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Le diagnosi psichiatriche non sono scientifiche ma soggettive

| Scritto da Redazione
Le diagnosi psichiatriche non sono scientifiche ma soggettive

di Ciaràn Crummey - Irish Times - 30 agosto 2012

 

Ho un dottorato in scienza (non in campo medico), e si fonda sulla certezza che il progresso scientifico si raggiunge con prove basate su dati. Se avessi un attacco cardiaco o un ictus, la mia vita sarebbe in immediato pericolo a tal punto che non avrei obiezioni al fatto che un professionista della medicina agisse su di me nel mio interesse. Questo è dovuto al fatto che le malattie cardiache vengono definite empiricamente in maniera semplice, e tale da non lasciare adito a interpretazioni.

 

Lo stesso non accadrebbe se mi trovassi detenuto contro la mia volontà in un ospedale psichiatrico. Il prof. Aiden Corvin (Irish Times, 31 luglio) sembra pensarla diversamente quando sostiene che "se tu avessi un attacco cardiaco o un ictus e fossi troppo incosciente per fornire un consenso, riceveresti cure mediche 'nel tuo interesse'". Molta gente che soffre di gravi malattie mentali non ritiene che l'essere ricoverati in ospedale sia "nel loro interesse".

 

Implicita in quest'affermazione è la presunzione che gli psichiatri lavorino con gli stessi standard dei cardiochirurghi; ma questa è una pia illusione. Le diagnosi psichiatriche sono basate su interpretazioni soggettive del comportamento di un altro. Uno psichiatra può anche essere molto addestrato, ma le sue diagnosi rimangono nondimeno soggettive.  Qual è la percentuale di diagnosi sbagliate? A differenza di quanto avviene nelle varie discipline mediche, in cui le diagnosi sbagliate sono ritenute un problema da affrontare, nessuno ha mai seriamente studiato questo problema in psichiatria.

 

Se avessi subito un attacco cardiaco, ci sarebbe una gran quantità di dati empirici, prodotti da un arsenale di strumenti scientifici a garantire la correttezza di diagnosi e trattamento. Se riuscissi a sopravvivere, dubito che esprimerei altro che gratitudine verso chi mi ha salvato.

 

Immaginate che, di colpo, venissero tolti un terzo dei posti letto in cardiologia. Ci sarebbe una rivolta, e persone cardiopatiche lasciate a morire per le strade sotto il nostro sguardo. Eppure una cosa simile è successa in Irlanda con la psichiatria nel 2006, e nessuno ha battuto ciglio. In quell'anno fu introdotta la Riforma della Salute Mentale, con la riduzione di un terzo delle detenzioni in ospedali psichiatrici. I nostri psichiatri si opposero vigorosamente, ma non c'è nemmeno l'ombra di evidenza che dimostri effetti negativi sui pazienti. Se ne potrebbe dedurre che, prima di questa riforma, almeno un terzo di quelli che venivano incarcerati, non ne avevano bisogno.

 

Qualsiasi idea di equiparare la psichiatria con altre branche della medicina collassa di fronte a questo fatto. E la teoria che queste incarcerazioni siano sempre eseguite "nell'interesse del paziente" collassa ancora di più.

 

Per fortuna, non ho mai sofferto di malattie cardiache né ictus.  Ma tre anni fa, in un altro Paese, sono stato involontariamente detenuto in un ospedale psichiatrico da parte di psichiatri che seguivano la tradizione. La mia incarcerazione è stata di gran lunga l'esperienza più barbara, disumana e umiliante della mia vita. Il turbamento che causò questa incarcerazione ne risultò inasprito, piuttosto che alleviato. Credo che questo sia dovuto al fatto che le persone responsabili di ciò cui fui soggetto si credevano scienziati.

 

Non appena fui ricoverato, divenni un oggetto guasto che necessitava riparazione - non cura. Secondo loro soffrivo di una "malattia" incurabile che loro, e solo loro, avevano la competenza di "trattare" - una malattia di cui avrei sofferto per il resto della mia vita, analogamente a quanto succederebbe a un cardiopatico.

 

A differenza di altre branche della medicina, però, non avevano test empirici a supporto della loro diagnosi - nemmeno l'ombra. Non solo: in maniera del tutto sconosciuta in altri settori della medicina, avevano il diritto d'incarcerarmi per tutto il tempo che volevano, fino a che non avessi concordato col loro punto di vista.  Il farlo avrebbe completamente distrutto il mio spirito, cosa tutt'altro che insolita per i pazienti psichiatrici: un essere umano che si ritrova invischiato nella trappola della salute mentale ne esce che non è nemmeno più l'ombra di sé stesso. Per mia fortuna, riuscii a scappare e tornare a casa in tempo.

 

La psichiatria non è una scienza, e gli psichiatri che sono convinti del contrario sono degli illusi.  Il suo potere è eccessivo, e tutti ne vediamo le conseguenze: psichiatri presuntuosi e insensibili che trattano i loro pazienti come macchine guaste, dal cervello chimicamente sbilanciato. Si tratta di un'ipotesi mai dimostrata, che ha fatto bene alla psichiatria, ma non ai suoi pazienti.

 

E' ora di buttare la psichiatria giù dal piedistallo e riformarla, rendendola più umile.

 

The Irish Times - 30 agosto 2012

di Ciaràn Crummey

Ricercatore dell'esecutivo nazionale degli utenti Servizi di salute mentale (Nsue).

 

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Email info@ccdu.org

www.ccdu.org

 

Fonte dell'articolo: http://www.cchrint.org/2012/08/30/psychiatrysubjective/

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