Martedì, 09 agosto 2022 - ore 16.27

Europa: boom dei call center, ma pochi diritti

| Scritto da Redazione
Europa: boom dei call center, ma pochi diritti

Lo studio di Uni Global Union: negli ultimi 10 anni è boom dei call center, ma i lavoratori sono segnati da un forte precariato e pochi diritti. In Italia 200mila occupati. Regno Unito primo con un milione di addetti, poi Germania e Svezia

Europa: boom dei call center, ma pochi diritti - autore foto: Alan Clark, rkdesign (immagini di autore foto: Alan Clark, rkdesign)

In Europa, negli ultimi dieci anni, è boom dei call center. E' quanto emerge dal dossier "Rappresentanza sindacale e organizzazione nei contact center europei: Esperienze e sfide'", realizzato dal professore Philip Taylor dell'università di Strathclyde, presentato oggi (21 novembre) alla Conferenza di Uni Global Union, la federazione europea che unisce i sindacati dei servizi.

"Non è semplice - premette lo studio - fornire dati esatti relativamente all'occupazione nei paesi europei, delle statistiche informate sono comunque possibili: dopo il Regno Unito con un milione di addetti del contact center, gli effettivi più importanti si trovano in Germania (520.000), Svezia (262.500), Francia (270.000), Italia (200.000), e Spagna (100.000); altre stime riguardano Polonia (80.000), Danimarca (70.000), Belgio (60.000), Finlandia (15.000), Lituania (2.000), Lettonia (1.200) ed Estonia (600)". Lo riporta l'agenzia Adnkronos.

Il settore europeo dei call center "è molto più esteso rispetto a dieci anni fa, ma l'espansione non si è verificata allo stesso ritmo ovunque, i paesi hanno registrato ritmi di crescita diversi". Per esempio, Germania e Francia "hanno settori ampi e relativamente maturi". Tra i paesi nordici, come sempre, è prima la Svezia che "si è mossa presto ed è un hub regionale".

I lavoratori del settore, però, sono ancora caratterizzati da un forte precariato e pochi diritti. Secondo il dossier dei sindacati "l'outsourcing nazionale è fortemente sviluppato", e i livelli retributivi "sono inferiori nell'outsourcing del 10% o più". Inoltre, prosegue, "l'outsourcing è anche contraddistinto da condizioni più scadenti per i lavoratori (...). Si può fare leva sulla precarietà contrattuale e la minaccia di perdere il cliente per via dell'outsourcing o dell'offshoring per esercitare intimidazioni sui lavoratori e indurli a ridimensionare le loro rivendicazioni".

La sindacalizzazione nei call center varia, a seconda del paese in cui si opera. "I sindacati - spiega il rapporto - conservano una forza residua nelle aziende dominanti, un tempo nazionalizzate dove gli accordi sindacali e il dialogo sociale sono stati prontamente traslati ai contact center. In secondo luogo, si percepisce l'influenza del regime normativo nazionale, in quanto certe aziende che sembrano fonte di debolezza sindacale o addirittura danno prova di antisindacalismo in un determinato contesto nazionale, sono invece citate come sede di importanti forze sindacali in altro contesto". I call center in Europa, infine, operano soprattutto per i settori dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni.

Fonte: http://www.rassegna.it/articoli/2013/11/21/106757/europa-boom-dei-call-center-ma-pochi-diritti

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