Sabato, 14 dicembre 2019 - ore 06.58

Cremona Presepio al cimitero Dopo le polemiche si farà di Gian Carlo Storti

Si vede proprio che al dì là delle parole sull’accoglienza e sull’integrazione non siamo ancora pronti e siamo orientati a difendere la nostra identità facendo sentire i cittadini non cattolici di serie ‘B’. Per fortuna che ci sono uomini della chiesa come Don Braggiè.

| Scritto da Redazione
Cremona Presepio al cimitero Dopo le polemiche si farà di Gian Carlo Storti Cremona Presepio al cimitero Dopo le polemiche si farà di Gian Carlo Storti

L’ orientamento  di  don Sante Braggiè, 57 anni, cappellano del Civico cimitero di Cremona, oltre che curato della parrocchie del Migliaro e del Boschetto era di non allestire il presepio con la motivazione  «Potrebbe urtare la sensibilità degli islamici e degli atei » mi era piaciuta. Questo Don ha centrato uno dei pilastri del percorso sull’integrazione , ovvero quello di non imporre  ad altri i nostri simboli religiosi nei luoghi pubblici per eccellenza.

La tradizione dell’ allestimento del presepe al cimitero era stata introdotta  da don Oreste Mori, 77 anni, da pochi mesi in pensione, per la prima volta, nel 2010, dopo l’ingresso del camposanto, a fianco del lungo viale di cipressi. O meglio, l’idea era stata dell’ex assessore leghista Claudio Demicheli oggi sparito dalla scena pubblica.

Il comune di Cremona, mostrando prudenza o forse timidezza aveva preso tempo.

Stamane la rettifica. Il presepio di farà e sarà allestito dai volontari.

Su questa questione sono intervenuti gli irriducibili

All’opera l’ex assessore Demicheli e addirittura dall’assessore regionale Cappellini che ha dichiarato con tono solenne : «Il prete faccia il mea culpa, siamo in un luogo cristiano».

Non è dato sapere se vi sono state pressioni anche da parte della curia o dallo stesso sindaco. Fatto è che il  Il cappellano, don Braggiè, ha fatto marcia indietro e deciso di collaborare

Del resto sui social il cappellano don Braggè era stato pesantemente attaccato dai cattolici conservatori e messo all’indice come ‘un traditore’ della fede.

Si vede proprio che al dì là delle parole sull’accoglienza e sull’integrazione non siamo ancora pronti e siamo orientati a difendere la nostra identità  facendo sentire i cittadini non cattolici di serie ‘B’. Per fortuna che ci sono uomini della chiesa come Don Braggiè.

 

 

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