Domenica, 09 agosto 2020 - ore 01.45

I rischi per difesa, cybersecutity, sicurezza collettiva

C’è chi ritiene che per via del Covid-19, l’ordine mondiale sarà destinato a rivoluzionarsi. Per alcuni è la fine della globalizzazione.

| Scritto da Redazione
I rischi per difesa, cybersecutity, sicurezza collettiva

C’è chi ritiene che per via del Covid-19, l’ordine mondiale sarà destinato a rivoluzionarsi. Per alcuni è la fine della globalizzazione. Per altri ancora, la crisi accelererà ulteriormente l’ascesa della Cina o il declino dell’Unione europea.

In questo nostro articolo vogliamo focalizzarci su alcuni aspetti meno roboanti, ma pur sempre collegati alla crisi – la crescita delle minacce cibernetiche, la readiness delle Forze armate e le necessità finanziarie delle start-up – e che, se non affrontati, possono avere importanti ripercussioni strategiche nel breve e medio termine.

Rischi cibernetici in aumento

Studenti, lavoratori e più in generale tutti i cittadini spendono sempre più tempo su Internet per compensare l’impossibilità di muoversi. Più stiamo su internet e più trasferiamo dati via piattaforme digitali. Però, man mano che il ricorso all’home office aumenta, più aumentano le conversazioni riservate che avvengono in via digitale o la condivisione online di documenti sensibili. In altri termini, i rischi cibernetici aumentano. Anche perché, maggiore è il tempo passato su Internet, maggiore sono le possibilità di sfruttare zero-day vulnerabilities o altre imperfezioni a livello di hardware o software.

È di pochi giorni fa, per esempio, la notizia che, per via dell’aumento del traffico digitale, la piattaforma di videoconferenze Zoom ha fatto transitare da server in Cina le conversazioni di alcuni suoi utilizzatori: con ovvi rischi per la sicurezza delle informazioni che gli ignari partecipanti si sono scambiati. Rafforzare le difese cyber di privati, aziende e organizzazioni, pubbliche e private, è una priorità.

Implicazioni per l’Europa

Vale però la pena fare una considerazione accessoria: se viaggiamo di meno e lavoriamo più da casa, aumenta la domanda – almeno nel breve periodo – di piattaforme digitali. Il 90% delle aziende che forniscono questi servizi provengono però dal Nord America o dall’Asia, e progressivamente queste stesse aziende stanno acquisendo un ruolo sempre più importante anche nel campo della difesa (Palantir nel Big Data, Amazon e Microsoft nel Cloud).

Questa transizione forzata e subitanea a cui stiamo assistendo ha potenzialmente importanti implicazioni per l’Europa in quanto la competizione nell’era digitale è molto più feroce che nell’era industriale e slegarsi da una piattaforma high-tech è molto più difficile che cambiare automobile. D’altronde, quante alternative agli iPad di Apple, alla posta elettronica di Google, al social networking di Facebook o al pacchetto Office di Microsoft abbiamo rispetto, per esempio, al campo delle auto (da Fiat a Volkswagen, da Renault a Ford)?

Basta un virus

Un altro ambito che desta attenzione riguarda la capacità di azione e reazione delle Forze armate. È un tema delicato, ben esemplificato negli Stati Uniti dalla situazione della portaerei USS Theodore Roosvelt, che si è trovata con una parte significativa del proprio equipaggio contagiato dal Covid-19 e quindi impossibilitata ad operare. Già a inizio marzo avevamo visto delle avvisaglie quando l’esercitazione multinazionale a guida americana, Defender 2020, è stata fortemente ridimensionata.

È dunque fondamentale capire quanto la crisi aggredisca le nostre capacità di deterrenza e come si possa gestire questa (nuova) situazione. Da una parte, alcuni ritengono che le pandemie saranno sempre più ricorrenti in futuro. Dall’altra, nemici e avversari hanno capito fin troppo come poter indebolire l’Italia, l’Europa, la Nato e più in generale l’Occidente: basta un virus sconosciuto scovato in qualche parte sperduta in giro per il mondo.

Non bisogna però solo prepararsi a questa (futura) evenienza, ma è anche necessario affrontare immediatamente il presente, a partire dall’addestramento, l’esercitazione e la formazione – essenziali tanto per rodare la macchina da guerra che per creare spirito di corpo, a livello nazionale e multinazionale. Una parziale soluzione consiste nel ricorrere con maggiore insistenza a sistemi autonomi o senza pilota. Ciò ci porta all’ultima considerazione.

Da innovazione a resilienza

Prima che scoppiasse la crisi, la “buzzword” nel mondo della difesa era innovazione e “disruption”, ovviamente prevalentemente tramite le start-up. La parola d’ordine adesso è resilienza: per gli esseri umani, significa ventilatori polmonari e ossigeno; per le start-up, significa avere accesso a un altro tipo di ossigeno, ovvero le risorse finanziarie di cui queste hanno estremamente bisogno.

Il discorso si può espandere alla filiera produttiva in campo militare, dove alcune anche piccole o medie imprese possono sviluppare componenti essenziali e non sostituibili per caccia da combattimento o sottomarini d’attacco. Ciò che conta è che, per via della recessione, molte aziende centrali per la nostra sicurezza di oggi o di domani possono venire a trovarsi in estrema difficoltà finanziaria o economica.

In conclusione, non è necessario che il Covid-19 porti a un cambiamento dell’ordine mondiale, all’ascesa della Cina o alla fine della globalizzazione: per indebolire la nostra sicurezza e, più in generale, la sicurezza collettiva, basta molto di meno.

Le opinioni espresse dagli autori sono strettamente personali e non riflettono le posizioni ufficiali della Nato o del Nato Defense College.

Questo articolo è il sesto di una serie dedicata a una riflessione sul Covid-19 e la sicurezza internazionale, aperta da Vincenzo Camporini e Michele Nones.

 

 

fonte affarinternazionali.it

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