Venerdì, 12 agosto 2022 - ore 17.11

‘Donne che ce l’hanno fatta’ e gli ‘Uomini illuminati’ | Isa maggi

ALLEANZA DELLE DONNE CONSULTA FEMMINILE DI MILANO STATI GENERALI DELLE DONNE UOMINI ILLUMINATI

| Scritto da Redazione
‘Donne che ce l’hanno fatta’ e gli ‘Uomini illuminati’ | Isa maggi

‘Donne che ce l’hanno fatta’ e gli ‘Uomini illuminati’ | Isa maggi

ALLEANZA DELLE DONNE CONSULTA FEMMINILE DI MILANO STATI GENERALI DELLE DONNE UOMINI ILLUMINATI

Un incontro sulla “sostenibilità” come “metodo di ragionamento” in un confronto tra le

“Donne che ce l’hanno fatta” e gli “Uomini illuminati”.

La nostra missione è quella di ispirare positività e cambiamento, contaminare il mondo di energia virtuosa

e costruire entusiasmo e speranza per co-progettare e anticipare il futuro, in questo momento storico terribile ma meraviglioso, alba di una nuova era di rinnovamento sostenibile per poter rispondere in modo adeguato ai problemi e per cogliere le opportunità che la transizione verso un modello di società più sostenibile offre.

Introduce Isa Maggi, Stati Generali delle Donne

Sull’attuazione della nuova Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile abbiamo ripercorso il lungo momento che ha portato alla sua revisione, avviato con i lavori di dicembre 2019 fino alla “Conferenza preparatoria” di marzo 2021 per riflettere sulle nuove forme di collaborazione per la sua attuazione. Abbiamo messo, nell’analisi della complessità, al centro la cultura della sostenibilità, la sostenibilità come metodo di ragionamento e il ruolo della formazione per la coerenza delle politiche.

La strategia nazionale, in linea con l’Agenda 2030 e con i cambiamenti dettati dall’Europa, individua delle sfide da affrontare che riguardano tutti gli aspetti della vita delle persone, delle organizzazioni e dei sistemi territoriali.

Abbiamo affrontato:

- la Coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile;

- la Territorializzazione della SNSvS;

- i nuovi modelli di Partecipazione;

- il ruolo della Cultura per la sostenibilità nell’attuazione della Strategia.

Il mio contributo mette al centro l’impegno nell’affrontare le sfide e cogliere il potenziale dell’educazione delle donne e delle giovani generazioni nel percorso verso la sostenibilità.

Le grandi transizioni in atto: ecologico-energetica, digitale, sociale disegnano un nuovo orizzonte entro cui accompagnare la crescita delle nuove generazioni e il cambiamento auspicato.

Ciò che la pandemia ci lascia è la consapevolezza di non aver preso finora sufficientemente sul serio, e con responsabilità, i cambiamenti necessari nel prendersi cura di noi e della Madre Terra.

La pandemia ha mostrato per le donne, la riduzione dell’occupazione, il ricorso massiccio al PT, maltrattamenti e aumento delle violenze domestiche, difficoltà ad armonizzare la vita familiare, lo studio, il lavoro quanto permanga un modello di società discriminante per noi donne.

Le decisioni a livello locale e globale prese nel contesto del COVID-19 devono essere orientate da principi condivisi che ne riconoscano il valore quale potenziale per rimodellare radicalmente il nostro mondo.

Ripensare il mondo dell’educazione è un imperativo categorico, per sostenere la domanda di cambiamento che emerge in ogni contesto e non solo in situazione di emergenza, per saper rispondere in modo operativo a quanti avvertono un’esigenza di innovazione in processi trasformativi di relazioni e conoscenze.

Il tema del diritto all’educazione, alla conoscenza, e all'uso responsabile del digitale rappresenta gli obiettivi sia per la promozione e diffusione di una cultura digitale omogenea come strumenti atti a favorire processi di semplice aggiornamento e digitalizzazione dell’esistente. Il ‘sapere’ digitale ha favorito e sta favorendo infatti l’emergere di occasioni strategiche di riorganizzazione dei saperi, di apertura alle entità e ai contenuti, di accesso al mondo delle nuove professioni.

In questo senso i modelli formativi e educativi sono indirizzati alla creazione di conoscenze e competenze consapevoli, trasversali, abilitate e abilitanti alla partecipazione attiva e responsabile ai processi d’innovazione digitale per sostenere e generare quel digital knowledge design system necessario per un sistema culturale, sociale e educativo sostenibile.

Al centro dunque la ‘creatività’ dei giovani e delle giovani donne per “garantire a tutte le studentesse e a tutti gli studenti le competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del loro presente, per proiettarli al meglio nel futuro, per diventare cittadine e cittadini attivi e consapevoli, capaci di condividere valori comuni e di confrontarsi positivamente con l’altro/a” attraverso un insieme integrato di approcci scientifici, culturali e formativi, di processi e di metodi finalizzate alla costruzione di un sistema di competenze digitali consapevoli, abilitate alla co-creazione e alla sostenibilità, per costruire il “dopo pandemia”, che non sarà più necessariamente un semplice ritorno alla situazione precedente, ma sempre di più o spartiacque netto tra un prima ed un dopo, per offrire un futuro positivo ai nostri giovani e alle nostre donne.

Il futuro che verrà dovrà essere costruito con le competenze, la conoscenza, la creatività e la crescita all’interno di un ambiente di sviluppo più ampio legato alla sostenibilità, dove con il termine “sostenibilità” non s’intende solo quella ambientale, ma anche quella sociale, culturale, economica ed amministrativa.

In questo scenario , i temi legati all’empowerment delle donne e al diritto al benessere collettivo sono centrali.

Il modello femminile di fare impresa è un nuovo paradigma d’impresa responsabile, etica e sostenibile che valorizza tutta la tradizione italiana di CSR, di economia civile e dei rispettivi “padri nobili”, tra gli altri Stefano Zamagni, Adriano Olivetti, per trasformare le aziende in soggetti che producono valore per la società, per dar vita a una nuova politica economica.

L’imprenditoria femminile contribuisce in maniera significativa al PIL italiano ed europeo ma è ancora inespressa e sottorappresentata e costituisce una risposta importante alla crisi, grazie anche al contributo di competenze e stili imprenditoriali spesso differenti.

Occorre favorire la nascita di nuove imprese femminili attraverso il sostegno, la valorizzazione e l’individuazione delle capacità e potenzialità imprenditoriali dei soggetti con maggiore rischio occupazionale favorendone il consolidamento e radicamento sui diversi territori. Occorre sostenere e valorizzare il capitale umano e le pari opportunità mediante la creazione di nuove leve imprenditoriali all’interno dei diversi settori di attività. Occorre ridurre il tasso di mortalità delle nuove imprese correlato alla carenza dei fattori di conoscenza del tessuto produttivo, di stabilità e di continuità delle nuove iniziative imprenditoriali.

Il modello economico di riferimento è quello dell’economia green e della digitalizzazione, in una sfida tra tra creatività digitale, arte, umanesimo, nuova imprenditorialità e nuove professioni che pone alla base dell’innovazione la rimozione delle barriere disciplinari, per guidare l’attitudine al cambiamento verso la consapevolezza che il digitale, dopo esserne stato una formidabile leva, può diventarne il motore alimentato da un’energia realmente sostenibile: la conoscenza.

La consultazione che in questi due anni abbiamo messo in atto è stato un momento di formazione, apprendimento continuo, confronto e dialogo su alcuni temi strategici che caratterizzano il gender mainstreaming coniugato con la sostenibilità nel contesto territoriale delle Città del futuro, le “Città delle Donne” e la vita di donne, uomini, bambine e bambini ponendo l’attenzione ai cambiamenti climatici, la cultura, il lavoro, le imprese femminili, la biodiversità, l’interconnessione, la mobilità virtuale e fisica, l’innovazione e la ricerca, il rispetto e la cura delle relazioni e della Madre Terra.

Riteniamo che le grandi questioni di conflitto sociale, sicurezza, sostenibilità - ambientale, amministrativa, economica-finanziaria, e culturale - cura, welfare devono avere risposte e traiettorie comuni verso la transizione ecologica e digitale, le politiche di genere, la gestione della cosa pubblica, partendo dalla capacità generatrice e rigeneratrice della donne, dai territori, dagli stili di vita, dall’educazione, dalle Città, dai borghi, da tutti gli insediamenti umani che esprimono relazioni sociali organizzate, da connessioni virtuali e fisiche, incentrate sulla promozione di azioni concrete su temi strategici in linea con l'Agenda 2030

per lo sviluppo sostenibile, nonché con la cooperazione tra scuole, università e comunità locali.

Alle donne spetta il compito di scrivere il futuro che è presente e lo dobbiamo costruire ogni giorno.

Il futuro è di chi lo fa.

Questo lungo ultimo miglio sembra irrealizzabile rispetto all’eccentricità della diversa realtà misurabile almeno nei diversi contesti nazionali e di continenti in cui ancora la soglia di povertà e il dramma della guerra costringe a forme di sopravvivenza milioni di persone.

Traiettorie scomposte e trame interrotte da riannodare e tessere.

Un lavoro complesso e sfidante in linea con l'Agenda 2030, ma che va oltre, a causa di una accelerazione alla trasformazione che ci coinvolge tutti e tutte dove tenere in seria considerazione le competenze da costruire fin dalla prima infanzia e determinanti nel futuro dei giovani e degli adulti. Competenze dotate di una nuova visione del mondo, fondate su nuovi valori, con cui leggere, interpretare ed agire nei contesti di vita quotidiana .

La nostra missione è quella di ispirare positività e cambiamento, contaminare il mondo di energia virtuosa, e costruire entusiasmo e speranza per co-progettare e anticipare il futuro, in questo momento storico terribile ma meraviglioso, alba di una nuova era di rinnovamento sostenibile per poter rispondere in modo adeguato ai problemi e per cogliere le opportunità che la transizione verso un modello di società più sostenibile offre.

Sul rapporto tra business e questione sociale il dilagante acronimo ESG sembra aver fissato un punto fermo: le imprese sostenibili sono potenti motori di cambiamento positivo in ambito ambientale e sociale. Quella “S” in particolare è garanzia del fatto che le imprese possono produrre impatto sociale e al tempo stesso produrre reddito Doing well by doing good non è in fondo la soluzione perfetta? Profitti e buona coscienza a braccetto. Perché rinunciare a qualcosa quando si può applicare la magica formula del “win win”?

Dove sono tutte queste imprese a impatto sociale?  Tutta questa finanza a impatto con quali criteri viene valutata e da chi? Possibile che la vocazione ESG si sia radicata così velocemente ed efficacemente?

Anand Giridharadas ne ha scritto con efficacia in un libro di qualche anno fa (Winners take all). La sua analisi partiva dalla gara delle grandi aziende tech statunitensi nel dimostrare il proprio impegno per cambiare in meglio il mondo (making the world a better place è uno slogan che ancora oggi non ha ancora perso del tutto il suo smalto). Al fondo, la convinzione per nulla nascosta che le imprese private potessero farcela là dove lo Stato e il welfare pubblico invece non riuscivano. L’élite imprenditoriale si è (auto)assegnato il compito di promuovere il cambiamento sociale ma stando attenta a non mettere a rischio le basi del proprio successo. Di qui la tendenza, inevitabilmente, ad occuparsi più dei sintomi che delle cause alla radice dei problemi sociali.

Il “win win” è la coperta sotto cui giacciono sepolte molte domande alle quali non è facile trovare risposte convincenti.

Un reale e duraturo cambiamento sociale può nascere solo dall’azione di più soggetti, anche spinti da motivazioni e interessi diversi ma capaci di collaborare modificando le proprie pretese per trovare un punto di incontro con le istanze degli altri.

Per definire che cosa è “bene” e qual è la direzione da prendere per “cambiare il mondo” è necessario tenere conto delle ragioni e delle preferenze anche dei perdenti.

Caterina Mazzella, Past Presidente Fidapa Bpw Italy

Laura Caradonna, Consulta delle Donne di Milano

Relazioni di:

Fiammetta Perrone Presidente Fidapa Bpw Italy

Vittoria Tomassini,imprenditrice e influencer

Franco Calcagno, dirigente scolastico, Uomo Illuminato

 

348 visite

Articoli correlati

Petizioni online
Sondaggi online