Sabato, 02 luglio 2022 - ore 17.15

La siccità estrema fa riemergere dalla diga di Mosul una città di 3400 anni fa

Probabilmente era la capitale dell’Impero pre-assiro Mittani distrutta da un terremoto

| Scritto da Redazione
La siccità estrema fa riemergere dalla diga di Mosul una città di 3400 anni fa

Un team di archeologi tedeschi e curdi-irakeni ha scoperto una città dell’era dell’Impero Mittani, risalente a  3400 anni che sorgeva dove ora scorre il Tigri. All’Universität Freiburg spiegano che  «L’insediamento è emerso dalle acque del bacino idrico di Mosul all’inizio di quest’anno quando il livello dell’acqua è diminuito rapidamente a causa dell’estrema siccità in Iraq. L’estesa città con un palazzo e diversi grandi edifici potrebbe essere l’antica Zakhiku, ritenuta un importante centro dell’Impero Mittani (circa 1550-1350 aC)».

L’Iraq è uno dei Paesi al mondo più colpiti dai cambiamenti climatici e il sud del Paese è devastato da una siccità estrema e prolungata. Per evitare di perdere i raccolti, da dicembre sono state prelevate grandi quantità di acqua dal bacino idrico di Mosul, il più importante dell’Iraq e riconquistato con un’operazione militare alla quale hanno partecipato anche truppe italiane dopo che era caduto nelle mani del califfato nero dello Stato Islamico/Daesh. Lo svuotamento di gran parte della diga – che ha anche problemi strutturali –  ha  portato alla ricomparsa a Kemune nella regione autonoma del Kurdistan Irakeno, di una città dell’età del bronzo che era stata sommersa decenni fa senza precedenti indagini archeologiche.

Questo evento imprevisto ha sollecitato  gli arcvheologi tedeschi e kurdi a scavare e documentare almeno alcune parti di questa grande e importante città il più rapidamente possibile prima che venga nuovamente sommersa.

L’archeologo curdo Hasan Ahmed Qasim, presidente dell’Organizzazione per l’archeologia del Kurdistan, e i team degli archeologi tedeschi di Ivana Puljiz dell’Universität Freiburg  e di Peter Pfälzner dell’Universität Tübingen hanno deciso di intraprendere scavi di salvataggio congiunti a Kemune che si sono svolti a gennaio e febbraio  in collaborazione con la Direzione delle antichità e del patrimonio di Duhok. In pochi giorni è stato messo in piedi un team grazie a un finanziamento dalla Fondazione Fritz Thyssen. Ma il team archeologico tedesco-kurdo ha dovi uto lavorare molto in fretta, visto che non era chiaro quando l’acqua del Tigri sarebbe tornata a riempiere, almeno in parte, la diga di Mosul. nel serbatoio sarebbe risalita.

Nonostante tutto, in poche settimane, i ricercatori sono riusciti a mappare gran parte dell’antica città e spiegano che «Oltre a un palazzo, già documentato durante una breve campagna nel 2018, sono stati portati alla luce diversi altri grandi edifici: una massiccia fortificazione con mura e torri, un monumentale edificio di stoccaggio a più piani e un complesso industriale. L’esteso complesso urbano risale all’epoca dell’Impero di Mittani (1550-1350 aC circa), che controllava gran parte della Mesopotamia settentrionale e della Siria».

Qasim sottolinea che «L’enorme edificio per lo stoccaggio è di particolare importanza perché al suo interno devono essere state immagazzinate enormi quantità di merci, probabilmente portate da tutta la regione. I risultati degli scavi mostrano che il sito era un importante centro dell’Impero Mittani».

Il team di ricerca è rimasto sbalordito dallo buon stato di conservazione delle mura, a volte alte diversi metri, nonostante le pareti fossero fatte di mattoni di fango essiccato al sole e fossero state sott’acqua per più di 40 anni. Questa buona conservazione è dovuta al fatto che la città venne istrutta da un terremoto intorno al 1350 aC e il crollo delle parti superiori delle mura seppellì gli edifici.

All’Universität Freiburg  evidenziano: «Di particolare interesse il ritrovamento di cinque vasi in ceramica che contenevano un archivio di oltre 100 tavolette cuneiformi. Risalgono al periodo medio assiro, poco dopo il terremoto che colpì la città. Alcune tavolette di argilla, che possono essere lettere, sono ancora nelle loro buste di argilla». I ricercatori sperano che questa scoperta fornisca importanti informazioni sulla fine della città del periodo Mittani e sull’inizio del dominio assiro nella regione. Per Pfälzner «E’ quasi un miracolo che le tavolette cuneiformi fatte di argilla cruda siano sopravvissute per così tanti decenni sott’acqua».

Per evitare ulteriori danni all’importante sito causati dall’innalzamento dell’acqua, gli edifici scavati sono stati completamente ricoperti con teli di plastica aderente e ricoperti con un riempimento di ghiaia nell’ambito di un vasto progetto di conservazione finanziato dalla Fondazione Gerda Henkel. Un lavoro che ha lo scopo di proteggere le pareti di argilla cruda e qualsiasi altro reperto ancora nascosto tra le rovine durante i periodi di inondazione. Il sito è ora di nuovo completamente sommerso.

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