Venerdì, 24 gennaio 2020 - ore 12.46

L’ECOCOMMIATIERICORDI 104 anni è scomparso Mario Coppetti

Ogni aggiornamento di questa rubrica per noi comporta, una partecipazione emotiva non facilmente sterilizzabile dal dovere (quasi professionale) di testimoniare ai posteri profili civili meritevoli di essere preservati dall’oblio.

| Scritto da Redazione
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L’ECOCOMMIATIERICORDI  104 anni è scomparso  Mario Coppetti

Ogni aggiornamento di questa rubrica per noi comporta, una partecipazione emotiva non facilmente sterilizzabile dal dovere (quasi professionale) di testimoniare ai posteri profili civili meritevoli di essere preservati dall’oblio.

I funerali si terranno sabato 29 alle ore 10 partendo dalla Camera Ardente allestita nella abitazione in via Chiara Novella verso Sant’Agata

 Quindi, per quanto avvertiti del più che probabile coinvolgimento emozionale, nel momento in cui ci apprestiamo a dar conto di questo per noi doloroso distacco, confessiamo che, a dispetto delle circostanze, non avremmo mai voluto dare la notizia.

Nonostante le 104 primavere, nonostante la consapevolezza del destino della vita umana, nonostante la constatazione del declino…

Lo confessiamo, l’assidua quasi quotidiana consuetudine di rapporti con il partigiano-scultore ha rappresentato uno dei perni dei nostri interessi esistenziali. Che ci ha permesso di continuare a vivere nonostante la scomparsa del mondo cui siamo appartenuti. Il mondo della bella politica, della militanza vissuta con un trasporto ed un’intensità tali da fare del partito una seconda casa (forse, la prima!), dell’impegno istituzionale concepito come un servizio reso alla comunità di cui si è parte.

Un aggregato questo di impulsi e di afflati ben radicato negli idealismi ma anche nella certezza di parteciparvi orientati da una stretta aderenza al pensiero critico.

Una linea-guida, che se ha fatto sbandare non raramente la coesione dei testimoni del pensiero socialista, li ha resi convinti che una testimonianza condizionata da conformismo non avrebbe avuto alcun senso.

Faccio questa premessa, per dire che nei conversari quasi quotidiani non mancava mai, neanche in questo inizio di terzo millennio, neanche nella condivisione della stessa cultura liberalsocialista e del metodo gradualista e riformista, l’inclinazione a ragionare ed, occorrendo, a distinguersi.

Su una cosa, però, ho, in privato ed in pubblico, reso l’onore alla armi alla coerenza del compagno socialista scomparso qualche ora fa: aveva avuto ragione su tutto il fronte.

Da quando aveva seguito gli insegnamenti del padre ferroviere fervente sostenitore di Leonida Bissolati, a quando giovanissimo espatriato a Parigi era divenuto discepolo dei fratelli Rosselli apostoli del socialismo liberale. Da quando, di fronte alla deriva frontista del socialismo rinato dopo la Liberazione, aveva seguito, pur nel doloroso distacco, il socialismo democratico di Saragat a quando, a metà degli anni Cinquanta, era rientrato nel PSI a sostenere la riconquistata autonomia dal collateralismo comunista e la prospettiva di una stagione riformista, radicata nell’incontro tra i cattolici democratici di Moro ed i socialisti di Nenni.

L’ineludibile giudizio della storia ha attestato che Coppetti ha avuto ragione.

Avremmo arrischiato, però, di essere risucchiati in un’infeconda spirale di rivisitazione postuma ed astratta dai contesti attuali, se avessimo indulto esclusivamente a ripercorrere un passato. Che Coppetti, dimostrando una eccezionale giovinezza intellettuale, non ha mai rinunciato a declinare secondo le consapevolezze suggerite dal presente e nella ricerca di un futuro edificante.

Di lui, della sua testimonianza, dei suoi progetti abbiamo scritto molto.

Nel momento del distacco, desideriamo, soprattutto considerando un’attualità che non poteva non preoccuparci ed amareggiarci, affidare l’accertamento della eccezionale lucidità di analisi all’intervento pubblico pronunciato a fine novembre 2016 in occasione di una conferenza dei sostenitori del SI al referendum istituzionale (il cui testo epuriamo da qualsiasi riferimento suscettibile di riproporre polemiche che non avrebbero senso). Rivolgendosi alla ministra Boschi presente all’evento, così si esprimeva:

“Signora Ministro, autorità, cittadini, mi voglia scusare, ma non è per mancanza di rispetto se ho chiesto di poter brevemente parlare e poi assentarmi. Ma ai 103 anni compiuti ieri si sono aggiunti altri problemi. Premesso che non sono mai stato iscritto al Suo Partito, che ho spesso avversato come presidente onorario dell’ANPI, di cui sono stato per vent’anni Vice-presidente e Presidente, affermo che mi preoccupa molto questo clima di confronto esasperato, perché le accuse che si scambiano i due fronti arrischiano di rovinare a fondo il nostro collante democratico. Come dimostrano le esasperate manifestazioni contro il capo del Governo che hanno visto schierati nella stessa piazza antagonista Casa Pound e l’ANPI.

Con sincerità Le dico che vari punti della vostra riforma non mi soddisfano. Ma oggi non si tratta di discutere dei particolari. Si tratta di scegliere se vogliamo cambiare ovvero se non vogliamo cambiare nulla. …

Noi non siamo riusciti a concludere nulla dal punto di vista della modernizzazione  del sistema; mentre chi ha concorso a questo fallimento in questo lungo lasso di tempo ha ancora il coraggio di attaccarci…dimostrando, in un contesto internazionale così pieno di criticità, totale irresponsabilità civile. Questo è, infatti, un momento in cui, più di altri, dovremmo sentirci tutti cittadini dello stesso Paese.

Ai pochi Partigiani viventi non mi sento, pur dichiarandomi a favore del SI, di dare nessun consiglio. Ma agli iscritti all’ANPI dico una cosa sola: non sarò mai insieme alla Meloni a fascisti di Casa Pound.

Ai giovani dico: non abbiate paura del cambiamento ...”.

Come facilmente si ricorderà, l’incipit dell’intervento del ministro fu: “Dopo l’intervento di Mario Coppetti, non ci sarebbe molto altro da dire”.

Avremo modo di approfondire nel prosieguo questa eccezionale figura di artista, di esponente politico, di amministratore pubblico. Qui abbiamo preferito riferirci alla sua indefettibile coerenza, al suo rigore ideale, alla freschezza, nonostante i suoi 104, della capacità di coniugare il lungo passato, che l’ha visto testimone e protagonista, con il presente.

Ieri avrebbe voluto assolutamente partecipare al suo 73° anniversario della Liberazione, che ha costituito la stella polare della sua testimonianza civile e politica.

I famigliari, delegati a partecipare in piazza alla festa del 25 aprile (in sua vece, come accadeva ogni qualvolta fosse impedito dagli acciacchi), ci hanno confidato il suo sconforto di fronte alla consapevole impossibilità ad essere, come era sempre stato, tra i protagonisti della testimonianza dei valori della Resistenza.

Stamane, dopo la lettura della stampa, si stava dedicando all’altra passione della sua vita, praticata per quasi un secolo parallelamente alla politica, alla gestione pubblica, agli affetti famigliari.

E’ morto dolcemente, quasi nell’inconsapevolezza del passaggio a miglior vita; impegnato a concludere il medaglione con l’effigie del suo cavaliere dell’ideale, quel Leonida Bissolati, apostolo del socialismo umanitario, risorgimentale, liberale e democratico, che ha costituito le coordinate per la sua lunga testimonianza.

Ci eravamo, per la conclusione del lavoro artistico, presi (noi mandanti di una committenza ardita per l’età dell’artista) e lui benevolo e generoso realizzatore di un comune progetto ispirato dalla volontà di ancorare quell’idealismo alla fisicità dell’arte, ci eravamo(dicevamo), presi tempi “comodi”. Quasi scaramanticamente pensati all’insegna del dum pendet (il lavoro artistico) dum … si protrae la linea della sopravvivenza.

Così non è stato. Anche se non cambia molto il valore ed il significato dell’ultimo (tra i tantissimi) gesto di generosità.

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Mario Coppetti nasce a Cremona il 10 novembre del 2013. Proviene da una famiglia popolare. Il padre è un ferroviere, che per gli ideali in cui crede e che manifesta sarà attenzionato per tutto il ventennio. La madre è una casalinga, che per l’affetto e considerazione del figlio entrerà nel mirino dell’oppressione del regime, quando continuerà ad intrattenere relazioni epistolari con il giovane Mario, quando questi trascorrerà un non breve periodo di studio a Parigi.

Lì frequenta la scuola d’arte e gli ambienti in esilio dell’antifascismo e del socialismo.

Incontra abitualmente i fratelli Rosselli, fondatori del movimento liberalsocialista di Giutizia e Libertà (fino al giorno antecedente al barbaro assassinio su mandato dell’OVRA fascista e per mano dei fascisti transalpini de La Cagoule. Così come rinsalda l’amicizia col più stretto collaboratore del segretario in esilio della CGL, Bruno Buozzi; il cremonese Ernesto Caporali destinato alla Liberazione al ruolo di Deputato dell’Assemblea Costituente.

Nella capitale francese incontra altrettanto assiduamente Guido Miglioli, già deputato del Partito Popolare cattolico e fondatore a Cremona delle Leghe Bianche. Con cui manterrà un’intesa umana ed ideale.

Rientrato in Italia alla vigilia del tracollo del regime, inizia in proprio l’attività artistica di scultore e, presso la Scuola Ala Cimino Ponzone, l’insegnamento delle materie di disegno e storia dell’Arte. Che proseguirà, fino alla quiescenza, presso il Liceo Scientifico Gaspare Aselli.

Partecipa sin dal 1942 all’attività antifascista clandestina ed il 26 luglio 1943 entra nel comitato politico che guiderà la Resistenza e la Liberazione. Nonché alla ricostituzione del Partito Socialista.

Viene nominato già nel 1946 segretario del movimento giovanile socialista e componente il Direttivo Provinciale del Psi. Nel gennaio 1947 segue, perché contrario alla scelta del patto d’unità d’azione col PCI e della collocazione nel campo sovietico, Giuseppe Saragat che costituisce il PSDI. Di cui farà parte fino a metà degli anni cinquanta, quando col mutamento della linea politica rientrerà nel PSI. Parteciperà per oltre un quarto di secolo alla vita dell’istituzione comunale, come consigliere, assessore e vicesindaco (di Feraboli e di Vernaschi).

E’ Presidente della SPA Autostrade Centropadane, nella fase della costruzione e dell’entrata in esercizio. Da sempre nel direttivo Provinciale dell’ANPI ne sarà Presidente per alcuni anni. E’ socio e consigliere dell’Associazione Zanoni e socio della Società Filodrammatica Cremonese.

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Per incarico dell'ANPI allego, con viva preghiera di pubblicazione, il nostro ricordo per Mario Coppetti. Grazie, cordiali saluti, Giuseppe Azzoni – Cremona 

L'ANPI cremonese rende onore con commozione e cordoglio a Mario Coppetti, oggi scomparso.

Egli fu uno dei maggiori interpreti e protagonisti cremonesi degli ideali dell'antifascismo e della Resistenza. Lui stesso ricordava con orgoglio che già il padre, ferroviere socialista, non volle mai aderire al Regime. Ricordava quindi il periodo in cui negli anni '30 fu a Parigi, allora rifugio di antifascisti anche cremonesi come Guido Miglioli ed Ernesto Caporali e dove si formava il movimento Giustizia e Libertà. Conobbe i fratelli Rosselli, li pianse quando furono vittime di sicari fascisti ed abbracciò le loro idee. Tornato in Italia fu presente e collaborò nella attività clandestina con cui si riorganizzò il partito socialista e si creò il Comitato di Liberazione Nazionale a Cremona. Fu sin dalla Liberazione iscritto all'ANPI e lo era tuttora. Nel 1966 subentrò a Piero Pressinotti, in rappresentanza del PSI nell'Esecutivo dell'Associazione. Nel 1996 ne fu eletto Presidente, subentrando a Libero Scala, e diresse l'ANPI cremonese fino al 2006. Oltre al contributo di guida prestigiosa e di promozione di numerose iniziative, particolarmente prezioso è sempre stato lo sforzo per valorizzare la memoria di chi si battè per la libertà.

Lo fece con gli scritti e con memorabili discorsi che dedicò a personalità come Attilio Boldori e Giacomo Matteotti, come il tenente Francesco Vitali, come i fratelli Di Dio, Luigi Ruggeri, Renato Campi oltre che Nello e Carlo Rosselli e tanti altri. E lo fece con generosità con le sue opere d'arte. Tra esse citiamo con orgoglio il bellissimo monumento ai Caduti cremonesi per la Libertà – la simbolica figura femminile mentre spezza le catene – presente nel cimitero di Cremona dal 1993.

Porgendo le più sentite condoglianze alla famiglia, inchiniamo la nostra bandiera ed invitiamo i compagni a partecipare all'estremo saluto sabato alle ore 10 partendo dalla Camera Ardente allestita nella abitazione in via Chiara Novella.

Cremona 26 aprile 2018                                                  ANPI -  Comitato provinciale di Cremona

 

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