Domenica, 17 dicembre 2017 - ore 22.13

Europa la ricollocazione dei rifugiati non decolla

L’entrata in vigore del discusso accordo di cooperazione tra la Turchia e l’Unione europea per fermare il flusso di migranti irregolari lungo la rotta balcanica ha aggravato il sistema di recezione dei richiedenti asilo in Grecia, un Paese già condannato dalla Corte di Strasburgo nel 2011 per le degradanti condizioni di accoglienza.

| Scritto da Redazione
Europa la ricollocazione dei rifugiati non decolla

In 60 mila attendono il completamento del processo di richiesta asilo nel Paese, di cui 13 mila vivono nelle isole del Mar Egeo, bloccati dal sopracitato accordo in campi fatiscenti. Dal canto suo, il governo greco lamenta di essere stato lasciato solo dall’Ue e da quegli stati membri che hanno esposto l’esistente crisi di solidarietà rifiutandosi di accogliere alcuni dei migranti ospitati in Grecia.

I Paesi del nord non assolvono le loro responsabilità

Una delle prime e più discusse misure Ue per contrastare la cosiddetta crisi migratoria è stato il piano di ricollocazione di 160 mila richiedenti asilo, che, secondo un sistema di quote, avrebbe dovuto diminuire la pressione sui Paesi ai confini dell’Unione, distribuendo i migranti tra gli stati membri.

Secondo la decisione del Consiglio europeo del settembre 2015, la Grecia avrebbe dovuto beneficiare del ricollocamento di 66.400 richiedenti asilo in due anni, ma ad oggi poco più di 5 mila persone sono state effettivamente trasferite, numeri ben lontani dall’obiettivo della Commissione di trasferire 6 mila migranti al mese.

Il meccanismo di ricollocazione è partito con estrema lentezza a causa dell’opposizioni di alcuni stati membri: la più chiassosa è stata quella del Primo Ministro ungherese Viktor Orbàn, che si è spinto fino a promuovere un referendum, che non ha raggiunto il quorum, per dimostrare l’opposizione del popolo ungherese al piano di Bruxelles e mettendo il discussione la supremazia del diritto comunitario su quello nazionale.

Anche gli altri Paesi del gruppo Visegrad – Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – si sono uniti al coro di proteste contro questa misura, proponendo un alternativo sistema basato sulla “solidarietà flessibile”.

Dall’altra parte dello schieramento, Italia e Grecia sono sempre più risolute nel denunciare la grave mancanza di solidarietà sulla gestione dei profughi. Yannis Mouzales, ministro greco per le politiche migratorie, ha recentemente esortato la Commissione ad un maggiore impegno, appoggiando al contempo la proposta del Primo Ministro Italiano Matteo Renzi di imporre sanzioni sugli stati che rifiutano di accogliere migranti.

Non è tuttavia chiaro in che modo tali “multe per poca solidarietà” potrebbero contribuire alla risoluzione della questione, mentre è evidente produrrebbero una disparità di trattamento tra gli stati che possono e quelli che non possono permettersi di pagare.

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