Le associazioni ambientaliste della provincia di Cremona (Acli Anniverdi Crema, Circolo Ambiente Scienze, Coordinamento Comitati ambientalisti della Lombardia, Coordinamento dei Comitati contro le autostrade CR-MN e Ti-Bre, Delegazione FAI Cremona, Gruppo LUCI Cremona, Italia Nostra Cremona, Legambiente Alto Cremasco, Legambiente Cremona, Lipu Cremona, Salviamo il Paesaggio Cremasco, Cremonese e Casalasco, WWF Cremona) hanno condiviso e presentato congiuntamente “osservazioni” alla variante di PTCP recentemente avviata dalla Provincia di Cremona. Tale variante, formalmente volta all’adeguamento al Piano Territoriale Regionale, avrebbe dovuto essere finalizzata ad introdurre “ ulteriori previsioni” capaci di rendere il Piano Territoriale di coordinamento Provinciale uno strumento di indirizzo delle politiche urbanistiche e territoriali atto a meglio tutelare il patrimonio storico, naturale e paesaggistico della comunità locale. Nei fatti, con la variante ora proposta il PTCP viene meno al proprio ruolo normativo rinunciando a porre limiti all’apertura di siti estrattivi in aree di grande pregio, quali il gesosito Pianalto di Romanengo-Melotta.
Il Pianalto di Romanengo-Melotta è l’ultimo testimone, sufficientemente conservato, dei Pianalti lombardi ed è il più meridionale dei Pianalti europei, relitti di antichi livelli della pianura, indispensabili per la ricostruzione paleogeografico ambientale e strutturale della storia della terra a sud delle Alpi e a nord dell’Appennino. Nella sua copertura sono scritte le testimonianze dei eventi remoti e recenti, tra gli altri dei terremoti; per questo, è tuttora vietato in tutta l’area realizzare insediamenti, allevamenti, cave, discariche ed ogni altra opera che comportasse modifiche del terreno (come l’asportazione dello strato più superficiale) tali da compromettere irreparabilmente le caratteristiche del geosito.
La variante di PTCP propone una perimetrazione su 3 livelli dei geositi provinciali e la loro superficie viene in massima parte ricompresa nella fascia 1 (la più bassa) di tutela, nella quale sarebbero ammesse anche “trasformazioni” che “prevedano modificazioni morfologiche e/o la predisposizione di elementi antropici intrusivi e permanenti”. In altre parole, in contrasto con quanto disposto dallo stesso PTCP vigente e dal Piano paesaggistico e territoriale regionale, tuttti i geositi provinciali e quello del Pianalto della Melotta in particolare, tramite un <<azzonamento>> interno che alle scriventi assolutamente arbitrario e scientificamente infondato vengono, nel loro insieme e nella loro specifica unitarietà, privati di norme di tutela efficaci. Ne risulta che, un’attività estremamente invasiva, come l’escavazione, avrebbe via libera in una zona che è doveroso conservare nella sua integrità sia per consentire alla comunità scientifica la ricostruzione del nostro passato sia per garantire alle generazioni future conoscenza e fruizione di un ambiente unico per i suoi caratteri naturalistici e paesaggistici e non a caso attualmente ritenuto meritevole di salvaguardia anche a livello nazionale ed europeo.
L’auspicio è che l’istituzione provinciale voglia rivedere tutti quegli aspetti della variante che indebolendo se non annullando importanti norme di tutela del territorio, peraltro attualmente in vigore, rendono davvero poco “sostenibile” le previsioni di sviluppo della nostra comunità, ben rappresentata, ci pare dal’intero e compatto schieramento delle associazioni e dei comitati ambientalisti della provincia di Cremona.
2013-07-25



