Domenica, 29 gennaio 2023 - ore 20.28

La Cisl Asse del Po ricorda Ezio Tarantelli ucciso dalle BR il 27 marzo 1985

Quest ’anno, sono passati trentasei anni dal barbaro assassinio di Ezio Tarantelli, era un economista di grande profilo, allievo di Federico Caffè e di Franco Modigliani.

| Scritto da Redazione
La Cisl Asse del Po ricorda Ezio Tarantelli ucciso dalle BR il 27 marzo 1985

La Cisl Asse del Po ricorda Ezio Tarantelli ucciso dalle BR il 27 marzo 1985

Quest ’anno, sono passati trentasei anni dal barbaro assassinio di Ezio Tarantelli, era un economista di grande profilo, allievo di Federico Caffè e di Franco Modigliani.

Dopo aver diretto per alcuni anni il servizio studi della Banca d’Italia, si era dedicato alla carriera universitaria presso la Facoltà di Economia e Commercio de La Sapienza di Roma.

Il 27 marzo 1985, al termine di una lezione, due brigatisti gli spararono con una mitraglietta proprio nel parcheggio dell’ateneo. L’assassinio fu rivendicato dalle Brigate Rosse per il suo essere autenticamente riformista, volto a modernizzare il paese e liberalo delle sue storture con una progetto inclusivo e che superasse le fratture e le divisioni della società.

Tarantelli era l’ispiratore dello storico accordo di San Valentino del febbraio 1984 tra il Governo Craxi, la Cisl e la Uil che si proponeva di frenare l'aumento d e l l’inflazione. Tarantelli aveva difeso con coraggio le sue idee sulla necessità di restituire al sindacato spazi di agibilità negoziale sottratti alle dinamiche automatiche del costo del lavoro.

Sosteneva che bisognava puntare sulla contrattazione e su una maggiore autonomia e responsabilità delle parti sociali nelle scelte di politica economica «per evitare che altri decidano per i lavoratori». Questo era il suo modello riformista che trovò una efficace applicazione anche nel decennio successivo nei grandi accordi di concertazione tra Governo e sindacati sulla politica dei redditi che ci salvarono dalla bancarotta, tenendoci agganciati all’Europa monetaria.

Ecco perché l’esigenza di dialogo sociale e la grande lezione di Tarantelli (che dirigeva uno dei Centri di ricerca della Cisl) rimangono più che mai attuali. Anche oggi occorre ricercare la massima condivisione e convergenza nazionale tra il Governo e le parti sociali per affrontare la difficile fase di emergenza sanitaria, economica ed occupazionale provocata dalla pandemia.

Questa è oggi la sfida a cui nessuno può sottrarsi. Dobbiamo tutti insieme recuperare i ritardi del piano vaccinale, ma nello stesso tempo, dobbiamo sostenere le attività economiche, difendere tutti i posti di lavoro, ridurre le diseguaglianze sociali, unire finalmente il nostro paese.

Il Recovery Plan può indubbiamente rappresentare una formidabile occasione per modernizzare le infrastrutture materiali ed immateriali, per rafforzare la sanità ed i servizi sociali, cambiare in meglio la scuola ed il sistema formativo, l’università e la ricerca, digitalizzare il territorio e la pubblica amministrazione. Per questo occorre discutere con il Governo come monitorare insieme i progetti ed i tempi di realizzazione, valutare le ricadute sociali, garantire la trasparenza e la sicurezza. I posti di lavoro stabili si creano soprattutto con gli investimenti produttivi, chiamando le parti sociali a discutere delle riforme economiche (a partire dal fisco) che devono accompagnare questo necessario processo di ricostruzione del paese.

E soprattutto concordare insieme gli obiettivi da raggiungere e che cosa ogni soggetto sociale può mettere in campo per favorire gli investimenti e la creazione di nuova occupazione. Questa è la vera concertazione, lavorando verso un sistema di relazioni industriali finalmente partecipativo. Ezio Tarantelli sosteneva che la democrazia rappresentativa non si esauriva nel rapporto tra istituzioni e partiti. Il ruolo delle parti sociali è fondamentale per il governo delle società complesse.

La Cisl ha sempre cercato di allargare le sue alleanze sociali in una logica di auto governo della società e di protagonismo associativo: meno leggi e più contrattazione, più bilateralità e welfare aziendale, maggiore valorizzazione delle relazioni sindacali. Era il modello che Tarantelli sognava non solo per l’Italia ma per l’Europa.

Ecco perché costruire nelle prossime settimane un grande patto sociale è il modo migliore per onorare la memoria ed il sacrificio di un grande intellettuale che ha pagato con la propria vita per aver indicato al Paese un percorso riformatore alternativo al conflitto.

di DINO PERBONI Segretario Generale Cisl Asse del Po e IVAN ZAFFANELLI  Segretario Organizzativo Cisl Asse del Po

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