Lunedì, 16 settembre 2019 - ore 16.25

Flc-Cgil I dati INVALSI confermano che alla scuola italiana serve l’opposto dell’autonomia differenziata

Bisogna battersi per una scuola dove l’uguaglianza delle condizioni di partenza sia il vero faro

| Scritto da Redazione
Flc-Cgil  I dati INVALSI confermano che alla scuola italiana serve l’opposto dell’autonomia differenziata

Flc-Cgil  I dati INVALSI confermano che alla scuola italiana serve l’opposto dell’autonomia differenziata

Bisogna battersi per una scuola dove l’uguaglianza delle condizioni di partenza sia il vero faro

Leggendo i dati resi noti da INVALSI sulla scuola italiana, ci sono venute in mente due frasi, peraltro notissime, di don Lorenzo Milani, nella Lettera a una professoressa. Due frasi che dovrebbero essere messe in epigrafe al giuramento di ogni ministro dell’Istruzione italiano. Solo con quelle frasi si spiegano percentuali e differenze di rendimento scoperte dall’istituto per la Valutazione della scuola. Cominciamo dalla prima, appunto, famosissima: "Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali". Ovvero: che l’Italia avesse fratture cognitive tra studenti era noto a tutti. Ed era noto a tutti che v’è una forte forbice di disuguaglianza tra il Nord e il Sud del Paese. E l’Invalsi conferma che l’indicatore ESCS (Economic Social Cultural Status index), per misurare le condizioni sociali, culturali ed economiche dei giovani, dimostra come esista una correlazione tra indice e punteggi ottenuti nei test di tutte le materie. Questi, infatti, crescono man mano che cresce l’indice ESCS. I diversi livelli dell’indice registrati tra gli studenti delle quattro tipologie di scuola superiore in cui l’INVALSI disaggrega i risultati mostrano come a diverse scuole corrispondano diversi livelli di status sociale. Dunque, don Milani aveva ragione, se non si interviene sulle disuguaglianze profonde, tra nord e sud, tra territori diversi nelle stesse regioni e nelle capacità cognitive intragenerazionali, a partire dalle condizioni sociali complessive, continueremo ad avere sempre gli stessi risultati.

In questo senso allora, riproponiamo la seconda, profetica, frase di don Milani: "Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati". L’interrogativo, ormai perenne, costante che questo tipo di risultati ci pone dinanzi è sempre il medesimo: cosa vogliamo fare degli ultimi? Come vogliamo intervenire sulle disuguaglianze? Con l’autonomia differenziata? Con la meritocrazia, più volte evocata e invocata come panacea? Assolutamente no.

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