Lunedì, 19 novembre 2018 - ore 04.32

L’ECOSTORIA MARIO COPPETTI: 10 novembre 2018 , sarebbero stati 105

Il profilo dello “scultore – socialista – antifascista”, come declina l’epigrafe apposta sul marmo della tomba, verrà ricordato dallo stesso Sindaco, prof. Gianluca Galimberti, dal Sen. Angelo Rescaglio e dall’artista Graziano Bertoldi

| Scritto da Redazione
L’ECOSTORIA  MARIO COPPETTI:  10 novembre 2018 , sarebbero stati 105 L’ECOSTORIA  MARIO COPPETTI:  10 novembre 2018 , sarebbero stati 105 L’ECOSTORIA  MARIO COPPETTI:  10 novembre 2018 , sarebbero stati 105 L’ECOSTORIA  MARIO COPPETTI:  10 novembre 2018 , sarebbero stati 105

L’ECOSTORIA  MARIO COPPETTI:  10 novembre 2018 , sarebbero stati 105

Evento é organizzato per le ore 17 di sabato 10 novembre nella Sala dei Quadri del Municipio di Cremona, per testimoniare l’immutato affetto della Città nei confronti di uno dei più insigni cittadini che, con la propria coerenza ed abnegazione civile e con un significativo apporto artistico e culturale, ha illustrato la storia cremonese. Il profilo dello “scultore – socialista – antifascista”, come declina l’epigrafe apposta sul marmo della tomba, verrà ricordato dallo stesso Sindaco, prof. Gianluca Galimberti, dal Sen. Angelo Rescaglio e dall’artista Graziano Bertoldi.

Tra pochi giorni Mario Coppetti avrebbe compiuto 105 anni. Un anno fa, annunciando il compimento dei 104 e riportando, più che per scaramanzia per irrazionale sicumera, il suo schivo “è l’ultimo”, avevamo infranto i confini dell’ineluttabile.

Delle leggi biologiche, che, sul terreno della longevità, erano state oltremodo generose.

Poi, come si sa o si dovrebbe sapere, la terza delle Moire ha spezzato il filo di un’esistenza, che dire esemplare e feconda sarebbe dire poca cosa.

Ne siamo diventati vieppiù consapevoli, quando giocoforza ci sono venuti meno la consuetudine delle visite in studio, della conversazione telefonica, di quello che abbiamo sentito come un permanente controllo da parte di un autorevole senior socialista sul collo di quel giovane scapestrato giovane socialista (che abbiamo smesso di essere da decenni)

Per quanto dalle conseguenze dolorose per i famigliari e gli estimatori ed amici dello scultore partigiano, bisognerebbe aggiungere che il fato gli ha riservato un fine-vita di riguardo: quasi 105 anni, una salute discreta e comunque compatibile con un tramonto dignitosissimo, una lucidità invidiabile, un’incoercibile volontà di “ultimare” progetti, coerenti con il percorso esistenziale e suscettibili di tramandarne il profilo oltre l’esistenza biologica.

Con un tocco finale, simbolico per un artista e per un tenace testimone di convinzioni e di ideali: l’aver vissuto, sia pure confinato in casa da intuibili motivi di precauzionalità, il 73° anniversario della Liberazione ed aver chiuso gli occhi sull’ovale di Leonida Bissolati, in fase di ultimazione.

Ma sul fatto che Coppetti, ancorché portato ad abbozzare e celiare sull’enormità del traguardo, stesse predispondendo un’accurata agenda del dopo, era, specie agli occhi di chi lo conosceva bene, un preannuncio destinato ad avere conferma.

Con lucidità e, come sempre, molta generosità, intellettuale e, va precisato, concreta.

C’erano raccomandazione di fascia A, vale a dire, temporalmente ravvicinate: il decoro della Cappella dei caduti per la libertà, arricchita tre anni prima dalla bellissima Pietà (laica) forgiata dal professore e donata alla città, e la fusione dell’ovale di Leonida Bissolati, di cui si avvicinavano inesorabilmente le ricorrenze della fondazione de L’Eco del Popolo (4 gennaio 2019) e del centenario della morte (20 giugno 2020).

Non si trattava e non si tratta di meri appuntamenti vagamente commemorativi, bensì, ciò era evidente nelle consapevolezze trasmesse da Coppetti, un’imperdibile occasione per ricordare uno dei segmenti della storia virtuosa della storia della Città e della patria.

Ma tra le volontà c’erano progetti di più ampia gettata, rivelatori del grande amore verso la sua Cremona; che la famiglia ed il Comune renderanno noti in ogni particolare a tempo debito.

Noi anticipiamo solo che nella prossima primavera si svolgerà in Municipio una mostra antologica dei suoi lavori più significativi e che il suo atelier continuerà a vivere.

Tra le disposizioni particolarmente raccomandate c’é stata la stampa di “UNA CASA, DUE PATRIOTI”. Un racconto breve scritto da Agostino Melega in stretta collaborazione con Mario Coppetti, che costituirà uno dei perni dell’evento di ricordo, in occasione del 105° della nascita.

L’evento é organizzato per le ore 17 di sabato  10 novembre nella Sala dei Quadri del Municipio di Cremona, per testimoniare l’immutato affetto della Città nei confronti di uno dei più insigni cittadini che, con la propria coerenza ed abnegazione civile e con un significativo apporto artistico e culturale, ha illustrato la storia cremonese. Il profilo dello “scultore – socialista – antifascista”, come declina l’epigrafe apposta sul marmo della tomba, verrà ricordato dallo stesso Sindaco, prof. Gianluca Galimberti, dal Sen. Angelo Rescaglio e dall’artista Graziano Bertoldi.

Per concessione dell’autore, anticipiamo una sintesi del testo. (e.v.)

“UNA CASA, DUE PATRIOTI”

      Il destino ha voluto che uno stesso fabbricato, posto in via Chiara Novella al numero 17, sia stato il luogo che ha ospitato e che ha visto condividere, in tempi diversi, le proprie domestiche stanze da parte di due patrioti: l’uno, Giovanni Chiosi, nobile figura del Risorgimento cremonese, e l’altro Mario Coppetti, esimia personalità dei nostri tempi, già portatrice dei principi etici e politici del socialismo riformista, connessi ai valori fondamentali della libertà, della democrazia e della giustizia sociale.

   Da qui il titolo di questo testo, vergato da chi scrive, in stretto contatto con lo stesso Coppetti, tanto da dover essere considerato questi come un vero e proprio “co-autore”. A dire il vero, il titolo avrebbe potuto essere ancor più preciso, aggiungendo al termine “patrioti” pure quello di “artisti”, visto che il primo è ricordato anche come poeta, ed il secondo è stato conosciuto dai più ugualmente come valentissimo scultore.

     Il dato di fondo è che Mario Coppetti ha vissuto in un ambiente contrassegnato, a partire dalla prima metà del XIX secolo per giungere fino ad oggi, dal garrire della bandiera tricolore del patriottismo nazionale e dal potente influsso delle Muse.

    Va precisato che i due “patrioti-artisti” hanno condiviso una casa di proprietà un tempo dei coniugi Giovanni Slerca (in origine Schlerka) e Maria Torta, di origine veronese, i quali ospitarono nella loro abitazione, per dodici anni, come inquilino, il già citato Giovanni Chiosi. 

    Le opere di Giovanni Chiosi sono state studiate profondamente dalla stessa dottoressa Barbisotti e dalla dottoressa Pierina Manfredi, la prima con gli studi fatti sulle traduzioni del nostro patriota-poeta della “Scaccheide”, della “Poetica”, del “Bombice”, della “Cristiade” del Vida, e la seconda con l’impegnativa tesi di laurea dal titolo “La cultura a Cremona nella prima metà del XIX secolo: il poeta Giovanni Chiosi cremonese”, presentata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1962; tesi che ebbe in seguito l’onore del Premio Galletti.

    In questo ampio e approfondito studio, di 232 cartelle, l’autrice, in una pagina del dattiloscritto, ci offre una sintesi dell’opera letteraria complessiva del patriota-poeta: ”Il Chiosi, attingendo al Vico, al Foscolo, alla fede cattolica e alle più correnti idee romantiche, ci dà una visione della vita, dinamica e insieme pessimistica. Egli sostiene il valore dell’attivismo (contro le idee teoriche dei filosofi) e contempla attraverso la storia, considerata alla maniera del Vico, la strada percorsa dall’uomo per giungere alla situazione attuale; ben misero è tuttavia lo stato dell’uomo; egli è soggetto alle passioni e al dolore, e non può ricevere conforto né da Dio né dalla libertà, perché l’assolutismo ha asservito alle sue mire politiche sia il diritto che la religione. Il Chiosi non muterà mai, durante la sua lunga vita, l’essenza delle sue convinzioni”.

 Probabilmente influenzata dalle rinnovate attenzioni culturali verso il Nostro, l’Amministrazione comunale di Cremona decise opportunamente di dedicargli una via, con delibera del Consiglio comunale del 17 dicembre 1963, posta nella cosiddetta zona Menga, nel rione di Porta Romana.

 Mario Coppetti, amministratore pubblico ammirato anche dagli avversari politici in buona fede, da parte sua fu grande maestro di vita ed artista insigne, e si trovò nel bozzolo di quella casa come segnato dal destino di ereditare, in termini di contiguità e continuità, i valori patriottici del poeta che l’aveva preceduto in quella stessa dimora. Da quel bozzolo di mura, uscì il suo spirito libero di politico e di artista, intransigente in entrambe le versioni, una caratteristica preclara che gli permise di volare al di sopra di tante miserie, e tracciare di sé una scultura indimenticabile nella memoria collettiva cremonese. 

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