sostiene che un nuovo Trattato, questa volta tra Italia e Germania, stia prendendo forma nelle segrete stanze delle diplomazie. Per dar vita, qualora l’operazione andasse in porto, a una sorta di “triangolo” Berlino-Roma-Parigi in grado di prendere in mano le redini dell’Unione Europea. Ipotesi verosimile: si vedrà.

Intanto ieri s’è svolto il  “Großen Zapfenstreich” (“grande tatuaggio”), la cerimonia militare di congedo per Angela Merkel che, commossa, ha detto di provare “gratitudine per la fiducia che mi è stata concessa”). Incassando peraltro gli elogi di Scholz (l’ha definita “un cancelliere di successo”) e di Annalena Baerbock (che ne ha elogiato lo stile). Ma la pagina, per la Germania, è ormai voltata. Il nuovo cancelliere si insedierà mercoledì prossimo, 8 dicembre. «Siamo uniti dalla volontà di migliorare il Paese», aveva detto Scholz pochi giorni fa, presentando l’accordo di coalizione. E per meglio farsi comprendere ha portato un esempio: «Nel 1924, sulla Potsdamer Platz di Berlino, fu eretto il primo semaforo al mondo. Era considerata una tecnologia insolita e la gente si chiedeva: può funzionare? Ma ora non possiamo immaginare la vita senza semafori: ci aiutano ad arrivare dove vogliamo in modo veloce e sicuro. Ecco, la mia aspirazione come Cancelliere federale è che questa alleanza svolga un ruolo innovativo simile per la Germania. Il nostro semaforo è acceso».

(Andrea Gaiardoni, Il Bo Live / UniPD cc by nc nd)

679 visite
Petizioni online
Sondaggi online

Articoli della stessa categoria