Mercoledì, 27 maggio 2020 - ore 12.16

Le Encicliche ‘Laudato SI’ di Papa Francesco ( Arnaldo De Porti)

Non v’è dubbio alcuno che esse non rispondano in toto all’esigenza insita nella fisiologia di ogni essere umano, ma parlarne ancora, con tutto il rispetto per il Santo Padre, ciò significa ri-concepire un manifesto prezioso che, più volte esteso, non solo dal Clero, a tutti gli uomini di buona volontà, finisce per restare solo manifesto. E nulla più.

| Scritto da Redazione
Le Encicliche ‘Laudato SI’ di Papa Francesco ( Arnaldo De Porti)

Un incontro, invero molto interessante, a cui ho partecipato in questi giorni nella mia città  di adozione su dette encicliche papali, e lo dico  senza voler togliere nulla alla grande valenza degli oratori,  ha prodotto le solite argomentazioni, assai sterili dal punto di vista operativo, se non addirittura risibili per certi versi, in quanto immaginare  - come si è detto durante il Convegno - che i problemi relativi alla devastazione del pianeta, si possano risolvere incominciando attraverso la politica dei piccoli passi, partendo dalle singole situazioni locali,  ciò costituisce una sorta di pannicello caldo nel corpo di un malato grave, anzi gravissimo, come lo è il pianeta nel quale ci sforziamo ancora di vivere. Ma fino a quando ?

Non tutti si rendono conto che stiamo vivendo a ridosso di un’era che si è definitivamente chiusa e che non è più possibile rimetterla in vita a parole:  il passaggio da “ieri ad oggi” è stato traumatico e, ahimè, siamo appena agli inizi di una nuova era da inventare a 360 gradi in quanto, ora come ora, sembra che tutto vada messo in seria discussione: dal sistema di vita materiale ai più nobili sentimenti morali e trascendentali, dalla produzione della ricchezza alla destinazione  dei beni prodotti che, le fasce deboli della popolazione, non solo non possono ottenere a sufficienza per vivere, ma che addirittura vengono vessate dai cosiddetti “grandi della terra”,  che grandi non sono, in quanto, se fossero davvero tali, avrebbero già aperto gli occhi sulla pericolosa deriva a cui, dette fasce deboli,  sono state  spinte non certo per colpa loro.

Ora è tardi. Le modalità per rimettere in vita il pianeta hanno bisogno di soluzioni immediate e con strumenti traumatici, se vuoi anche scioccanti,  in quanto tutto o quasi si sta inceppando. L’uomo, detta in maniera semplice ma estensibile in tutti i contesti sociali,  sta scappando da tutto e da tutti perché ha fame: gli manca il pane quotidiano. Si provi per un solo istante immaginare come si sta a stomaco vuoto e, forse, verrebbe la voglia di ragionare un po’  meglio, soprattutto nell’interesse delle predette fasce.  Le guerre, le conflittualità di ogni natura, non vanno giustificate, ma capite sì !

I rimedi ?  Non certo quelli riconducibili alle encicliche papali che, seppure condivisibili dalla A alla Z, non cantierano  iniziative operative-materiali utili in direzione della nuova era che cerca faticosamente di farsi un varco per partire…peraltro senza una bussola che, in qualche modo, possa indirizzarla.  Ma chi capisce ciò, e soprattutto, chi ha la forza per attivarsi in questa direzione ? Nessuno oggi in quanto il malato è gravissimo ! Neanche l’amato Papa Francesco.

Un discorso che sostengo ormai da molti anni è che bisogna perequare urgentemente le ricchezze planetarie, facendo pagare il tutto a chi, finora, ha approfittato delle fasce deboli.   Un’enciclica papale, in un suo contesto,  ricorda,  seppur da sempre  inascoltata, che  “ se tu sei quello  che sei, è perché c’è l’altro…”

D’accordo, la soluzione non si trova con la famosa bacchetta magica, come dicono tutti coloro che non sanno (o non vogliono) trovare soluzioni.

Ed allora, come si fa ?  E’ semplice. Si fa per dire..

L’Europa, malata grave anche lei,  deve spostare le ricchezze attraverso meccanismi che non consentano ulteriormente di favorire i già ricchi e, purtroppo,  che finiscono per mandare in rovina le persone serie ed oneste, le quali, ora come ora, appartengono in gran parte alle fasce deboli.

Non si tratta di predicare il comunismo, come diceva un politico psicopatico alla ricerca di considerazione, malato di comunismo, che abbiamo sopportato per un ventennio, ma di pianificare (non certo come nei mercati della ex Russia o della vicina ex Jugoslavia di Tito) delle realtà produttive che attualmente sono concentrate in pochi posti, tra l’altro con pregiudizio della salute fisica di ognuno di noi, ma di  attivarsi in nuove iniziative oggettive.

In primis però, bisogna riscoprire l’agricoltura, senza parlare di “gren-economy” solo allo scopo di fare business, e tanto meno inventare inesistenti  colture biologiche che di biologico non hanno nulla !!!   Oggi è tutto inquinato, anche la terra oltre che il cielo ! I nostri politici vadano a piantare pomodoro e poi lo scopriranno... forse ottenendo un po’ di rinsavimento politico, essendo essi convinti che il verde sia costituto da un vaso di gerani nei loro lussuosi appartamenti, pagati dalle persone oneste. Oggi ho più forza per dire che essi, fatte salve le eccezioni,  sono in gran parte dei ladri… e se lo afferma pubblicamente in televisione anche il dott. Davigo, attuale Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, ne traggo ulteriore conferma.

Bisognerebbe dare in gestione ai veri produttori della ricchezza, alias operai, maestranze varie, impiegati ecc.ecc., le fabbriche nelle quali lavorano, le aziende, i mercati, ovviamente sotto controllo di autorità ad hoc da inventare,  con modalità del tutto versatili rispetto alla nuova era che stiamo vivendo: è risaputo che quando la gente ha un interesse, rende e lavora con maggiore soddisfazione, anziché spostare ingenti masse azionarie da parte di portatori poco scrupolosi di titoli che, di fatto, al giorno d’oggi, sono carta straccia…e che stanno in piedi grazie ad un mercato costruito ad arte  con espedienti borsistici… pur senza fare di ogni erba un fascio. (fatti recenti sia negli USA che in Italia docent !).

La terra, ed in questi giorni è in atto la solita, ripeto solita e tanto inefficace riviviscenza di questo nostro pianeta gravemente devastato tanto da indurre più papati a scrivere delle encicliche, peraltro poco ascoltate se non addirittura per nulla lette,  sarebbe un contenitore che potrebbe offrire ricchi cibi al mondo intero, ma siccome ci sono tanti e soggettivi interessi in ballo, la nostra terra, troppo spesso sfruttata e martoriata con iniziative lontane anni luce dai veri bisogni della gente, sta esaurendo la sua  tanta generosità col pericolo che, da un momento all’altro, non solo faccia capolino una sorta di peste di Atene, ma anche faccia a meno di noi (le temperature in continuo aumento infatti depongono a favore  di una sorta di cataclisma radicale di cui (ma questa è una semplice boutade) Pannella non ha nulla a che vedere… con l’aggettivo citato

Un esempio di casa nostra. Partendo dal Nord verso il sud, sia in macchina che in treno, meglio ancora se in aereo, si vedono immense distese di terra incoltivata, lasciata in balia delle erbacce, del degrado più assoluto anche dal punto di vista ambientale, per cui c’è da chiedersi se i tanti latifondisti non debbano essere obbligati per legge a far sì che dette distese terriere dessero frutto nell’interesse di chi non ha neanche un pezzo di pane da mangiare. Se questo concetto venisse trasferito a livello mondiale, se vuoi anche con l’aiuto di chi è in una condizione più favorevole, il mondo potrebbe essere sfamato e, molto probabilmente, anche i flussi migratori  (che non trovano sempre input dalla guerra, semmai, detto input è un prodotto di questo tipo di inefficienza politica mondiale) molto verosimilmente anche il pianeta sarebbe più “tranquillo”.  Altro che contingentare le produzioni come fa l’UE nei cari paesi aderenti !

Al contrario, osserviamo grandi concentrazioni di beni che non producono, originando una disumana disarmonizzazione  delle risorse della terra, realtà che, col passare degli anni, sta mettendo l’un contro l’altro armati, in quanto gli “sfruttati” dei secoli scorsi  hanno aperto gli occhi nei confronti degli sfruttatori che, attraverso colonizzazioni, sfruttamento delle risorse e quant’altro, hanno fatto i loro personali interessi con la conseguenza che ora dovranno pagare il conto finale…ed in questi casi, molto spesso le guerre di religione sono un banale pretesto attraverso il quale i delinquenti professionali sfruttano a loro volta il popolo ignorante, magari mandandolo a farsi esplodere…

Oggi non c’è più tempo da perdere se vogliamo “salvare”, (ma  solo alla meno peggio), il nostro pianeta. E’ necessario rivedere il sistema, nel senso - e non lo dico provocatoriamente –  che si dovrà mettere in discussione quasi tutto, a partire dalle Istituzioni democratiche (che tali non sono) ma si identificano solo con immensi serbatoi di lavoro ben retribuito per persone che, in linea di massima, non meritano neanche una lira…e remano contro, anche per ignoranza, alle esigenze dell’umanità intera.

L’Europa, pure lei ammalata all’ultimo stadio, non si troverebbe in queste condizioni se, come dico e scrivo da anni, tutti i paesi aderenti ad essa, non l’avessero considerata una sorta di cimitero degli elefanti ove trasferire certi personaggi che potevano dar fastidio, non agli abitanti dei singoli paesi aderenti,  ma a coloro che dei governi nazionali hanno fatto tranquillamente un loro personale business,  togliendosi dalle p…..chi poteva disturbare il manovratore.

Ma io sono un…e non merito considerazione quando dico queste cose. Anche da parte di certi giornalisti che, mai come in questi ultimi decenni, appaiono appiattiti al sistema, in nome delle loro entrate..

ARNALDO DE PORTI

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