Giovedì, 06 ottobre 2022 - ore 16.22

Inceneritore di Cremona, il circolo AmbienteScienze smonta lo studio LEAP

Nella conferenza stampa l'ingegnere di ASPO Italia Dario Faccini mostrale le incongruenze del rapporto e i conflitti d'interesse che lo caratterizzano

| Scritto da Redazione
Inceneritore di Cremona, il circolo AmbienteScienze smonta lo studio LEAP Inceneritore di Cremona, il circolo AmbienteScienze smonta lo studio LEAP

Il dibattito cittadino delle ultime settimane è concentrato sulla questione inceneritore e l'opinione pubblica è divisa tra le ipotesi di spegnimento, richiesto a gran voce dagli ambientalisti, e di mantenimento, quando non addirittura di implementazione, come ha spiegato Dario Faccini nella conferenza stampa di stamane indetta dal Circolo AmbienteScienze cremonese insieme a diverse altre associazioni del territorio. Faccini, segretario nazionale di Aspo Italia, ha analizzato pagina per pagina il recente documento prodotto da LEAP – Laboratorio Energia Ambiente Piacenza in merito a una valutazione tecnica riguardo allo spegnimento o al mantenimento dell'inceneritore di via san Rocco a Cremona. Quello che ne è venuto fuori è un insieme di valutazioni di parte, spesso contraddittorie e «con errori che definire macroscopici è un eufemismo». Nel rapporto si legge che «non conviene» chiudere l'inceneritore, perché «rimarrebbero circa trentacinquemila tonnellate di rifiuti annui che bisognerebbe esportare» ma, secondo la critica di Faccini, non solo «quei rifiuti saranno ridotti dall'avvio della raccolta differenziata», ma sarebbero più che dimezzati se solo si costruisse un «piccolo impianto di trattamento meccanico biologico» al posto dell'inceneritore. «Addirittura al termine della vita dell'attuale, andrebbe costruito un nuovo inceneritore, due volte e mezzo più grande. Si parla di 146,000 tonnellate, al netto delle 35,000 attuali. Quindi per LEAP dovremmo importare 111.000 tonnellate di rifiuti da bruciare in un nuovo inceneritore» spiega Faccini, che aggiunge che «il rapporto insiste su una presunta enorme perdita di soldi nel caso della costruzione di un impianto di trattamento meccanico biologico», del costo di 15 milioni di euro e che smaltirebbe metà dei rifiuti urbani cremonesi, «ma di un enorme guadagno nel caso della costruzione di un nuovo inceneritore, che costerebbe 102 milioni di euro». Resta da capire, ovviamente, per chi sia un guadagno questo nuovo impianto, e chi trarrebbe vantaggio dall'importare e bruciare rifiuti piuttosto che smaltirli in modo pulito e più economico. «Chiudere il vecchio inceneritore ed esportare rifiuti urbani oppure costruirne uno più grande e importare rifiuti, inquinerebbe allo stesso identico modo». Questo viene scritto nel documento di LEAP, e pare un'evidente falsità «ma non dobbiamo sorprenderci» continua Faccini «infatti, se andiamo a vedere chi, nel gruppo LEAP, si è occupato di stilare questo rapporto (nella fattispecie il centro studi MatER), le cose si fanno tutte più chiare». Infatti, le slide del rapporto stesso mostrano che tra i partner di MatER (e quindi di LEAP) c'è la stessa azienda LGH. «In pratica,» conclude Faccini, «è come se LGH si fosse fatta da sola la valutazione sull'inceneritore.»

AL

da qui è possibile scaricare le slides prodotte dall'ing. Dario Faccini

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