Mercoledì, 14 aprile 2021 - ore 19.12

Eolico galleggiante: due progetti anche in Italia, ma attenzione al trompe-l’oeil

Sardegna e Sicilia potrebbero vedere nel giro di pochi anni la realizzazione di parchi eolici offshore ma senza basi fisse

| Scritto da Redazione
Eolico galleggiante: due progetti anche in Italia, ma attenzione al trompe-l’oeil

Se l’idea è quella che grazie all’ultimo ritrovato della tecnologia di cui stiamo per parlare, si eviterà le contestazioni all’eolico, diciamo subito che è tempo perso. Prima di tutto perché benché i quotidiani ne parlino oggi come l’ultima frontiera, in realtà se ne parla da dieci anni e poi, per chi come noi di greenreport segue dal 2006 gli iter autorizzativi degli impianti (dalla produzione di energia alla gestione dei rifiuti) è ben noto che non esiste la pietra filosofale. Questo perché la cosa più difficile da accettare, nonostante la sua elementarità, è che tutto ha un impatto ambientale. Ne consegue che l’impatto zero non esiste e dunque non va millantato, e non va però neppure preteso. Così arriviamo alla “novità” di cui sopra: l’eolico galleggiante.

Che per chi ha i capelli bianchi come noi non può non ricordare l’idea degli “inceneritori galleggianti”, e tutto il dibattito che ne scaturì negli anni. Per non parlare delle centrali nucleari galleggianti di putiniana e statunitense memoria. L’idea è quella che se gli impianti sono lontani e magari galleggianti, siano più digeribili dalle comunità che li ospitano. O almeno se questa è una delle idea, a nostro parere è assai poco percorribile come dimostra anche, mutatis mutandis, il rigassificatore Olt offshore pisano livornese, ancorato a 12 miglia dalle coste, ma non per questo meno avversato negli anni, costruito in ritardassimo e proprio per questo ormai assai meno utile di quanto (comunque la si pensi) avrebbe potuto essere.

Ma veniamo ai progetti di eolico galleggiante, che per l’Italia sono ben due. Il primo dovrebbe nascere al largo della Sicilia. Il progetto è della 7SEASmed srl e l’iter è agli albori. La convenienza dell’eolico galleggiante, secondo l’ingegnere che lo sta progettano, Luigi Severini, è mosso da tre motivi principali: “una fortissima avversione all’impatto visivo, una eccessiva estensione, il pericolo di interferire con la biocenosi, ovvero con il complesso di animali e vegetali che popolano una determinata area”. Come si può leggere, tuttavia, le contestazioni già ci sono. Lo stesso progettista, che è la “mente” anche del parco eolico offshore di Taranto che pare sul punto di avere il via al lavori, ha nel frattempo presentato l’identica idea pure per la Sardegna, come scrive il Sole24Ore. Un progetto che si  chiama Ichnusa Wind, vale 1 miliardo e 400 milioni di euro, e prevede l’installazione di «42 turbine eoliche galleggianti ad asse orizzontale da 12 MW ciascuna, con una potenza elettrica totale di 504 MW».

Ovviamente noi ci auguriamo che i due progetti arrivino in fondo e che nel 2023 (questa l’ottimistica data indicata come avvio del parco eolico siciliano) si inizia a produrre energia rinnovabile da questi impianti, che potrebbero rappresentare un punto di svolta per l’Italia come per il Mediterraneo, ma da un punto di vista comunicativo abbiamo dei forti dubbi sul buon esito di tutti quei progetti che sperano, allontanando l’impianto in un altrove, di risolvere le problematiche nel nostro Paese. L’Italia non ha deserti, non ha un mare poco frequentato o un oceano a disposizione, è densamente popolata. Il salto, se si farà, avverrà solo quando ci sarà coscienza dell’utilità degli impianti stessi. Orizzonte al momento lontanissimo, dato che il comparto più contestato in Italia da fenomeni Nimby (e Nimto) è quello energetico, e nei tre quarti dei casi in ballo ci sono purtroppo le rinnovabili.

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