Martedì, 22 settembre 2020 - ore 03.23

ENNIO SERVENTI: “NO, QUI LA STORIA E’ DIVERSA, CARO FRANZINELLI!”.

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ENNIO SERVENTI: “NO, QUI LA STORIA E’ DIVERSA, CARO FRANZINELLI!”.

Ricordi della Resistenza: quei giorni dopo l’8 settembre del 1943.
Caro direttore, ne approfitto, per l’ennesima volta. E non sarà l’ultima, riscontrata la mia trasudata pervicacia. “Vabbene”! Adoprata codesta doverosa premessa mi garberebbe assai riuscire nell’intendimento di segnalare un prezioso e garbato scritto di Ennio Serventi, appassionato e documentato conoscitore della storiografia del periodo resistenziale cremonese (1943 – 1945). La storia di quel periodo fu un insieme di protagonisti, di fatti, di vicende davvero meritevoli di considerazione, di riflessione, di gratitudine perenne verso chi ha pagato, con la propria vita, per la pace e per la libertà di tutti. Puntualizzare, soprattutto tentare di riportare sui giusti binari la corretta informazione di “certi” avvenimenti credo debba essere ritenuta “cosa buona e giusta”. E Mimmo Franzinelli, noto illustre autore di saggi, storico e studioso del periodo fascista…beh, recentemente “mica” che ce l’ha raccontata poi tanto giusta. Tutto questo semplicemente per una doverosa e corretta ricostruzione dei “fatti”. Così che l’intervento garbato di Ennio Serventi (che volentieri vò ad allegarvi) va nella giusta direzione, raggiungendo soprattutto tale scopo. Perché, caro direttore, se ancora ve ne fosse di bisogno, la storiografia di domani abbia riscontri più ampi, più autentici, più oggettivi degli avvenimenti dell’epoca, oltre che nel tentativo di non inficiare la corretta informazione.

Giorgino Carnevali

Ricordi della Resistenza: quei giorni dopo l’8 settembre del 1943.

ENNIO SERVENTI: “NO, QUI LA STORIA E’ DIVERSA, CARO FRANZINELLI!”.

Agosto 2010

Dell’iniziativa denominata “Le corde dell’anima” tenutasi nelle settimane scorse è stato ospite anche Mimmo Franzinelli noto saggista e storico della Resistenza. Notevoli sono le sue ricerche, che ormai risalgono alla prima metà degli anni novanta, sul “caso” del colonnello Menici e sulla resistenza in val Saviore. Negli scritti non mancano giusti riferimenti alla nostra città ed a partigiani cremonesi che hanno militato nelle formazioni partigiane della valle Camonica e della valle Saviore. In una nota riporta parte di una memoria rilasciata da Ottorino Vecchia, stimato socialista e co-fondatore nel 1963 del P.S.I.U.P. cremonese. A quei tempi, nei primi anni del 1940, Ottorino Vecchia era capo della stazione di Malonno della ferrovia sulla quale viaggiava il trenino della valle, un posto strategico per osservare, per poi riferire ai partigiani, i movimenti di fascisti e tedeschi.

Non ho acquistato l’ultima fatica letteraria di Franzinelli, quella che l’autore era venuto a presentare, ma dalla vasta esposizione libraria ospitata sotto il tendone ho scelto un volume, non nuovissimo, del quale lui, Franzinelli è il curatore e che ospita una sua copiosa post-fazione. (Diario di Fossoli di Leopoldo Gasparotto, a cura e post-fazione di Mimmo Franzinelli.Torino, Bollati Boringhieri 2007). Alle pagine 108/109 e seguenti Franzinelli prende in esame la situazione milanese all’indomani della firma dell’armistizio del 1943, descrive ampiamente i tentativi di dar vita ad una “guardia nazionale” fatti dal comitato interpartiti tramutatosi in Comitato di Liberazione Nazionale. I membri del comitato si incontrano con il generale Ruggero, capo del presidio militare di Milano e forse con incarichi di comando anche sugli altri presidi militari della Lombardia, che promette loro la distribuzione delle armi ai civili, di armare la Guardia Nazionale, poi tergiversa, si accorda con i tedeschi assicurandoli che dall’esercito italiano non avranno ostilità ed infine consegnerà loro la città. Il comitato apre ugualmente gli arruolamenti per la costituenda Guardia nazionale ma, senza le armi promesse e negate dal generale Ruggero, ogni iniziativa appare velleitaria. “L’unità operativa fra esercito e popolo resta un’utopia” (pag.112) . Così Luigi Borgomaneri in: Dizionario della Resistenza, a cura di Enzo Collotti, vol. 1°pag. 525,Torino 2001-2002. “All’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre1943, i generosi quanto improvvisati tentativi di dar vita ad una Guardia nazionale in funzione antitedesca, frustati in primo luogo dalla cultura antipopolare e dalla condotta dei comandi di presidio che rifiutarono di armare ed inquadrare militarmente il volontariato operaio….”.

Continua Franzinelli a pagina 115: “Al mattino dell’11 settembre i punti nevralgici della metropoli sono sotto il controllo tedesco.(……). In Lombardia, quel medesimo giorno, reparti germanici assumono pacificamente il controllo di Brescia e di Cremona. I vertici militari restano inerti…” A Milano, a Brescia e nelle altre città citate dall’autore le cose saranno andate certamente come descritte, ma a Cremona NO! Qui la storia è diversa. Sorprende la totale disinformazione dell’autore in merito agli eventi cremonesi e la non curanza nel pubblicare notizie che, avvalorate dall’autorevolezza dell’autore e dell’editore, delegittimano, oltre alla realtà dei fatti, tutta la appassionata ricerca locale che negli anni ha ricostruito la vicenda cremonese basandosi sui documenti disponibili, sulle indagini in loco e contando i caduti (i morti) di quel giorno.

Certo Franzinelli non poteva sapere che proprio lì, nella terra sulla quale poggiava il tendone che l’ospitava, il 9 settembre del 1943 veniva sepolto dai suoi camerati Gerorold Janssen il Grenadier

forse rimasto ucciso durante l’assalto al vicino presidio militare in corso Vittorio Emanuele ( il corpo di un soldato tedesco morto fu effettivamente visto da alcuni cittadini nell’atrio della casa attualmente contrassegnata con il n. 55). Né poteva immaginare che alzando lo sguardo oltre le colonne della galleria forse avrebbe visto l’ampia sbrecciatura causata da un colpo di cannone durante l’assalto tedesco al palazzo delle poste.

Che conoscesse la storiografia locale è certamente pretendere troppo, ma ignorare o non tenere conto, né farne oggetto di dubbio e quindi di approfondimento o di confronto di quanto scritto da altrettanti autorevoli ricercatori, non mi sembra essere un approccio corretto con i fatti della storia. Scrive Luigi Borgomaneri alle pagine 525/26 dell’opera citata: “ Muovendo dall’area

Verona-Parma-Reggio Emilia-Modena-Bologna, dove erano state dislocate in agosto, forze del II°-SS-Panzer-Korps-formato dalle divisioni SS-Panzergrenadieren Leibstandarte Adolf Hitler (LSSAH) e 24a Panzer-investirono l’intera pianura padana raggiungendo poi le zone più interne della Lombardia, del Piemonte e del Veneto. Il giorno 9 (….) Nella stessa giornata vennero disarmate le guarnigioni nell’area compresa fra la riva meridionale del Garda, Brescia, Bergamo e il corso del PO fino a Cremona, dove in un tentativo di resistenza caddero una quindicina di soldati del 3° reggimento artiglieria di corpo d’armata e i sottotenenti Mario Flores e Francesco Vitali”(1).

Borgomaneri, a differenza di Franzinelli che parla di 11 settembre, colloca giustamente nel giorno 9 settembre 1943 l’assunzione dei poteri da parte del comando tedesco avvenuta e resa possibile una volta battuta la resistenza dei soldati italiani. Alla sostanziale esattezza della ricostruzione degli eventi cremonesi fatta da Borgomaneri è forse doveroso precisare che, pur compresi nel numero da lui indicato, caddero nella difesa di Cremona non solo artiglieri ma anche bersaglieri, avieri ed alcuni allievi dell’istituto militare. Anche fra i civili ci furono una quindicina di caduti. Ricordiamo per tutti la giovane Edda Sacchi uccisa da colpi di fucile dalla parti della caserma Eugenio di Savoia mentre era in cerca di abiti civili per rivestire alcuni soldati che si erano rifugiati nella sua casa.

Il comportamento del comandante del presidio militare di Cremona fu l’opposto di quello del comandante del presidio milanese che consegnò la metropoli ai tedeschi. Per le strade della nostra città e alle caserme fu battaglia. In una cosa le decisioni dei due comandanti furono uguali: entrambi, probabilmente accomunati nella cultura antipopolare che pervadeva i comandi, rifiutarono di armare il volontariato operaio e popolare e di inquadrarlo militarmente.

A Franzinelli vorrei fare una proposta: qualora a settembre le Associazioni Partigiane ANPI, ANPC in collaborazione con il gruppo GAP organizzassero un giro propedeutico-conoscitivo sui luoghi ove si svolse la battaglia, prenda la bicicletta e venga anche lui. Veramente saremmo contenti di averlo in nostra compagnia. Sarà anche un occasione per stare insieme e dialogare, soprattutto meditare.

Ennio Serventi

Cremona

1. La descrizione della linea di penetrazione tedesca nella pianura padana fatta da Borgomaneri avvalora la complessiva ipotesi della strategia adottata dai tedeschi per l’attacco a Cremona formulata per la prima volta da noi. Vedi Ennio Serventi in “La Cronaca”, quotidiano di Cremona del 7 settembre del 2008.

2013-12-01

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