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IRAN: Malgrado le irruzioni e gli arresti, l’Università continua

| Scritto da Redazione
IRAN: Malgrado le irruzioni e gli arresti, l’Università continua

L'Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha'i d'Italia ha letto questo
articolo di "University World News" che è sembrato interessante presentare
all'attenzione della stampa italiana.
Julio Savi
Ufficio stampa
dell'Assemblea Spirituale Nazionale
dei Baha'i d'Italia

*IRAN: Malgrado le irruzioni e gli arresti, l’Università continua*
Yojana Sharma
25 maggio 2011

Gli insegnanti e il personale dell’Istituto baha’i di educazione superiore
(BIHE) hanno promesso di continuare a dare agli studenti cui è negato il
diritto all’educazione in Iran l’opportunità di conseguire un diploma,
malgrado le incursioni contro i suoi locali e l’arresto di una trentina di
suoi docenti di questa settimana.

«Continueremo. Sia gli studenti sia il corpo docente sono fermamente decisi
ad andare avanti. Non possiamo abbandonare i nostri studenti che non possono
andare nelle università», ha detto un professore iraniano residente negli
Stati Uniti che insegna online corsi di lettere per il BIHE e che ha parlato
a *University World News* a patto di mantenere l’anonimità.

Il BIHE è stato fondato nel 1987 come un’iniziativa comunitaria per dare
istruzione agli studenti baha’i, dopo che la rivoluzione islamica aveva
espulso dalle università pubbliche gli studenti appartenenti a religioni non
riconosciute. La fede baha’i non è fra le religioni ufficialmente
riconosciute in Iran, dove i baha’i sono circa 300.000.

Molte classi del BIHE si svolgono nelle case dei professori e nei centri
della comunità sparsi in tutto l’Iran. Negli ultimi sette anni molte classi
si sono svolte anche online, grazie ad alcuni professori iraniani esiliati
che insegnano agli studenti in Iran e all’estero. Intanto nelle città
iraniani ci sono anche classi dirette.

Il 23 maggio un quotidiano ufficiale iraniano ha riferito che alcuni baha’i
erano stati arrestati perché gestivano «un’università baha’i online» per
propagare la loro fede. Il quotidiano diceva che diverse persone erano state
arrestate e che l’università online era stata smantellata.

«A Teheran sono stati chiusi anche alcuni edifici usati come laboratori e
per altri scopi accademici», scrive il BIHE sul suo sito web.

Forze della sicurezza iraniana hanno perquisito e chiuso un centro
scientifico e di ricerca gestito dal BIHE nell’Università aperta dell’Iran e
hanno confiscato computer e altro materiale.

La Baha’i international community ha detto che ci sono state una serie di
irruzioni coordinate e Teheran, Karaj, Isfahan e Shiraz.

«Lo stesso giorno vari agenti del Ministero dell’Informazione, cioè i
servizi segreti, sono entrati nelle case [degli accademici] e le hanno
perquisite, portando via computer, documenti e altri oggetti», Diane Ala’i,
rappresentante della Baha’i international community presso le Nazioni Unite
a Ginevra, ha detto a *University World News*.

Ala’i ha detto che le persone arrestate nelle ultime irruzioni erano legate
al BIHE, che opera apertamente, anche se la maggior parte dei professori che
insegnano online e direttamente sono stati licenziati dalle università e non
possono ricoprire alcun posto governativo in seguito alla persecuzione della
minoranza religiosa.


Secondo alcune fonti, il BIHE ha ora circa 3000 studenti e offre diplomi
umanistici e scientifici come chimica, biologia, farmacologia, ingegneria
civile, informatica, psicologia, legge, letteratura e contabilità.


I laboratori si trovano in edifici commerciali di proprietà privata a
Teheran. I loro indirizzi sono noti solo agli studenti iscritti ai quali è
stato chiesto di non andare e venire in grossi gruppi per evitare di
attirare l’attenzione.

«Ma non è un’università underground. Le autorità iraniane sanno che esiste e
in effetti non è la prima volta che ci sono irruzioni contro il BIHE», Ala’i
ha detto a *University World News*. «Vogliono ora impedire alla comunità di
far studiare i suoi giovani con mezzi alternativi».

L’istituto è stato oggetto di perquisizioni e arresti nel 1998, quando aveva
circa 900 studenti and 150 professori.

«Queste irruzioni coordinate in molte città contro un’università alternativa
dimostrano fino a che punto le autorità iraniane possono arrivare per
impedire ai baha’i ogni progresso accademico», ha detto Hadi Ghaemi della
Campagna internazionale per i diritti umani in Iran. «Già i baha’i non
possono accedere alle università convenzionali in Iran, ma ora il governa
cerca anche di porre fine agli sforzi che la comunità sta facendo per
permettere ai suoi giovani di proseguire gli studi superiori».

L’anno scorso Seyed Ali Raeis Sadati, il viceministro della giustizia in
Iran, ha detto durante il riesame periodico dei diritti umani in Iran da
parte del Consiglio dell’ONU per i diritti umani: «Le limitazioni imposte ad
alcuni di questi studenti universitari baha’i non hanno niente a che fare
con le loro convinzioni religiose.

«Queste limitazioni dipendono dal fatto che essi non avevano i requisiti per
entrare nell’università e perché facevano parte di un culto illegale che
svolge attività contro i diritti umani».

Ma un professore iraniano residente negli Stati Uniti, che insegna
all’Istituto, ha detto che tutti gli studenti del BIHE devono superare un
rigoroso esame di ammissione che equivale agli esami di ammissione delle
università iraniane.

«Dopo il diploma i nostri studenti si iscrivono a corsi universitari in
Europa e negli Stati Uniti. Abbiamo avuto studenti che sono andati
all’Università di Harvard e alle Università McGill e Carlton. Abbiamo
studenti che sono ora specialisti, medici e avvocati».

Ma alcuni studenti non riescono a entrare in normali università in Iran,
perché la nostra istituzione non è riconosciuta, ha detto il professore, che
ha insegnato sin dall’inizio del BIHE su base volontaria.


«Il governo iraniano ha un progetto culturale. Vuole impedire alle future
generazioni di baha’i di diventare istruite e socialmente mobili», ha detto.
«Questa è la più recente di una serie di aggressioni contro la comunità
perché l’Istituto è l’ultimo sforzo collettivo della comunità che ancora
resta. Tutto il resto, lo hanno distrutto.

«Il BIHE non è un seminario religioso, ma un’istituzione scientifica. Gli
attacchi contro il BIHE non sono una questione religiosa, ma una questione
di diritti umani. Ogni essere umano ha il diritto di imparare».


*A questo articolo ha contribuito un giornalista iraniano che non può essere
menzionato.*

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